sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Modello 8xMille
Pubblicato il 05-06-2017


La proposta di legge elettorale, su cui PD-FI-M5S hanno trovato un accordo, è ormai sotto la lente di ingrandimento per esami e disamine.
Le critiche sono molte, perché non appare proprio un gioiello della “tecnica elettorale”. Anzi, forse sarebbe meglio dire, che è un gioiello. Ma, a quanto pare, più per i “sicuri eletti”, che per gli elettori; i quali elettori, appaiono ancora una volta in una posizione “ancillare” rispetto alle scelte di segreterie e direttori dei vari partiti.
La dicitura “modello tedesco”, sembra uno di quei cartelli attaccati nelle vetrine dei negozi, in periodo di saldi; buoni per attirare la gente, e vendergli comunque qualcosa.
Leggendo uno schema sulla legge elettorale pubblicato dalla Stampa (giovedì 1 giugno), tra l’altro, apprendo che per i piccoli partiti (ed i loro elettori!), questo “modello tedesco” è una disgrazia. Perché, non solo nega l’ingresso nel Parlamento a chi non raggiunge la soglia del 5% (che, tradotto in voti, potrebbero rappresentare circa 1 milione e mezzo di suffragi). Ma, questi voti persi, sarebbero “riciclati” dai “vincitori”, in proporzione ai voti da loro presi.
Quindi, chi ha vinto, vincerà meglio, secondo un principio di “voto-coatto”. Perché, chi ha preso dai suoi elettori la fetta più grande dell’elettorato, si accolla anche la fetta più grande dei voti di chi non l’ha votato. Creando una sorta di “premio nascosto”.
Infondo, come si suole dire, del maiale non si butta niente.; secondo una logica contadina, fondata sul bisogno di economizzare ogni cosa, per tirare a campare.
Anche nel vecchio proporzionale, quello che ci ha accompagnato fino al Mattarellum, e che ha deciso le sorti del governo della Repubblica per oltre quarant’anni, c’era un sistema che recuperava i voti “in più”.
Infatti, alla Camera, (seggi e) i voti residuati rispetto alla prima assegnazione, venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all’interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti (fonte Wikipedia).
Quindi, un partito riutilizzava i propri voti per, eventualmente, eleggere altri suoi rappresentanti. Non faceva beneficenza ad altri partiti. E, comunque, veniva rispettata la volontà dell’elettore, che non si trovava a votare per chi non voleva.
Questo metodo di “scelta coatta”, in Italia, ha (pur con le dovute differenze, è ovvio) un illustre precedente ancora in auge. E’ il “modello 8 x mille”.
Infatti, come ben sappiamo, l’8 per mille è un prelievo fatto dalla nostra dichiarazione dei redditi (quello che non sappiamo sempre è che è obbligatorio).
Questa somma, in base alla nostra scelta, avrà come destinatario lo stato o a una delle chiese che hanno sottoscritto l’intesa. Però, se la scelta non viene effettuata dal cittadino, la sua quota verrà comunque assegnata tra le chiese firmatarie, secondo una regola proporzionale che premia chi già prende di più (la chiesa cattolica, ovviamente).
Possiamo forse dire che, in entrambe i casi, un qualche deficit liberale c’è. E che si calca la tendenza a premiare chi “già è sulla piazza”, perché nel modello 8 x mille, se non scelgo (casomai perché non voglio), qualcuno lo farà per me.
Nel c.d. “modello tedesco”, se non esprimo la mia volontà secondo i dettami dell’ormai famoso richiamo al “voto utile”, potrei vedere addirittura il mio voto andare a chi non avrei mai votato.
Speravamo di poterci trovare di fronte un testo che desse adito ad un alto dibattito tecnico, politico e culturale. E su cui si confrontassero posizioni proporzionaliste, come quella di un Considerant, secondo il quale il modello proporzionale è auspicabile perché “tutte le opinioni, anche le più assurde e mostruose, hanno diritto di essere”. O uninominalista, come quella di Einaudi; che, e senza mezzi termini, non esitava a scrivere che: “[…] E’ necessario dichiarare invece apertamente che questa (di Considerant ndr) è una concezione distruttiva, anarchica, inetta a dar vita a governi saldi […] i paesi non si governano con le regole del due e due fanno quattro”.
Ed invece, no. Anche questa volta, sembra esserci andata male.

Raffaele Tedesco

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