giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ilva, dopo la gara Marcegaglia punta a vendere le quote
Pubblicato il 07-06-2017


ilav 6Chiusa la gara per l’Ilva, si riapre la questione sulll’Acciaieria italiana. Oggi il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione del Gruppo Ilva a Am Investco, la joint-venture composta da ArcelorMittal e Marcegaglia, il cui capitale sociale risulta detenuto da ArcelorMittal Italy Holding S.r.l. (51%), ArcelorMittal S.A. (34%) e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A. (15%).

Ma due i punti cruciali su cui si dibatte in questi giorni: il piano ambientale e il problema degli esuberi, a questi se ne aggiunge un terzo, l’Azienda Marcegaglia dopo essersi aggiudicata la gara cederà una quota dell’Ilva ad Intesa Sanpaolo, che è creditrice sia del gruppo dell’ex presidente di Confindustria sia delle acciaierie pugliesi.
“Ancora oggi il Governo sull’Ilva non da’ alcune risposte, soprattutto alla luce della notizia di eventuali conflitti che la Marcegaglia, l’investitore industriale italiano scelto dallo stesso Governo per difendere l’acciaio italiano, potrebbe creare vendendo una quota dell’Ilva ad Intesa Sanpaolo, che è creditrice sia del gruppo dell’ex presidente di Confindustria sia delle acciaierie pugliesi. Per questo ci rivolgeremo agli organi giurisdizionali, in particolar modo con un esposto all’Unione Europea perché vigili su questa vendita, sulle mancate garanzie ambientali ma principalmente sulla immunità penale garantita per decreto agli acquirenti”. Scrive in una nota il coordinatore dell’Esecutivo dei Verdi Angelo Bonelli, che prosegue: “Nell’esposto spiegheremo alla Unione Europea come sono andate le cose, e cioè come il governo abbia deciso l’aggiudicazione ad una cordata il cui piano industriale ed ambientale riportano indietro nel tempo, ai tempi del sequestro dell’ILVA. Infatti la cordata Arcelor-Mittal Marcegaglia riduce gli investimenti ambientali e il lavoro. Per evitare questo chiederemo di analizzare la posizione dominante di Arcelor-Mittal e di controllare che non accada come in Francia dove il presidente Hollande fu costretto ad emanare una legge ad hoc, la Florange, dal nome della città dove la stessa Arcelor-Mittal chiuse uno stabilimento dopo averlo rilevato da poco”.
Venerdì i sindacati metalmeccanici incontreranno il premier Paolo Gentiloni e obiettivo del confronto, chiesto prima che il ministro Carlo Calenda firmasse il decreto di aggiudicazione ad Am Investco Italy (Arcelor Mittal-Marcegaglia), è quello di ottenere un maggior ruolo di vigilanza e di garanzia del Governo rispetto al percorso di ristrutturazione del gruppo.
Per quanto riguarda invece il piano ambientale, il Gruppo Arcelor Mittal-Marcegaglia, AM Investco scrive di voler investire circa 1,140 miliardi circa per realizzare l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) ma la data prevista per il completamento delle prescrizioni è il 2023. Nel frattempo però la città di Taranto soffre un inquinamento mostruoso, inoltre, la somma stimata dal Gip Todisco nel 2013 per porre rimedio al disastro ambientale ammontava a circa 8,1 miliardi di euro, ben oltre la cifra stanziata dal Gruppo. Nel frattempo il Ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti ha incontrato oggi in Prefettura a Taranto, anche le sigle sindacali. “Il ministro ha ascoltato tutte le nostre perplessità, partendo dalle contraddizioni del piano industriale presentato da Mittal”, dichiara Franco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto. “Gli abbiamo fatto notare che è mancato il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali se non dopo l’aggiudicazione. Il ministro ha però spiegato che esistono delle norme europee che vietano l’intromissione di altre parti sociali durante l’aggiudicazione delle gare d’appalto per evitare possibili influenze. Ci ha però assicurato che la partita è ancora aperta e che molto dipenderà anche dalle trattative sindacali”.
A mettere i paletti a un accordo che risulta sempre più dubbioso sono inoltre i governatori delle due regioni in cui ci sono le acciaierie Ilva: Puglia e Liguria. “La vicenda Ilva – afferma Michele Emiliano – era cominciata male ed è finita peggio. Ci sono evidentemente in questo Paese logiche interne a gruppi industriali che si occupano solo di piccole cose, e che non sono capaci di costruire il futuro”. “Siamo convinti – spiega Emiliano – che il piano di decarbonizzazione che era stato offerto dall’altra cordata e che avrebbe mantenuto alti livelli occupazionali e soprattutto avrebbe dato una spinta di concorrenza positiva accelerando la decarbonizzazione in tutta Europa, sia ancora la scelta migliore”. Proprio sulla decisione di vendere al Gruppo Arcelor Mittal-Marcegaglia, AM Investco si concentra la critica del Governatore della Puglia “la questione dell’aggiudicazione che non è una gara come si può immaginare, ma è una decisione politica sbagliata contro la quale noi faremo politicamente tutto ciò che sarà possibile fare perché questo errore sia corretto”.
Il gruppo dei fratelli Marcegaglia, stando a quanto scrive il Fatto Quotidiano, punta a usare l’Ilva per vendere la sua quota al Gruppo Intesa San Paolo e riprendere così fiato, visto che la Finmar, cassaforte di Emma e Antonio Marcegaglia che controlla il 13% del capitale (con il 51% dei diritti di voto) della Marcegaglia holding, stando al bilancio 2015 è esposta per 1,3 miliardi nei confronti delle banche, 1,1 dei quali in scadenza nei prossimi 12 mesi.
A questo punto, se si mette sul piatto anche il problema dell’Antitrust europeo, chi garantirà il mantenimento degli impegni occupazionali nel caso in cui la commissione europea abbassi sensibilmente la produttività di Ilva?
“Le istituzioni locali non sono state chiamate dal governo ad essere parte di questa trattativa”, precisa Giovanni Toti, presidente della regione Puglia “Vogliamo nel dettaglio conoscere cosa intendono fare di uno stabilimento su cui in passato sono stati investiti parecchi soldi come quello di Cornigliano che ancora oggi non ha trovato l’equilibrio previsto dai vecchi accordi sindacali”.
Nel chiedere cosa prevede il piano industriale, Giovanni Toti afferma: “Oltre agli esuberi vorremmo nel dettaglio sapere che cosa intendono fare su uno stabilimento, in cui nel passato sono stati investiti molti soldi e che ancora oggi non ha trovato l’equilibrio previsto dai vecchi accordi sindacali”. “Riteniamo – conclude Toti – che la siderurgia sia strategica per il nostro paese come potenza industriale”.

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