giovedì, 27 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Iniziativa del Psi
in memoria di Matteotti
Pubblicato il 19-06-2017


MatteottiReggio Calabria. Su iniziativa del partito Socialista italiano federazione di Reggio Calabria, ripristinata la targa commemorativa in ricordo di Giacomo Matteotti nei pressi del monumento ai caduti, Lungomare Italo Falcomatà. Di seguito nel salone del Lampadari di palazzo San Giorgio, il memoriale dal titolo “Omaggio a Matteotti” dedicato al deputato socialista, martire per la libertà, alla presenza del sindaco della Città Metropolitana Giuseppe Falcomatà, del presidente del consiglio comunale di Reggio Calabria Demetrio Delfino, del delegato alla Cultura del comune di Reggio Calabria Franco Arcidiaco, dello storico Antonino Romeo, del consigliere comunale in quota Psi Antonio Ruvolo, dell’assessore comunale al Bilancio, Irene Vittoria Calabró, del segretario provinciale reggino del partito socialista Giovanni Milana e della componente della commissione Toponomastica del comune di Reggio Calabria, Francesca Leotta di cui si riportano alcuni passaggi dell’articolato intervento sul parlamentare socialista e antifascista:

matteotti

“Matteotti fu un politico colto, raffinato, una figura lucida, poliedrica e straordinaria nell’Italia che si batte per l’idealità socialista nel primo quarto del Novecento; inoltre seppe comprendere e cogliere l’essenza del fenomeno fascista che altri dirigenti politici sottovalutarono e tentò di contrapporsi con strenuo impegno al fascismo nascente.
All’indomani delle elezioni dell’aprile del 1924, all’apertura dei lavori in Parlamento, toccò a Matteotti levare la sua voce di protesta contro la legge elettorale, la violenza fascista nei confronti degli oppositori e il risultato conseguito. Fu ucciso dopo il discorso in Parlamento che è rimasto una delle più importanti testimonianze di coraggio e di rispetto delle istituzioni della nostra storia. In quella seduta del 30 maggio 1924, con precisione da contabile, ma con l’indignazione di un vero democratico, elencò le violenze, le aggressioni e le intimidazioni messe in atto dalle bande fasciste durante le elezioni politiche volute da Mussolini, dopo la promulgazione della legge Acerbo che avrebbe visto la vittoria del listone fascista. Chi parlava quel giorno alla Camera era il segretario del Partito Socialista Unitario nato dopo l’espulsione del gruppo riformista dal PSI.
Di quell’intervento, Matteotti conosceva la pericolosità, tanto da prevederne, al termine, in aula, la sua prossima fine con le parole profetiche: “il mio discorso l’ho fatto, ora preparate voi il discorso funebre per me”.
L’assassinio di Matteotti servì a definire il progetto di Mussolini. Eliminato fisicamente l’unico politico che lo aveva messo in difficoltà, con il silenzio complice del re, iniziò quel tragico ventennio che sembrò dare agli italiani una crescita economica e sociale che tutti auspicavano e che invece portò il paese nel baratro della guerra e dell’occupazione nazista.
Dal male non può nascere il bene, senza la democrazia non può esserci nessuna crescita reale dell’economia e della società. A 93 anni di distanza dal sacrificio di Matteotti, martire per la libertà, il suo insegnamento resta valido e importante. Senza democrazia, nessuna crescita è duratura e non ci sarà mai né sviluppo né progresso.
Ma ricordare Matteotti oggi, è il modo migliore che abbiamo per rendere omaggio e giustizia ad una via spesa a fianco dei lavoratori e dei più umili.
Si è calato tra la sua gente, tra le persone in carne ed ossa che vivevano lo stato di miseria e sfruttamento della sua terra, nel Polesine. Studiava, approfondiva e tra la gente, con la gente, cercava soluzioni, lottava, spiegava, proponeva. La sua condizione di benestante e le molte cariche pubbliche rivestite, non lo spinsero mai a chiudersi in una torre d’avorio. Sempre insieme ai lavoratori, nei loro quartieri, alla testa delle loro manifestazioni, nei comuni presso i quali ricopriva la carica di consigliere. Era lui che pagava in prima persona e fisicamente, il prezzo delle sue scelte e anche e soprattutto per questo era considerato dai lavoratori che gli tributavano un gran rispetto: lui era con loro, condividesse o meno le azioni che aveva deciso di intraprendere. Matteotti tradusse sempre la sua azione e i suoi convincimenti anche in un rispetto assoluto per le istituzioni. Se l’impegno politico era la traduzione concreta di principi etici personali, le istituzioni nelle quali la politica trovava modalità espressive, erano sacre.
La figura di questo grande socialista deve essere quindi un punto di riferimento e non un ricordo nostalgico perché la coerenza che lo ha contraddistinto, contraddistingue pure l’azione di ogni persona impegnata nella cosa pubblica, nella politica, quella con la P maiuscola che ha come punti di riferimento i diritti dei cittadini e la promozione del benessere della comunità. Amministrare vuol dire innanzitutto servire, ma non i propri interessi bensì il bene comune…ed è questo che fece Matteotti”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento