giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

L. elettorale, si va avanti. Ma restano le tensioni
Pubblicato il 07-06-2017


Nodi ancora non risolti tra i gruppi che sostengono la legge elettorale, cosa che ha spinto a rinviare il Comitato dei Nove, il gruppo ristretto che prepara i lavori d’Aula non le indicazioni sugli emendamenti. I quattro gruppi che sostengono la legge (Pd, M5s, FI e Lega) non sono ancora in grado di esprimere un parere su tutti gli emendamenti presentati.

Dei 209 emendamenti presentati in AUla, infatti, un congruo numero arriva dai quattro partiti che sostengono il testo. I deputati del Pd hanno presentato 35 emendamenti, M5s 13, mentre Fi e Lega ne hanno depositati solo tre ciascuno. Per quanto riguarda gli altri Gruppi, 33 proposte di modifica giungono da Mdp. 20 da Ap, 17 dal Misto, 16 da Ala-Sc e altrettanti da Si, 15 da Ci, 12 da Des-cd, 9 da Fd, 9 da Direzione Italia, 6 da Alternativa libera e 1 dall’Udc. Il M5s vuole l’introduzione delle preferenze e del voto disgiunto. Soluzione osteggiata da Pd e Forza Italia. Al momento sono in corso riunioni per arrivare a un’intesa. Per quanto le votazioni segrete sugli emendamento dovrebbero essere un centinaio, più o meno la metà del totale.

Nel corso del pomeriggio l’aula della Camera, con una unica votazione e a scrutinio segreto, ha respinto le tre questioni pregiudiziali presentate da Ap, Mdp, centristi di Ci-Des. Il patto Pd-Fi-M5s-Lega supera quindi il primo voto dello scrutinio non palese. I sì alle pregiudiziali sono stati 182, i no 310, un astenuto. “Nelle pregiudiziali – ha detto il capogruppo dem Ettore Rosato all’assemblea del Pd alla Camera – ci sono stati 100 voti in meno rispetto alla sommatoria dei 4 gruppi, vi ricordo cosa accadde quando furono 101…” con riferimento all’impallinamento di Prodi quando era candidato alla presidenza della Repubblica. “Sono sicuro – ha aggiunto – che saranno importanti i primi voti, noi abbiamo la responsabilità di tenere duro fino in fondo”. “In questo momento quelli più in difficoltà a spiegare le ragioni dell’accordo sulla legge elettorale sono i Cinque stelle. Pongono due questioni: preferenze nel listino e voto disgiunto”. “In commissione i Cinque stelle hanno votato contro i loro emendamenti approvando il testo base”, sottolinea. Il testo da approvare in Aula “è solo quello uscito dalla commissione, con le modifiche condivise”. E conclude: “O i 4 partiti votano compatti sulla riforma elettorale o il Pd tornerà alla sua proposta, il Rosatellum”. Parole a cui Renzi aggiunge: “Non è la nostra legge ma noi serviamo le istituzioni. Adesso è sovrano il Parlamento. Se passerà, bene. Se qualcuno si tirerà indietro, gli italiani avranno visto la serietà del Pd che ha risposto all’appello del Capo dello Stato”.

E mentre il Pd si dice disponibile al voto finale sulla riforma elettorale già lunedì, accogliendo una richiesta arrivata da M5S i pentastellati in una nota affermano che “anche in Aula cercheremo in tutti i modi di ottenere nuovi miglioramenti, come il voto disgiunto, le preferenze e i correttivi di governabilità. Non sappiamo se ce la faremo perché non dipende solo da noi”. Ma poi servirà l’ok del blog. Infatti il testo di legge che uscirà dal voto degli emendamenti dovrà essere ratificato dagli iscritti M5s con una nuova consultazione online che si terrà prima del voto finale del provvedimento (che dovrebbe essere previsto lunedì), nei giorni di sabato e domenica. Ma Grillo si dice sicuro. La rete non gli ha mai fatto scherzi.  “Il Movimento – afferma l’ex comico genovese – vuole la legge elettorale e il voto. Gli iscritti saranno chiamati a ratificare il testo finale: questo è il nostro metodo!”.

Ma il tema di fondo resta la durata del governo. Le elezioni a settembre per molti sono un errore. Tra questi il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: “Il Paese ora ha bisogno che vengano completate le riforme che si faccia una Finanziaria seria e che si metta in ordine la situazione banche, che è molto complessa. Poi serve una legge elettorale che non ci porti indietro nel tempo, quando c’era chi aveva diritto di veto”. Ma anche il Pd ha i suoi mal di pancia. Renzi dice che le elezioni saranno nel 2018. Una rassicurazione che non tranquillizza gli orlandiani. Tocci, Mucchetti e Chiti, sottolineano fonti parlamentari, avrebbero minacciato l’uscita dal Partito democratico qualora il Pd volesse insistere sul sistema tedesco (che di tedesco ha molto poco ndr) e sulla necessità di andare alle urne. I tre senatori sono tra i 31 ad aver firmato nei giorni scorsi un documento in cui si ribadivano le perplessità sul tipo di legge elettorale e soprattutto sull’eventualità di larghe intese con Berlusconi.

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