mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, l’economia accelera tra luci e ombre
Pubblicato il 06-06-2017


Confindustria-PIL-rialzoOggi l’Istat ha pubblicato la nota mensile del mese di maggio 2017 con segnali moderatamente positivi sull’economia italiana che continua a muoversi tra luci ed ombre. In un contesto globale caratterizzato dal rallentamento dell’economia statunitense e dal consolidamento della crescita dell’area euro, l’economia italiana accelera trainata dai consumi e dalla crescita dei settori dei servizi. Il mercato del lavoro migliora segnando un aumento degli occupati e una significativa diminuzione della disoccupazione. I prezzi risultano in decelerazione. L’indicatore anticipatore mantiene una intonazione positiva.

Secondo i dati del Central Plan Bureau, il commercio mondiale ha segnato un’accelerazione a marzo (+1,5%) supportato dall’andamento positivo degli scambi in volume per le economie emergenti (+3,2%).

La fiducia degli italiani permane ma è in rallentamento. La crescita per il 2017 in Eurolandia è confermata intorno al 2,5%, mentre in Italia la crescita resta ancora confermata attorno all’1%. Nel primo trimestre 2017 il prodotto intero lordo espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha segnato un aumento dello 0,4% sul trimestre precedente, in accelerazione rispetto al quarto trimestre 2016 (+0,3%).

La domanda nazionale, al netto delle scorte ha contribuito positivamente per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. L’apporto della domanda estera netta è stato negativo (-0,2 punti percentuali), con aumenti sia delle importazioni di beni e servizi (+1,6%) che delle esportazioni (+0,7%).

Alla crescita congiunturale dei consumi finali nazionali (+0,5%) è corrisposta una diminuzione degli investimenti fissi lordi (-0,8%) interrompendo la fase positiva iniziata nel terzo trimestre del 2014.

La contrazione degli investimenti è determinata dalla diminuzione della spesa per macchine, attrezzature ed altri prodotti (-2,2%) e per i mezzi di trasporto (-0,8%), mentre sono cresciuti gli investimenti in costruzioni (+0,6%).

Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito nei primi tre mesi dell’anno dello 0,5% segnando una pausa dopo l’andamento positivo dei trimestri precedenti (+0,9% per entrambi i trimestri). Per quanto riguarda le prospettive dello stesso periodo, gli ordinativi misurati in valore sono aumentati (+1,5% rispetto al trimestre precedente), caratterizzati dall’andamento favorevole dei mercati esteri (+6.1%).

Il valore aggiunto nelle costruzioni e nei servizi hanno segnato un miglioramento (rispettivamente +0,5% e +0,6% nel primo trimestre del 2017). La crescita nei servizi è stata caratterizzata dall’aumento nelle attività professionali e di supporto alle imprese (+1,3%), nelle attività finanziarie ed assicurative (+1,1% dopo quattro trimestri di rallentamenti) e nelle attività di trasporto, commercio ed alloggio (+0,8%).

Le informazioni e comunicazioni e gli altri servizi hanno segnato una diminuzione del valore aggiunto (rispettivamente -0,5% e -0,2%).

I consumi finali nazionali, nel primo trimestre del 2017, sono cresciuti dello 0,5% sostenuti dalla spesa delle famiglie (+0,6%) e della pubblica amministrazione (+0,5%). Tra le componenti della spesa delle famiglie è prevalente la spesa per beni durevoli (+1,8%); mentre si consolidano le spese per servizi (+0,4%).

Gli ultimi dati mostrano anche un miglioramento nel mercato del lavoro. Ad aprile l’occupazione è cresciuta rispetto al mese precedente (+0,4% – 94.000 assunti in più).

Il tasso di disoccupazione ad aprile è sceso all’11,1% toccando il minimo della media degli ultimi quattro anni. Nonostante i dati positivi di aprile 2017, le aspettative formulate dagli imprenditori a maggio sulle tendenze occupazionali per i tre mesi successivi risulterebbero in complessivo peggioramento e al di sotto dei valori di lungo periodo in quasi tutti i settori; solo per le costruzioni ci sarebbe un miglioramento, ma il saldo rimane negativo.

La stima preliminare dei prezzi al consumo ha evidenziato a maggio un deciso rallentamento dell’inflazione che ha riassorbito il rialzo del mese precedente. La crescita tendenziale del NIC (l’indice relativo all’intera collettività) è scesa all’1,4%, mezzo punto percentuale in meno rispetto ad aprile, tornando sullo stesso ritmo di marzo. Alla decelerazione dei prezzi dei beni alimentari si è aggiunta quella dei prezzi dell’energia.

L’inflazione di fondo è tornata a livelli più contenuti rallentando a +0,8% dall’1,1% precedente, soprattutto per la riduzione della dinamica inflattiva nei servizi. In un contesto di aumento moderato della domanda di consumo e di contenimento della dinamica salariale, i prezzi dei beni non alimentari e non energetici hanno registrato una caduta su base annua (-0,2%).

Con riferimento all’IPCA (l’indice armonizzato dei prezzi al consumo del paniere) in maggio la quota dei prodotti con variazioni tendenziali più sostenute (superiori al 2%), è scesa al 19,1% con una diminuzione di circa 5 punti percentuali rispetto al massimo di inizio anno. Contemporaneamente è aumentata l’incidenza dei prodotti in deflazione (al 31,2% dal 29,5% di gennaio). Le spinte inflazionistiche di intensità più forte si riscontrano ancora nelle voci più volatili (beni energetici ed alimentari). L’incidenza della deflazione prevale in misura netta nei beni che rappresentano la domanda secondaria con un coinvolgimento di una quota di poco inferiore ad un quinto del totale.

L’aumento dei prezzi dei prodotti industriali destinati al consumo nelle fasi di importazione e produzione è determinata in via principale dai rincari dei beni alimentari. Al netto di questa voce, i beni di consumo in entrambi gli indici registrano ancora tassi di variazione annui negativi (-0,5% in marzo i beni di importazione e -0,1% in aprile quelli alla produzione per il mercato interno), con un profilo tendenziale che non delinea ancora una chiara ripresa.

Le attese di inflazione degli operatori rimangono moderate anche a maggio con indicazioni di aumento dei listini nel breve periodo da parte dei produttori di beni di consumo solo di poco superiori a quelle di diminuzione.

Sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori, sia quello delle imprese, a maggio hanno segnato un peggioramento. Con riferimento ai consumatori, tutte le componenti hanno registrato un calo in presenza di diverse intensità. Per il secondo mese consecutivo sono aumentate le attese di disoccupazione.

E’ diminuito anche il clima di fiducia delle imprese nella manifattura (con un peggioramento sia nei giudizi sugli ordini e sia nelle attese sulla produzione) e nei servizi. Nelle costruzioni la fiducia è rimasta sostanzialmente stabile e nel commercio al dettaglio si evidenzia un miglioramento.

Salvatore Rondello

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