giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La compagnia del 5 per cento
Pubblicato il 01-06-2017


Non mi iscriverei alla rattristata compagnia del 5 per cento. Intanto perché se modello tedesco deve essere, e si tratta di un sistema elettorale che può bene adattarsi a una democrazia parlamentare come la nostra, é chiaro che il modello deve essere coerente con se stesso. Una soglia di sbarramento del genere é compatibile con un sistema dove gli eletti nei collegi uninominali devono rientrare nella percentuale ottenuta dalle singole liste nella quota proporzionale. Poi, perché bisogna pensare che non é che cambiasse granché, per noi, con uno sbarramento al tre per cento di lista. Altra cosa sarebbe stato un vincolo del tre, o magari inferiore al tre, per singoli soggetti nell’ambito di una coalizione. In quest’ultimo caso il Psi era orientato a discutere dell’opportunità di presentare una lista con Alternativa popolare o con radicali e laici, come io avrei preferito soprattutto se lo sbarramento per liste coalizzate fosse stato inferiore al tre.

Oggi è peraltro inutile sbracciarsi, contestare, alzare grida spagnolesche. I quattro hanno deciso il modello tedesco e tedesco sia. A me personalmente non è per niente piaciuto il benservito dato da Renzi ad Alfano dopo quattro anni di collaborazione leale, con un misto di cinismo e di sarcasmo. “Uno che é stato ministro di tutto non riesce a raggiungere il 5 per cento?”, si é chiesto con un eccesso di arroganza il segretario del Pd. Che fa il paio con la dichiarazione di guerra ai piccoli partiti, che a suo giudizio “é giusto che stiano fuori dal Parlamento”. Mi viene in mente il ben diverso linguaggio e atteggiamento della Dc, anche quando con De Gasperi, nel 1948, conseguì la maggioranza dei seggi alla Camera.

Questo tuttavia é quel che passa il convento. E ai piccoli partiti non resta che sbraitare e poi rassegnarsi (che non é neppure popolare) o rassegnarsi senza sbraitare e cercare una collocazione in una lista che dovrà per ragioni politiche e di opportunità elettorale configurarsi come lista di coalizione di soggetti diversi. Alla sinistra del Pd lo sbarramento elettorale impone una necessaria aggregazione. Non a caso Fratoianni, leader di Sinistra italiana, si è detto subito d’accordo col cinque per cento. Dp, Sinistra italiana, lo stesso Pisapia, che ha dato appuntamento ad una nuova costituente, tenteranno di costruire un’unica casa, o condominio, dove pare vogliano trovare posto anche i verdi, forse lo stesso Tabacci, qualche socialista.

Si tratta di una scelta generata dalla nuova proposta di legge elettorale, che sarebbe stato più complicato organizzare col tre per cento. Così pure al centro la paura di essere spazzati via sta incentivando una nuova unione, anche se dall’esito elettorale assai più incerto. Alfano, Casini, Verdini, forse Parisi, Tosi, Fitto (quest’ultimo alla fine sceglierà la più sicura alleanza con Salvini-Meloni) tenteranno di unirsi per lanciarsi nella difficile rincorsa al cinque per cento. A meno che Alfano non compia l’operazione politicamente più logica e ritorni in una Forza Italia che si avvia a fare le stesse scelte compiute dal suo Nuovo centrodestra. Il Pd non starà a guardare. E lo dico perché sono convinto non sia suo interesse farsi contare in quanto tale dopo la scissione e il probabile nuovo distacco di esponenti di primo piano che non accettano il proporzionale e quel che ci sta dietro, cioè l’intesa futura con Berlusconi, e si sentono attirati e lusingati dalle sirene di Pisapia. Quest’ultima possibilità che si riferisce ai cambiamenti in atto nel Pd, che si apre grazie alla proposta di legge elettorale, può vederci, assieme ai compagni radicali, ancora protagonisti. Un grande rimescolamento di carte, che solo la superficialità di giornalisti senza esperienza e fiuto politici può rinserrare nelle gabbie di vecchi sondaggi, si annuncia all’orizzonte. Non perdiamoci in battaglie di retroguardia e guardiamo la luna lasciando perdere il dito.

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Commenti all'articolo
  1. Dalle parole del Direttore mi par di capire, se non le ho fraintese, che tutto sommato lo sbarramento del 5 per cento può facilitare per certi versi la scelta dei partiti “minori”, giacché li “costringe” a mettersi insieme, e anche in un certo numero, ovvero come “lista di coalizione di soggetti diversi”, il che può renderli numericamente più forti, sempre riguardo allo sbarramento.

    Mentre una soglia del 3 per cento poteva far sorgere un qualche dubbio riguardo agli accorpamenti, ossia indurre più facilmente alla tentazione di presentarsi in solitudine o quasi, allo scopo di conservare una maggiore autonomia ed identità, aumentando nondimeno il rischio di non raggiungere la soglia.

    Il ragionamento non è privo di logica, ma le difficoltà potrebbero nascere quando si va ad individuare l’aggregazione verso la quale orientarsi, che, mi par di capire, potrebbe o dovrebbe avere una collocazione “alla sinistra del PD”, perché si tratterebbe poi di definire la linea politica del “condominio”, mutuando l’efficace termine del Direttore (e qui potrebbe sorgere per l’appunto una qualche complicanza).

    Si dice sempre, e lo si è ripetutamente sperimentato, che in politica non valgono le regole matematiche, nel senso che i voti dell’una e altra componente non vanno automaticamente a sommarsi, allorché ci si unisce, e soprattutto oggi non basta probabilmente il mettersi insieme ma vanno indicate risposte e soluzioni ai diversi problemi dei giorni nostri, così da riuscire convincenti nei confronti di elettori sempre più sfiduciati (e dunque superare lo sbarramento).

    Sappiamo altresì che una certa sinistra, che potremmo chiamare “antagonista”, segue tradizionalmente la logica dell’opporsi, senza necessariamente preoccuparsi di avanzare proposte alternative, e c’è indubbiamente una fascia di elettorato che, almeno nel passato, ha condiviso siffatta impostazione, tutto sommato non troppo impegnativa perché essenzialmente “protestataria”.

    Ci si dovrebbe tuttavia chiedere se la condividerebbe l’elettorato del PSI, nel caso di sua alleanza con detta sinistra, o quanti, più in generale, riconoscono ai socialisti la vocazione, l’attitudine, e anche la capacità, a “governare” i fenomeni sociali, economici, ecc…., piuttosto che ad esercitare soltanto azioni di protesta e “contestazione”, un’attitudine che in questo momento l’elettorato potrebbe rivalutare se si riesce a “riempirla di contenuti”.

    Paolo B. 02.06.2017

  2. Caro Direttore,
    diciamo pure che questa virata ci ha colto di sorpresa e che il nostro cammino mirava in tutt’altra direzione. Ma sappiamo bene che le carte non le diamo noi. Quindi ad oggi, e fuor di metafora, che fare? In primis, ed al solito, occorre contare su se stessi. Infatti da tempo si auspica una campagna di visibilità e di alto profilo che forse ora sta arrivando, visto che il basso profilo, al solito, non ha pagato. Solo che i mesi sono pochi e saremo sopraffatti dalle propagande altisonanti degli altri.
    Opzioni. Sinistra Centro o Pd. Non vedo altre opzioni. Nella corsa al 5% tutti si aggregano. Quindi noi dovremo aggregarci o con Pisapia & Co. o con Alfano & Co. o con il PD. 3 opzioni non sono male, ma di sicuro non ci fanno innamorare. A meno di inseguire il 5% con i Radicali, molto arduo. Avessimo insistito con la Costituente Socialista dal 2008 in poi oggi saremmo i primi a sinistra del PD e forse tutti sarebbero voluti venire da noi, membri del PSE tra l’altro:-) Inutile piangere sul latte versato. A prescindere dall’opzione scelta, direi di inseguire un progetto di lungo periodo, per una volta in questo Paese!
    Leonardo Scimmi

  3. Caro Mauro, senza giri di parole questo sistema evoca il porcellum, ma in realtà è un’autentica porcata, un duro colpo al criterio del rapporto che dovrebbe esistere tra elettore ed eletto. Io credo che i socialisti dovrebbero dirlo con chiarezza e non con le parole usate dal segretario dopo l, incontro con Renzi. Troppi bizantinismi per pensare che possano ricreare nei nostri militanti un minimo di stimolo appunto per militare e fare politica.

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