venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il cecchino e il velociraptor
Pubblicato il 09-06-2017


Meno male che sono i piccoli partiti a mettere in crisi la democrazia parlamentare. Il solito luogo comune.

La legge elettorale è stata abbattuta, e non c’è da stracciarsi le vesti, da un giudizio e da un pregiudizio: i grandi partiti non tengono più, i loro gruppi parlamentari sono organizzati per circoli, nel voto segreto l’interesse di corrente o del singolo o di altre consorterie prevale; il pregiudizio dei grillini è apparso evidente fino da mercoledì quando si trattava di rispettare il ‘patto a quattro’ e quindi entrare a pieno titolo nella casta. Non ce l’hanno fatta. Resteranno un partito di protesta e basta.

Siccome il cecchino organizzato e il pregiudizio hanno ammazzato la riforma più veloce mai pensata – peggio del velociraptor in Jurassic Park – ora si aprirà, lo spero, uno scenario del tutto diverso.
Riepilogo la posizione del partito: legge elettorale di tipo maggioritario, accordo dentro la maggioranza che sostiene il governo per poi discutere con le altre forze parlamentari, coalizione di centro-sinistra da presentare agli elettori. Si è imboccata un’altra strada. Noi abbiamo mantenuto fino all’ultimo i nostri emendamenti, a cominciare dallo sbarramento al 3%. Poi tutto è precipitato e, come nel gioco dell’oca, si torna alla casella di partenza con i protagonisti del patto più deboli e divisi.

Intanto bisogna che la polvere si posi ma due suggerimenti si possono dare. Gratuitamente. Uno. La legge elettorale serve comunque. Tornerei a un’impostazione maggioritaria e all’idea, indispensabile, di una coalizione coesa che stringa un patto con gli elettori. L’ipotesi maggioritaria ha i numeri alla Camera, da verificare al Senato, ma la politica serve proprio a questo. A tessere.

Due. È un errore fare il vuoto a sinistra. Cucire e recuperare quell’area riformista che fa capo a Pisapia, alle liste civiche, ai radicali, agli ambientalisti. Insomma, il lavoro politico che stiamo facendo da un pezzo. Piaccia o no a Renzi, partiti a vocazione maggioritaria in Italia non esistono dal tempo di De Gasperi.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Piano piano incominciamo a capire! Essere autonomi e guardarsi attorno ci può dare la possibilità di tornare protagonisti. Diversamente dovremmo accontentarci delle briciole, per giunta avanzate ad altri! Mi piacerebbe vedere e leggere un tuo messaggio di complimenti a Corbyn. Il Labur è da sempre un Partito Socialista. Co-fondatore del Pse. Non come qualcuno che per puro opportunità ci si è scritto per poi dimenticarselo non appena avuto la poltrona da Ministro degli Esteri Europeo. Tra l’altro il più anonimo mai visto prima!

  2. Dal momento che il percorso della nostra legge elettorale deve ripartire da capo, almeno così sembra, non mi “butterei” personalmente sul maggioritario in nome della “governabilità”, come sostengono i fautori di tale sistema di voto, perché le urne di Oltremanica paiono dirci – stando perlomeno alle notizie che abbiamo fino a questo momento – che anche il maggioritario, dove non vige il bipolarismo, può richiedere la messa in conto di eventuali intese/alleanze postelettorali (alla stregua dunque del proporzionale).

    Tornando poi a casa nostra, a fronte del fatto che il testo della legge elettorale tornerà se non erro in Commissione potremo forsanche assistere ad una rinnovata attenzione verso l’esito del voto amministrativo di posdomani, 11 giugno, dal quale si potrà probabilmente trarre una qualche utile indicazione anche riguardo alla legge per le elezioni politiche, un’attenzione che fino ad ora non si avvertiva tanto in seno a più di un partito (verosimilmente perché ci si era concentrati sul testo che sembrava ormai condiviso dalle quattro maggiori forze politiche).

    Paolo B. 09.06.2017

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