giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

La musica come strumento per la pace
Pubblicato il 06-06-2017


one-love-manchesterLa musica come strumento per lanciare un messaggio di positività e amore. E’ questo l’obiettivo perseguito da Ariana Grande nell’organizzare il concerto “One Love Manchester”, a favore delle famiglie delle vittime dell’attentato del 22 maggio avvenuto proprio durante un concerto della popstar 24 enne. Il concerto è stato trasmesso in diretta da 74 Paesi in tutto il mondo, Italia compresa, e ha raccolto 10 milioni di sterline – contro un obiettivo di 2 milioni.
L’evento è stato aperto da Marcus Mumford, leader del gruppo indie folk britannico Mumford & Sons, cui seguono i Take That, memorabile boyband degli anni ’90, dimostrazione più unica che rara di come una boyband possa continuare a far musica con eleganza e talento anche dopo i 40. I Take That eseguono le hit “Shine” e “Rule The World”, cantate a gran voce insieme al pubblico, e il recente singolo “Giants”, prima di lasciare il posto al loro ex leader e cantante Robbie Williams, visibilmente commosso ed emozionato, che intona – si fa per dire – i singoli “Strong” e la splendida “Angel”.

Da qui in poi si apre la parte centrale del concerto, incentrata interamente sugli idoli degli adolescenti: da Miley Cyrus alle Little Mix fino a Niall Horan, ex One Directions. E’ poi il momento del manager di Ariana Grande, Scooter Braun, che legge le lettere dei ragazzi che hanno perso i loro amici durante l’attentato. La commozione lascia il posto alla musica, con le esibizioni della padrona di casa, che per l’occasione indossa una felpa bianca su cui campeggia la scritta “We Love Manchester”. Infine, la Grande si schiera accanto ai Black Eyed Peas per interpretare la parte femminile – che un tempo fu di Fergie – nella più celebre canzone del gruppo: “Where’s The Love”, mai come oggi così attuale. Il pezzo fu infatti composto all’indomani dell’11 settembre ed è un inno alla pace, all’umanità e al rispetto razziale, culturale, religioso.

Una presenza inaspettata perché non prevista dalla scaletta, quella della cantautrice britannica Imogean Heap che incanta con la versione piano e voce (e che voce!) di “Hide and Seek”, il suo primo singolo da solista, uscito nel 2005.

Dopo la Heap, è nuovamente Ariana Grande a scaldare i cuori dei giovani fan, per poi duettare con l’amica Miley Cyrus su “Don’t Dream It’s Over” dei Crowded House, conosciuta in Italia grazie alla versione di Antonello Venditti (“Alta marea”).

Katy Perry fa il suo ingresso con un nuovo look sancito dai corti capelli platino e si esibisce in una versione acustica di “Part Of Me”, prima di ruggire con il singolone “Roar”, che fa ballare anche le forze dell’ordine.

A tal proposito, è diventato virale un video in cui si vede un poliziotto in servizio fare un girotondo con quattro bambine, durante la successiva esibizione di Justin Bieber, immagine quantomai paradigmatica dell’evento.

Mentre la serata volge al termine, entrano in scena gli attesissimi Coldplay, che rendono omaggio a Manchester con una cover acustica di “Don’t Look Back in Anger”, degli Oasis, scatenando il fervore entusiastico del pubblico meno teen, e danno il meglio di sé con le proprie hit “Fix You” e “Viva La Vida” e la recentissima “Something Like This”. Infine, fa il suo ingresso Liam Gallagher, mancuniano doc. Anche chi fino a poco tempo fa ancora auspicava in una reunion degli Oasis, avrà ora messo la nostalgia a tacere, in quanto è evidente che Noel non ne vuole a che sapere se, persino in una cornice come questa del One Love Manchester Concert, ha scelto di rimanere a debita distanza dal fratello. Lo spettro della band è però evocato dall’esibizione di “Rock’n Roll Star” prima e di “Live Forever” dopo: quest’ultima con Chris Martin dei Coldplay ad accompagnare alla chitarra.

Il One Love Manchester Concert è stato paragonato al Live Aid del 1985, organizzato da Bob Geldof e Midge Ure al fine di ricavare fondi per alleviare la carestia in Etiopia. Chiaramente la sproporzione qualitativa a livello musicale tra i due eventi c’è e si sente (qualche nome dei partecipanti al Live Aid: David Bowie, Queen, Elton John, U2, Bryan Adams, Bryan Ferry), ma essi sono uniti dai medesimi messaggi di umanità e affiatamento, di pace e resilienza. E per questo non si può non ringraziare Ariana Grande e tutti coloro che hanno lavorato affinché il concerto potesse essere organizzato in un arco di tempo così ristretto.

Giulia Quaranta

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