giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps. Lavori usuranti: si va prima in pensione.
Sconto fino a 18 mesi
Pubblicato il 19-06-2017


Inps

LAVORI USURANTI: SI VA PRIMA IN PENSIONE

Chi svolge lavori usuranti va in pensione prima. Lo sconto è di 12 mesi ai dipendenti e di 18 mesi agli autonomi, quanto valeva il differimento della prima liquidazione della pensione per effetto della cosiddetta “finestra mobile” abrogata dalla legge di Bilancio del 2017. A spiegarlo è l’Inps nella circolare n. 90/2017. I chiarimenti concernono il regime di pensionamento anticipato dei lavoratori che svolgono o hanno svolto lavori cd “usuranti”: attività caratterizzate da mansioni faticose o pesanti (cave, galleria, palombari, ecc.); lavoro notturno a turni; “linea catena”; conduzione veicoli. La legge Bilancio 2017 ha introdotto tre novità: ha precisato il presupposto di lavorazioni faticose; ha abolito la “finestra mobile” (sopravviveva solo per queste pensioni); ha sospeso gli aumenti dei requisiti di pensione in base alla speranza di vita fino all’anno 2025.

Per quanto riguarda la prima novità, dal 1° gennaio 2017 l’accesso alla pensione anticipata richiede che una delle attività usuranti sia stata svolta:

a) per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa;

ovvero

b) per almeno metà della vita lavorativa complessiva.

Per il computo dei periodi, precisa l’Inps, si tiene conto dell’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del lavoratore interessato (ossia dei periodi effettivi di permanenza nelle predette attività, desumibile dall’accredito di contribuzione obbligatoria), includendo anche eventuali periodi di accredito di contributi obbligatori insieme a quelli figurativi, soltanto con esclusione dei periodi di mancato svolgimento di attività lavorativa e di quelli coperti da soli contributi figurativi (per esempio, mobilità). La seconda novità riguarda l’abolizione della “finestra” di pensionamento. La riforma Fornero aveva disposto che, ai pensionamenti dei lavori usuranti, continuassero ad applicarsi la cosiddetta “finestra mobile” che sposta la decorrenza della pensione, dalla maturazione dei requisiti, di 12 mesi ai lavoratori dipendenti e di 18 mesi ai

lavoratori autonomi. La legge Bilancio 2017 ha cancellato questa norma con l’effetto di anticipare la pensione di 12/18 mesi, rispettivamente ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi.

Terza e ultima novità concerne lo stop alla “speranza di vita”. Come tutti i requisiti di tutte le pensioni, anche quelli della pensione “usurante” sono soggetti all’adeguamento della speranza di vita. L’ultimo c’è stato dal 2016 (più 4 mesi), dopo del 2013 (più 3 mesi). I prossimi (anno 2019, 2021, 2023 e 2025) non si applicheranno agli usuranti.

Statali

LA PENSIONE MEDIA SALE A 1.800 EURO

E’ pari a 1.828,27 euro l’assegno medio mensile degli ex dipendenti pubblici, che sono 2.843.256 per un importo complessivo annuo di 67.577,3 milioni di euro. A renderlo noto è l’Osservatorio Inps, che indica le pensioni della Gestione Dipendenti Pubblici in vigore all’1 gennaio di quest’anno. Rispetto all’anno precedente, si registra un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.819.751 nel 2016) e degli importi annui in pagamento ad inizio anno, cresciuti dell’1,9% rispetto ai 66.309,8 milioni del 2016.

Dall’analisi delle ripartizioni per singola Cassa, calcola ancora l’Inps, emerge che il 59,2% dei trattamenti pensionistici (1.682.284) è erogato dalla Cassa Trattamenti Pensionistici dipendenti Statali (CTPS), seguita dalla Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali (CPDEL) con il 37,6% (1.070.414), mentre le altre casse si dividono il rimanente 3,2% del totale. Nel corso del 2016 sono state liquidate complessivamente 114.833 pensioni, con un decremento del 4,1% rispetto all’anno precedente (119.778), per un importo complessivo di 3.013 milioni di euro e importi medi mensili pari a 2.018,33 euro (in aumento dell’1,1% rispetto al 2015, quando l’importo medio mensile era pari a 1.997,45 euro).

Per quanto riguarda i lavoratori Ex Enpals, l’Inps registra come le pensioni in vigore all’1 gennaio 2017 sono 57.008, di cui 54.750 (il 96% del totale) a carico della gestione dei lavoratori dello spettacolo e 2.258 (il 4%) a carico del fondo degli sportivi professionisti, per un importo complessivo annuo pari a 924 milioni di euro, di cui il 94% (868,6 milioni) erogato dalla gestione lavoratori dello spettacolo e il 6% (55,4 milioni) dal fondo sportivi professionisti.

Rispetto all’anno precedente, dice ancora l’Inps, si osserva nel complesso un decremento del numero delle pensioni e degli importi annui in pagamento ad inizio anno, con però una netta differenziazione per gestione. Infatti, mentre per i lavoratori dello spettacolo il numero delle prestazioni e l’importo complessivo annuo sono diminuiti rispettivamente dell’1,3% e dello 0,9%, per gli sportivi professionisti l’andamento è opposto, con un incremento del 5,4% del numero di pensioni e del 7,2% dell’importo complessivo annuo in pagamento.

Nuovi chiarimenti Inps

ASSEGNO DI DIVORZIO E DI MANTENIMENTO

Assegno di divorzio e di mantenimento figli si possono scaricare dalle tasse? Sulle differenze fiscali in merito alle regole e alle percentuali di detrazione è intervenuto di recente l’Inps a fare chiarezza con il messaggio n 2074/2017.

Assegno divorzile e di mantenimento: regole detrazione

L’assegno di divorzio può essere portato in detrazione solo se erogato con periodicità. Non è ammessa la deduzione dell’assegno di mantenimento del figlio.

Come si inquadra l’assegno di mantenimento all’ex coniuge dal punto di vista fiscale? In capo al beneficiario rappresenta reddito assimilato a quello da lavoro dipendente (ex articolo 50 del Tuir); al tempo stesso per il soggetto erogante è paragonato e paragonabile ad un onere deducibile dal reddito (ex articolo 10 del Tuir). In conclusione l’assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge può essere scaricato dalle tasse a patto che sia corrisposto in maniera periodica e con importo stabilito da un provvedimento dell’Autorità giudiziaria.

L’Inps ha tal proposito ha voluto dunque insistere sul presupposto fondamentale della periodicità ribadendo che l’assegno divorzile corrisposto una tantum, anche se a rate, non può essere dedotto. E’ invece ammessa la deducibilità degli assegni periodici pregressi scaduti o insoluti in capo all’erogante anche qualora saldati in una soluzione unica. Resta in altre parole esclusa la possibilità di portare in deduzione assegni corrisposti in maniera volontaria dal coniuge per sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale dei meccanismi di adeguamento.

In conclusione l’Inps sottolinea poi la differenza tra assegno di divorzio e di mantenimento del figlio ribadendo che quest’ultimo non è deducibile. In caso di mancata distinzione dell’assegno nel provvedimento del giudice, la deduzione viene riconosciuta solo al 50%.

Lavoro

IL DIRITTO SOGGETTIVO DEI LAVORATORI IN 104

Il lavoratore titolare dei permessi ex Legge n. 104 del 1992, in quanto disabile ovvero genitore o familiare di soggetto diversamente abile, ha un vero e proprio diritto soggettivo ad opporre il proprio rifiuto all’eventuale trasferimento di sede disposto dal datore. Infatti, l’art. 33 della citata legge, ai commi 5 e 6, prevede espressamente che il genitore o il familiare del lavoratore disabile e il medesimo lavoratore diversamente abile non possono essere trasferiti ad altra sede senza il loro consenso. Tale norma, quindi, offre, ai lavoratori con handicap o ai familiari che li assistono, una ulteriore tutela rispetto a quella garantita alla generalità dei lavoratori dall’art. 2103 c.c., in forza del quale in ogni caso il trasferimento del lavoratore può essere disposto solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Per i lavoratori che godono dei benefici previsti dalla Legge, infatti, il diritto a non essere trasferiti prevale anche sulle suddette esigenze aziendali. A tale proposito, peraltro, giova segnalare una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione (la n. 25379 del 12.12.2016), che ha ulteriormente esteso la tutela del lavoratore titolare dei benefici di cui alla 104 di fronte al trasferimento di sede. Difatti, nel silenzio della legge (che nulla dice espressamente sul punto), per anni la giurisprudenza (seppur con andamento ondivago) si è orientata nel senso di riconoscere il diritto del dipendete a rifiutare il trasferimento solo nei casi in cui fosse intervenuto un riconoscimento di disabilità grave del soggetto assistito, con la conseguenza che in difetto di tale riconoscimento il trasferimento doveva ritenersi legittimo. Ebbene, la citata pronuncia della Cassazione, al contrario, ha stabilito che il concetto di “handicap in situazione di gravità”, deve essere interpretato alla luce dei principi costituzionali e comunitari di tutela della persona disabile. La conseguenza di questa interpretazione è che il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare diversamente abile è vietato anche nella circostanza in cui la disabilità non presenti la connotazione di gravità, a meno che il datore non provi la sussistenza di insostituibili ed urgenti esigenze aziendali (da non confondersi con le ordinarie ragioni tecnico-organizzativo-produttive di cui al citato art. 2103 c.c.) insuscettibili di essere altrimenti soddisfatte.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. Buongiorno. Sono un lavoratore in mobilità e ho svolto lavoro usurante per gli ultimi dieci anni. L’inps, tiene conto, anche dei periodi di mobilità, nel calcolo dei requisiti per rientrare nello sconto dei 36 mesi di lavoro? Grazie e buona giornata.

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