sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DAESH IN PARLAMENTO
Pubblicato il 07-06-2017


isisi teheranIl Paese degli Ayatollah viene colpito al cuore e in due attacchi in rapida successione in luoghi simbolo dell capitale dell’Iran, il parlamento e il mausoleo dell’imam Khomeini, dai terroristi di matrice jihadista. Per fortuna il terzo attentato è stato sventato. Alcuni terroristi hanno agito vestiti da donne. L’Is ha rivendicato l’attentato tramite la sua agenzia Amaq, secondo cui “combattenti dello Stato islamico hanno attaccato il mausoleo di Khomeini e il parlamento” di Teheran. In un successivo comunicato, Amaq ha precisato che “due martiri hanno fatto detonare le loro cinture esplosive” nella capitale iraniana. Se confermato, nel Paese sciita si apre un nuovo, minaccioso fronte della jihad condotta dal gruppo jihadista sunnita.
Questa mattina prima ci sono stati degli spari ad opera di un commando dell’Is nel Parlamento iraniano, poi un kamikaze si è fatto esplodere, portando alla morte di 8 persone e una ventina di feriti. Quasi contemporaneamente un commando armato di due terroristi porta il terrore tra i visitatori del mausoleo dedicato all’ayatollah Ruhollah Khomeini, nella zona sud di Teheran. Anche qui una sparatoria, poi un terrorista si fa saltare in aria, mentre l’altro sarebbe stato ucciso dalla polizia, dice la tv di Stato Irib. Qui il bilancio, scrive l’agenzia di stampa iraniana Fars, sarebbe di un morto e almeno due feriti.
Per fortuna le forze di sicurezza iraniane sono riuscite a sventare un ulteriore attentato nel Paese, arrestando una “squadra di terroristi”, altri dettagli non sono stati forniti per ragioni di sicurezza. Lo ha riferito il capo del dipartimento antiterrorismo del ministero dell’Intelligence iraniano.
Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, ha riferito che l’attacco ha provocato “danni inferiori a quelli previsti, grazie alle forze di sicurezza dimostratesi pienamente in grado di gestire gli aggressori codardi”. Per Larijani, “l’attacco dimostra che i terroristi hanno l’Iran come obiettivo” perché “il Paese rappresenta un hub attivo ed efficace nella lotta al terrorismo”.
In questo modo il presidente ha ancora dato una risposta chiara e forte alle insinuazioni fatte dal Presidente Donald Trump in Arabia Saudita quando ha incontrato i leader dei principali paesi arabi. Dopo le aperture di Obama, Trump fa una sterzata contraria e lancia un’alleanza nel Golfo che porta all’isolamento di due Stati importanti come il Qatar e l’Iran. All’appello del presidente Usa ad una nuova crociata contro il terrorismo e l’Iran shiita hanno risposto prontamente sei Paesi arabi (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Yemen e Maldive) che hanno subito rotto i rapporti con Doha.
Con l’attacco di oggi viene smentita la linea adottata da Washington, mentre ‘The Donald’ proprio ieri esultava per “l’inizio della fine del terrore”. Nel frattempo il Qatar è completamente isolato, anche economicamente: l’Arabia Saudita ha annullato la licenza di Qatar Airways e chiuso gli uffici della compagnia sul tutto il territorio nazionale. E le autorità filippine hanno vietato ai loro cittadini di lavorare in Qatar, una misura “precauzionale” giustificata con il timore che gli oltre 200 mila filippini che lavorano nell’emirato possano trovarsi a dover fronteggiare problemi come la carenza di generi alimentari.

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Commenti all'articolo
  1. “L’offensiva terroristica che ha colpito ieri Teheran non è molto diversa da una dichiarazione di guerra, l’analisi di Franco Venturini sul Corriere della Sera rispetto al doppio attentato compiuto dall’Isis nella Capitale iraniana. Due i bersagli dell’attacco che ha causato la morte di dodici persone e oltre quaranta feriti: il Parlamento e il mausoleo di Ruhollah Khomeini, che ospita la tomba del fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran (Repubblica). “Sarebbe davvero ingenuo – scrive Venturini parlando dell’attentato – non vedere, dietro le raffiche di mitraglia e le esplosioni suicide dei kamikaze islamisti, che nel Golfo Persico e in tutto il Medio Oriente sta prendendo forma un regolamento di conti tra lo schieramento dei musulmani sunniti guidato dall’Arabia Saudita e quello dei musulmani sciiti che fa capo all’Iran. Ed è a questo scontro senza quartiere che conviene ormai guardare se si vuole comprendere quale dinamica rischia di infiammare tutta la regione e di scuotere l’economia mondiale”. Il riferimento è anche allo scontro che coinvolge i Paesi del Golfo – guidati dai sauditi – che hanno isolato il Qatar perché troppo vicino all’Iran. Tassello, quest’ultimo, di un conflitto interno al mondo islamico che, secondo l’analista Daniel Pipes (La Stampa) è sempre più vicino: “Con tutte le incertezze che abbiamo su questa vicenda, una cosa è sicura – afferma Pipes – la guerra tra Iran e Arabia è molto più vicina oggi, di quanto non lo fosse la settimana scorsa. Naturalmente Teheran e Riad erano già in guerra da tempo, nella sfida epocale in corso tra sunniti e sciiti, ma finora si erano combattuti per procura in Siria, Yemen, Iraq. Gli eventi dell’ultima settimana, invece, hanno alzato la possibilità di uno scontro diretto”.

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