venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Psi accoglie Pavey e aderisce alla marcia in Turchia
Pubblicato il 28-06-2017


La violazione in Turchia sui diritti umani continua a degenerare, ma l’Europa dopo pial’iniziale condanna sembra ora trascurare la situazione, per questo il Partito Socialista italiano ha organizzato una conferenza stampa per riporre l’attenzione sulla dittatura di Ankara e ha accolto presso la Commissione Esteri della Camera la deputata turca Safak Pavey, del partito Repubblicano del Popolo CHP, che ha illustrato alla stampa un rapporto sulla drammatica situazione dei detenuti e delle carceri turche e le violazioni dei diritti umani. Alla conferenza stampa hanno partecipato oltre alla deputata turca Safak Pavey, del partito Repubblicano del Popolo CHP, la capogruppo Pia Locatelli, presidente del Comitato Diritti umani della Camera, il giornalista Mariano Giustino in diretta da Ankara e il deputato PSI, Oreste Pastorelli.
“Le continue e ripetute violazioni dei diritti umani nella Turchia di Erdogan sono inaccettabili. Non descrivo la situazione della Turchia sullo stato di diritto dopo il colpo di stato del 15 luglio dello scorso anno. Dico solo che cinque giorni dopo è stato proclamato lo stato di emergenza per tre mesi e dopo un anno lo stato di emergenza continua ad essere in vigore”, ha detto la deputata socialista Pia Locatelli.
La Capogruppo del Psi e presidente del Comitato Diritti umani della Camera ha poi ricordato le violazioni della libertà di stampa e di pensiero punite con il carcere come l’arresto di Enis Berberoglu, giornalista turco, numero due del CHP (Partito Popolare Repubblicano), il principale partito di opposizione in Turchia. Berberoglu è stato condannato a 25 anni di carcere per “rivelazione di segreto di Stato”, perché ha fornito nel 2014 al quotidiano Cumhuriyet un video che mostra un tir carico di armi – destinate ai ribelli siriani – oltrepassare il confine con la Siria scortato dai servizi segreti turchi. Per quel video ancora oggi sono dietro le sbarre undici dipendenti del giornale.
Per questo il 14 giugno è stata indetta la marcia per la democrazia e la giustizia da Ankara a Istanbul (oltre 500 km) guidata da Kemal Kiliçdaroglu, leader del CHP e che si concluderà proprio a Istanbul, dove a Maltepe, sulla sponda asiatica di Istanbul, è rinchiuso l’on Berberoglu, vicepresidente del Partito Demopia 1cratico del Popolo.
Locatelli ha anche annunciato: “La previsione è che la marcia si concluda tra una decina di giorni. Mi unirò alla marcia per la giustizia e per lo stato di diritto nell’ultima tappa per arrivare fuori dal carcere di Maltepe”. E ha poi spiegato: “Noi socialisti seguiamo con attenzione e apprensione quanto sta succedendo in Turchia. Facciamo parte della famiglia dell’Internazionale Socialista e del PSE.
Della stessa famiglia fanno parte il Partito Repubblicano del Popolo HDP, i cui due co-leaders Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, sono in prigione da mesi essendo stata sospesa l’immunità per i parlamentari sottoposti a indagine”.
La parlamentare turca Safak Pavey ha ringraziato il Partito socialista “un partito fratello” e ha poi illustrato la condizione di paura diffusa di cui è vittima il popolo turco. “Ogni forma di opposizione è stata soppressa e il popolo vive la più grande violazione dei diritti umani dalla nascita della Repubblica, violazioni disumane che riguardano anche il diritto internazionale”.
Mariano Giustino, direttore della rivista Diritto e libertà e corrispondente di Radio radicale dalla Turchia, in collegamento dalla marcia in Turchia ha detto: “Siamo al 14esimo giorno e lo slogan di questa marcia è ‘il popolo, il diritto, la giustizia’, gli organizzatori dicono che arriveranno ad esser un milione a Istanbul, una disobbedienza civile di questa portata non si vedeva dai tempi di Solidarność”. Il giornalista ha poi fatto sapere: “I marciatori vengono continuamente insultati, ma si tratta di provocatori” e sulla notizia della marcia sui media turchi dice: “I media filogovernativi danno notizia di questa marcia criminalizzando quelli che aderiscono come fiancheggiatori delle organizzazioni terroristiche”. Giustino ha anche ricordato che alla marcia hanno aderito le famiglie delle vittime dei soprusi e delle purghe di Erdogan.
“Kemal Kiliçdaroglu parla di colpo di stato ‘controllato’, di cui si serve Erdogan più che per combattere il terrorismo, per liberarsi dell’opposizione interna”, ha precisato Pia Locatelli e ha aggiunto: “Le conseguenze dell’uso strumentale di questo colpo di stato ci sono raccontate regolarmente da Mariano Giustino in una sorta di resoconto ragionieristico nelle sue trasmissioni settimanali: licenziati 3979 giudici e pubblici ministeri, cioè un terzo di rappresentanti del potere giudiziario; oltre cento mila persone sono state incriminate, circa centocinquanta mila dipendenti pubblici sono stati licenziati, tra cui insegnanti, accademici e giornalisti. Cinque appartenenti al corpo di supervisione giudiziaria e numerosi giudici dell’ Alta Corte; 50.987 persone sono state arrestati tra cui 159 giornalisti sono tuttora in prigioni. Sono stati chiusi 158 media tra cui sessanta stazioni televisive e radiofoniche, 19 giornali, 29 case editrici e cinque agenzie di stampa. 12 deputati, (ora 13), 83 sindaci, mille dirigenti di partito di opposizione, il Partito repubblicano del popolo che è rappresentato in Parlamento con 59 deputati, sono stati arrestati…”.
L’Onorevole turca Pavey infine ha aggiunto: “Il Partito dell’HKP sta cercando di porre come situazione normale lo Stato di Emergenza. Questa Marcia ha un valore simbolico, non ha colore politico, è di tutti anche se noi veniamo continuamente attaccati anche dai media controllati dal Governo” e ha concluso: “Queste violazioni dei diritti umani hanno raggiunto un livello da incubo”.

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