venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Psi e le elezioni
Pubblicato il 07-06-2017


Non ha torto Napolitano a richiamare quelli della Quadruplice alleanza al senso di responsabilità. Votare anticipatamente presuppone un motivo. Soprattutto da parte di chi avrebbe il compito di governare il paese fino al termine della legislatura. Vedremo come si svilupperà la crisi, e soprattutto cosa deciderà il presidente della Repubblica. A me pare che l’anticipazione di quattro o cinque mesi, in una sorta di chiamata alle armi sotto il solleone del generale agosto, solo per evitare la presentazione della legge di stabilita, sia argomento inconsistente e anzi piuttosto pernicioso. Ma quel che pensiamo noi (e certo dovremmo esplicitarlo) non sposta granché.

Quel che conta, al di là della data del voto, é adesso la discussione e l’approvazione della legge elettorale e poi le possibili alleanze. Sulla legge elettorale ho scritto diversi articoli e il Psi ha presentato i suoi emendamenti. Vediamoli. Innanzitutto si é sottolineato l’incostituzionalità di uno sbarramento nazionale al Senato, che l’articolo 57 della Costituzione prevede “su base regionale”. Non penso che i giuristi dei Quattro ancora non l’abbiano compreso. Poi, il Psi ha mantenuto il vincolo del 3 per cento come soglia di sbarramento elettorale (nazionale per la Camera e regionale per il Senato). Difficile che venga approvato contro il fuoco congiunto dei Quattro. Aggiungo le mie perplessità sul voto unico.

Non credo che sia logico che il voto su un nome nel collegio venga automaticamente trasferito su una lista al proporzionale. Tanto meno l’aggiustamento successivo mi pare convincente. Le liste che superano il 5 per cento, qualora non abbiano candidati vincenti nell’uninominale, anziché eleggere i vincenti sul proporzionale, eleggono i migliori perdenti nell’uninominale. Che roba é? Passiamo dall’idea originaria di non eleggere i vincenti a quella di far vincere i perdenti. Il tutto per evitare il voto disgiunto. Piuttosto, perché non attingere dal modello tedesco il recupero delle liste che hanno ottenuto almeno tre eletti nei collegi uninominali?

E veniamo al nodo alleanze. Parliamo di noi. Non credo sia superabile lo scoglio del 5 per cento. Il nostro non é il sistema tedesco (non si può prescindere dal doppio voto, dal sistema di selezione dei candidati previsto dalla legge in Germania che non rende i segretari dei partiti monarchi assoluti). Per di più non esistono nel nostro ordinamento il cancellierato e la conseguente sfiducia costruttiva, che sarebbero riforme costituzionali da approvare dopo il voto, questo dovrebbero proporre i socialisti. Così tramontano le due ipotesi su cui il Psi stava riflettendo: l’idea di creare un polo laico-socialista-ambientalista e la eventuale alleanza con un centro popolare. Le due nuove ipotesi sono oggi racchiuse in una eventuale presentazione di una lista Pisapia e nell’accordo col Pd renziano. .

Una lista Pisapa può essere per noi un rifugio accettabile se non presuppone l’inserimento dell’intera coalizione di sinistra, che va da Sinistra italiana, da sempre all’opposizione, a Dp, da sempre al governo. Un caravanserraglio di suggestioni e di posizioni politiche unite solo dal rancore verso il Pd renziano. Difficile, anzi impossibile, immaginare un ingresso nostro, siamo stati parte del governo del Paese, con chi ha contestato e osteggiato tutti i provvedimenti governativi. L’altro fronte, quello a noi più politicamente congeniale, è quello di un accordo col Pd. Ma se noi rifacessimo esattamente la stessa scelta del 2013 dovremmo motivarla solo con argomenti di opportunità elettorale. Penso invece che potremmo da subito tentare un’intesa con radicali e verdi riformisti e poi insieme proporre un accordo al Pd, magari presentando accorgimenti nel simbolo elettorale come già avvenuto alle europee. Questo ci consentirebbe non solo di eleggere parlamentari, ma di presentare un progetto politico, da sviluppare dopo le elezioni. Non sarebbe, questa, solo un’intesa elettorale, ma una prospettiva d’avvenire..Ci sarà questa possibilità? Avanziamola, intanto.

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Commenti all'articolo
  1. Ho la sensazione che il PD di Renzi abbia la necessità imprescindibile di un accordo con l’area laica del socialismo liberale. Per ragioni culturali, storiche e di coerenza politica. Purtroppo alcune frange della sinistra sono incompatibili con questo accordo, soprattutto la componente pseudo-ecologista e neoluddista rappresentata dai verdi italiani.
    La cultura scientifica e tecnologica è l’eredità della cultura del movimento operaio e dei lavoratori che è la cultura dei maker, non dei verdi. Penso che la dialettica, nella società prossima ventura, sarà fra l’economia della finanza (mercato azionario, fondi d’investimento ecc.) espressa dai trader e l’economia del fare, del progettare rappresentata dai maker.
    Su questo terreno si può trovare un accordo che metta in primo piano i temi della laicità, ben rappresentati da noi socialisti.

  2. Da vecchio socialista e da alcuni decenni non iscritto da nessuna parte ho sempre pensato invece che la presenza dei socialisti fosse necessaria. Ora è vero, viste le rivalità che caratterizzano i sopravvissuti e i mille rivoli in cui la tradizione si va dissolvendo, che i socialisti come tali rischiano di non saper interpretare la situazione come dovuto e soprattutto di non poterlo più fare. Del resto la crisi nei numeri è nel movimento socialista, la crisi delle idee è in tutta la sinistra nel suo complesso. Per questo ritengo e non da ora che i socialisti debbano trovare la loro collocazione nell’ambito del movimento riformatore dando il loro contributo al partito che, con i suoi limiti anche di leadership e le sue incertezze, per forza elettorale e volontà riformatrice è il più credibile all’interno della sinistra. Ma che possa e debba farlo ad una sola condizione: che all’interno del partito democratico si formi una corrente socialista, riconoscibile oltre che riconosciuta. E con la certezza che nel futuro non saranno solo i vecchi PSI a farne parte. Le forze culturali ci sono, quello che manca è forse un po’ di coraggio.

  3. Insomma gira che ti rigira dovremmo essere renzi dipendenti a vita! Già la paura di restare fuori è preferibile alla morte assistita. Ma come è noto , grazie anche al.Pd di Renzi, in Italia questa possibilità non esiste! Esiste invece, l’istituto dell’annessione, della umiliazione, Prendo atto che una parte del partito ha rinunciato alla sua autonomia e sovranità. L’abbandono ad ogni ipotesi di svolgere un ruolo per ricostruire un soggetto politico di chiaro ed inequivocabile ispirazione socialista. A cosa serve allora esistere ? Come diceva Turati:l’:eresia è ….come siamo lontani da quel modo di pensare. Altro che eresia. Solo comode scelte opportunistiche. Se prevarrà l’annessione, cpn le solite giustificazioni, portate la responsabilità di mettere la parola fine al Partito Socialista Italiano!

  4. Piena sintonia con Mauro, ancora una volta, ma mi si permetta una domanda: con il PD si può ragionar di tutto, dal tipo di alleanza elettorale al simbolo da utilizzare che si richiama alle socialdemocrazie riformiste europee, agli eventuali candidati di nostra estrazione ecc ecc (sempre ammesso che accetti): ovviamente a livello nazionale; poi a livello locale, dove meglio i socialisti esprimono le rappresentanze delle collettività, ecco che ai piddini tiran fuori le unghie, graffiano, emarginano, non sanno che farne dei nostri pochi numeri, siamo i figli di un dio minore, utili idioti per portar consenso alle loro liste, ai loro sindaci, ai loro presidenti, allergici comunque a riconoscere il nostro ruolo, la nostra presenza, le nostre idee i nostri valori. Un accordo con il PD, da non farsi con il cappello in mano, deve innanzitutto chiarire tutto questo. C’è un’altra via altrimenti: quella di presentarsi da soli, consapevoli, ma coraggiosi, della nostra dignità: senz’altro non avremmo eletto nessuno ma, come ebbe a dire Francesco I di Francia alla madre Luisa di Savoia dopo la sconfitta di Pavia del 24 febbraio 1525, “tutto è perduto, fuorché l’onore”!

  5. Rispondo a Cerulli. Lo invito a moderare i termini e a riflettere, se può. Il Psi, quello di cui lui parla, é finito nel 1993, ma già nel 1989 la sua politica, dopo la fine del Pci, si era esaurita. Stiamo parlando 28 anni dopo. I tentativi ci sono stati, non tanto di rifondare il Psi, ma di promuovere soggetti socialisti, che quando si sono presentati in splenida autonomia, lo Sdi nel 1999, il Nuovo Psi nel 2004, hanno di poco superato il 2 per cento. L’ultima illusione é stata la costituente socialista del 2007. L’anno dopo, dopo aver rifiutato i posti offerti da Veltroni, il Ps si é presentato da solo alle elezioni e il risultato é stato il più deludente, nemmeno l’1per cento e i socialisti fuori dal Parlamento. Vuoi che rifacciamo questo errore? E che mortifichiamo ancora a nostra storia? Parli di annessione, di umuliazione. Dopo quel che é accaduto stamane non so con quale legge si voterà. Nei collegi introdotti dal sistema simili tedesco ce ne sarebbero tanti ad aver bisogno dei voti socialisti per vincere. Pensi che saremo noi a elemosinare un seggio o qualcun altro a pregarci di fornire un aiuto decisivo? Quanto agli altri che hanno deciso di confluire nel rassemblement di sinistra, faccio tanti auguri, ma quella non é casa mia. O stare con loro é gratifcante mentre col Pd é umiliante?

  6. Caro Direttore, la storia la conosciamo tutti. So di far cosa non gradita, ma purtroppo io contrariamente ad altri, sono iscritto, pago la tessera ed ho diritto di dire quello che penso senza essere per questo motivo offeso! Ciò premesso, ritengo nel mio modesto avviso, che Renzi non ci azzecca nulla con il socialismo di ieri, di oggi ne di domani. Non è una mia idea , sono i fatti! L’aver aderito al Pse è stato solo per convenienza. Punto. Il Pd di Renzi è un lontano parente perfino dai suoi padri fondatori. Ora questa sua legittima difesa di una scena politica dove l’unico interlocutore ( ma diciamo pure del padre padrone) deve essere solo e soltanto Renzi. Mentre tutto ciò che si muove nel mondo della sinistra sono visti come fanatici, comunisti, quasi terroristi rossi! È un modo falso di rappresentare questa realtà, certamente oggi ancora non concretamente visibile. C`e` tutto un mondo che è vicino o dentro la storia della Sinistra italiana. Potrebbe essere per noi dei naturali interlocutori. Potremmo verificare se ci sono possibilità di percorsi politici unitari. Invece tu preferisci il rancore, l’assenza di dignità politica per 2-3 deputati che il fiorentino forse ci concederebbe.

  7. A leggere le parole del Direttore, dove dice “L’altro fronte, quello a noi più politicamente congeniale, è quello di un accordo col Pd”, viene spontaneo pensare alla celebre frase “tanto tuonò che piovve”, non potendo che essere questo il naturale sbocco del “percorso”, specie dopo il pronunciamento per il SI’ al Referendum del 4 dicembre, sul quale ritornerò più avanti, e poco importa a questo punto che tale passaggio sia preceduto da “un’intesa con radicali e verdi riformisti”, o financo che il PSI confluisca nel PD.

    Poco importa dicevo, a mio giudizio almeno, perché mi sembra abbastanza irrealistico il mettere in conto “un progetto politico, da sviluppare dopo le elezioni”, progetto che avrebbe innanzitutto bisogno di un certo qual equilibrio numerico tra chi lo concorda e sottoscrive, per non essere poi disatteso nei fatti – equilibrio che oggi notoriamente non c’è – e dovendosi altresì considerare che ogni contraente ne deve rispondere al proprio elettorato, il che induce a pensare che PD tirerà verosimilmente dritto per la sua strada, visto che il suo elettorato, da come lo sento esprimersi, non pare nutrire grande simpatia per i socialisti (e la cultura politica socialista).

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma ritengo in buona sostanza che nella fattispecie il PSI non possa oggettivamente guardare ad “una prospettiva d’avvenire”, per le ragioni avanti esposte, talché la strada ipotizzata dal Direttore si configurerebbe piuttosto come “un’intesa elettorale”, col comprensibile e legittimo fine di “eleggere parlamentari”, e in tale veste andrebbe pertanto indicata, e definita, e semmai dibattuta se avesse ad incontrare una qualche perplessità o resistenza.

    Tornando al Referendum del 4 dicembre, a me pare che le scelte di oggi nascano un po’ da lì, perché la politicizzazione-personalizzazione assunta da quel voto, e ampiamente conosciuta, non poteva che essere preparatoria di una nuova entità o fase politica che avrebbe ruotato giocoforza intorno al PD e a chi lo guidava, quale forza centrale del “movimento del SI’, la quale cerca ora di capitalizzare il 40% allora ottenuto, ossia un patrimonio di consenso che presumibilmente sente in gran parte come proprio, e non si vede motivo perché lo vada a dividere con altri soggetti politici, rischiando semmai di scontentare il proprio “zoccolo duro”.

    Non penso cioè che “il PD di Renzi abbia la necessità imprescindibile di un accordo con l’area laica del socialismo liberale. Per ragioni culturali, storiche e di coerenza politica”, come troviamo scritto nel primo commento, un’area che avrebbe invece dovuto farsi promotrice a suo tempo di quelle “riforme costituzionali” che qui il Direttore opportunamente menziona, e che vorrebbe approvate dopo il voto su proposta dei socialisti, vedi il premierato forte e la conseguente sfiducia costruttiva.

    Due strumenti, questi, che avrebbero abbinato “rappresentanza” e “governabilità”, e che avevano già avuto un precedente, insieme alle norme cosiddette “antiribaltone”, perché se non erro rientravano nella riforma costituzionale approvata dieci anni fa dal centro-destra, e sottoposta a Referendum nel 2006, nel senso che una tale proposta liberalsocialista avrebbe potuto incontrare una larga condivisione tra le forze politiche (il non averlo fatto allora mi sembra un’occasione mancata, e ormai forsanche tramontata).

    Paolo B. 08.06.2017

  8. Caro Cerulli, tutto é opinabile e te lo concedo. Ma che col socialismo (europeo) c’entri nulla un partito (il Pd) che fa parte del Partito socialista europeo e invece c’entrino gli ex comunisti che stanno alla sua sinistra e che non ne fanno parte, consentimelo, é assai discutibile. Quanto aii posti, cioé alle candidature nei collegi (se ci saranno), non illuderti. La generosità dei post comunisti di Sinistra italiana e di Dp non é la stessa di quella dei vecchi comunisti.

    • Caro Direttore non mi interessa chi ci offre di più! Quello che mi interessa è che il PSI , anche nel suo piccolo, si riappropri di un ruolo storico, politico, che metta da parte rancori personali, ma anzi gioisca della della sua Vittoria politica ( Turati ha avuto Ragione e i comunisti torto!). Se vogliamo essere eretici come ci invitava Turati , dobbiamo avere coraggio e guardare avanti! Oggi in Inghilterra il Laburista Corbyn ha riportato un clamoroso successo. Non è un comunista! Non è un massimalista! Non è un’estremista. Ma semplicemente un SOCIALISTA eretico. Ha avuto coraggio è stato premiato! Noi non dobbiamo avere paura. Dovremmo essere protagonisti di una nuova stagione del socialismo democratico italiano. Con Renzi questo è impossibile! Sai meglio di me che la sua adesione al Pse è stato solo strumentale!

    • Caro Direttore non mi interessa chi ci offre di più! Quello che mi interessa è che il PSI , anche nel suo piccolo, si riappropri di un ruolo storico, politico, che metta da parte rancori personali, ma anzi gioisca della della sua Vittoria politica ( Turati ha avuto Ragione e i comunisti torto!). Se vogliamo essere eretici come ci invitava Turati , dobbiamo avere coraggio e guardare avanti! Oggi in Inghilterra il Laburista Corbyn ha riportato un clamoroso successo. Non è un comunista! Non è un massimalista! Non è un’estremista. Ma semplicemente un SOCIALISTA eretico. Ha avuto coraggio è stato premiato! Noi non dobbiamo avere paura. Dovremmo essere protagonisti di una nuova stagione del socialismo democratico italiano. Con Renzi questo è impossibile! Sai meglio di me che la sua adesione al Pse è stato solo strumentale!

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