giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Curdi a Raqqa: stizza turca e rebus post liberazione
Pubblicato il 06-06-2017


kurdish-army-670x274I curdi strappano la Capitale al Daesh, dopo un’avanzata travolgente, in queste ore infatti le milizie curdo-siriane sostenute dagli Stati Uniti sono entrate nella parte urbana di Raqqa, roccaforte dell’autoproclamato Stato Islamico (IS) nel nord della Siria. Lo riferiscono fonti di attivisti anti-IS in collegamento con i loro familiari rimasti nella città assediata dai curdi su tre lati. In realtà la battaglia è iniziata già ieri quando la “capitale” è stata circondata dopo la conquista della città siriana di Khatoniyeh, a ovest di Raqqa. L’autoproclamato Stato islamico aveva conquistato Raqqa ai gruppi ribelli nel 2014 e da allora l’ha usata come base operativa anche per pianificare gli attacchi in Occidente. Il portavoce delle milizie Fds/Sdf (Forze democratiche della Siria), Talal Silo, ha detto che l’operazione è iniziata ieri e che i combattimenti saranno “feroci” perché “i combattenti di Daesh moriranno per difendere la loro capitale”.
Come riferiscono in maniera congiunta l’agenzia governativa siriana Sana e l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (ONDUS), vicino alle opposizioni, la campagna di bombardamenti aerei e di artiglieria si è intensificata negli ultimi giorni per facilitare l’avanzata delle forze guidate dall’ala locale del PKK. Non poteva quindi mancare il disappunto della Turchia, il premier turco Binali Yildirim ha detto che Ankara considera i curdi siriani dell’Ypg come una “organizzazione terroristica” legata al Pkk. “Daremo immediatamente la risposta necessaria se ci troveremo di fronte a una situazione che minacci la nostra sicurezza a Raqqa o in qualsiasi altro punto della regione”, ha sottolineato ancora Yildirim.
Un’altra incognita è anche rappresentata dall’amministrazione della città dopo la sua liberazione. Il giornalista e attivista siriano Khalil al-Abdallah è abbastanza scettico sulla conquista curda e spiega che esiste “un piano americano che mira a coinvolgere le tribù locali, i cui membri hanno costituito la spina dorsale dell’Is negli ultimi anni, per farle collaborare con le Fds, poi per sanzionare chi tra loro ha fatto parte dell’Is e infine per renderle partecipi nell’amministrazione della regione, anche armandoli con armi leggere”, e tutto questo “sotto la guida dei curdi”. Ma “la stragrande maggioranza della popolazione di Raqqa e del suo Rif non accetterà un governo o un’amministrazione curda nelle loro aree e convincerli di questo sarà molto complicato”, ipotizzando infine che “gli Usa stanno facendo in modo di accentuare la competizione tra queste tribù attraverso le Fds, facilitandone così l’inserimento in un processo politico il cui esito a lungo termine resta ignoto”.
Tuttavia sembra sempre più probabile un’alleanza tra curdi e sciiti, per quanto rigurda l’Iraq ad esempio negli ultimi giorni sono circolate voci su un possibile accordo tra il Partito dell’unione democratica curda siriana (Pyd), ramo siriano del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), e le milizie a maggioranza sciita irachene (Unità di mobilitazione popolare, Pmu) sulla creazione di una via “commerciale” tra Iraq e Siria, una volta sconfitto l’Is nella provincia di Ninive. Un consigliere del Pyd, Sehanok Dibo, citato dal sito “Iraqi News”, ha detto che i curdi del Rojava, la regione curda nel nord della Siria che ha proclamato una sua autonomia lo scorso anno, potrebbero aprire la nuova via di scambio quando le Pmu avranno liberato tutta l’area irachena al confine con la Siria. “La cooperazione e i rapporti con l’Iraq sono di grande importanza per la stabilità e la sicurezza del Rojava – ha detto Dibo – e Baghdad è importante per noi”.

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