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Opinioni e commenti
 

Banche venete, via libera al decreto
Pubblicato il 26-06-2017


venetobancaIl comunicato emesso al termine della riunione del Consiglio dei Ministri in cui è stato varato il decreto per il salvataggio delle banche assume il valore storico di un proclama. Esso recita: “Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni e del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. e per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio”.

Il Consiglio dei ministri che ha esaminato il decreto per il salvataggio delle due banche venete è durato circa venti minuti.

Il decreto legge si intitola: “Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa” ed aprirebbe la strada alla separazione delle attività ‘sane’ dei due istituti da quelle ‘malate’.

C’è voluta una grande abilità del Governo e dei tecnici del Ministero dell’Economia a districarsi in uno stretto percorso tra comunicazioni, direttive e norme europee per portare avanti l’operazione senza incorrere in una violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato.

L’esecutivo ha pensato ad un decreto in cui si è stabilita la liquidazione coatta amministrativa di Bpvi e Veneto Banca, secondo la normativa nazionale, ma attraverso il ricorso a risorse pubbliche che serviranno a finanziare una ‘bad bank’, dove confluiranno crediti deteriorati, e consentiranno a Intesa SanPaolo di comprare la parte ‘buona’ degli istituti.

Un’operazione senza precedenti, si distingue dal salvataggio pagato dal fondo di risoluzione per le altre quattro banche italiane (Etruria, Marche, Carife e CariChieti) e da quella del Santander (in Spagna) su Banco Popular in cui ha pagato un istituto privato. In questo caso lo Stato si carica di tutti i maggiori rischi.

Con l’entrata in vigore della Direttiva sul Bail in, dal 2016, in caso di crisi bancaria la condivisione degli oneri da parte di chi ha investito nella banca è diventata fondamentale.

Come ha spiegato in una conferenza stampa il Ministro dell’Economia Padoan: “Il provvedimento apre ora la strada alla separazione delle attività ‘sane’ dei due istituti da quelle ‘malate’. “Una ‘good bank’ e una ‘bad bank’ dove saranno collocate tutte le attività in sofferenza. Per la banca ‘buona’ è stata selezionata, dopo un esame trasparente, Intesa San Paolo che ha presentato l’offerta più significativa. Le due banche venete “cesseranno di operare come banche venete ma continueranno ad operare come componenti del gruppo Intesa Sp e non ci sarà alcun interruzione dello servizio agli sportelli. Quindi, da domani, si svolgerà l’attività normale allo sportello delle due banche. Non c’è nessuna interruzione dell’attività”. Il ministro ha anche affermato: “L’esborso per lo Stato ammonta a circa 5,5 miliardi di euro e complessivamente sono mobilizzate risorse a favore dell’operazione fino ad un massimo di 17 miliardi di euro”. Poi il ministro ha aggiunto: Le risorse arriveranno infatti 4 miliardi e 785 milioni in termini di ‘anticipo di cassa a disposizione di Banca Intesa per ottenere il proprio rafforzamento patrimoniale’ e ‘per adeguare il capitale necessario all’acquisizione delle due venete. Ci sono poi ulteriori 400 milioni, unico altro esborso immediato a copertura di garanzie”.

Sugli esuberi Padoan ha precisato: “L’ammontare delle risorse destinate a Intesa San Paolo, ossia i 4,785 miliardi di euro, potrebbe essere usato con benefici anche nella gestione degli esuberi”.

Il Ministro dell’Economia ha anche aggiunto: “Si tratta di un provvedimento che stabilizza l’economia del Veneto, protegge i risparmiatori e salvaguarda l’attività economica delle banche venete, nel pieno rispetto delle regole europee. Il governo ha usato le regole europee nel modo migliore possibile per stabilizzare e diminuire le fragilità, presunte o vere, del sistema creditizio italiano. Da questa operazione non c’è impatto sulla finanza pubblica. Si utilizzano risorse già disponibili”.

Dopo le conclusioni del Ministro dell’Economia, il Presidente Gentiloni ha detto: “Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri consentirà di rassicurare e di stabilizzare la situazione dei due istituti. Confido in Parlamento nel sostegno più ampio possibile”.

Poi ha proseguito: “Questa crisi delle banche venete, ha raggiunto livelli che hanno reso necessario l’intervento di salvataggio a favore dei correntisti e dei risparmiatori, di chi in queste banche lavora e a favore dell’economia del territorio, del nostro sistema bancario e della sua efficienza, per evitare i rischi di un fallimento disordinato”.

Il 23 giugno scorso, la Banca Centrale Europea ha dichiarato le due banche in condizione di dissesto (failing or likely to fail). Successivamente il Comitato di risoluzione unico (SRB – Single Resolution Board) ha valutato se vi fossero tutti i tre requisiti per una risoluzione secondo la direttiva europea per i salvataggi bancari (BRRD), giungendo alla conclusione che non sia possibile dichiarare la risoluzione in quanto non sussiste il requisito dell’interesse pubblico.

Nella nota del Consiglio dei Ministri sul decreto si legge: “Di conseguenza si è ritenuto di fare ricorso alla normativa nazionale, e in particolare al ‘Testo unico bancario’, che prevede l’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Tuttavia, atteso che l’applicazione della procedura ordinaria rischierebbe di produrre conseguenze negative per il tessuto produttivo e sociale, per l’occupazione e per i risparmiatori, il Governo ha ritenuto necessario adottare misure pubbliche a sostegno di una gestione ordinata della crisi delle due banche, nel contesto di una speciale procedura d’insolvenza.

Le misure adottate prevedono aiuti compatibili con il mercato interno ritenuti ammissibili dalle regole europee in quanto volti a evitare danni economici più ampi, subordinati all’approvazione da parte della Commissione europea. L’aiuto di Stato è consentito dalla Comunicazione della Commissione europea dell’agosto 2013 alle seguenti condizioni:

1. i costi della liquidazione devono essere contenuti al minimo necessario;

2. le distorsioni alla concorrenza devo essere limitate;

3. gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;

4. in caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo.

Gli aiuti di Stato, necessari a mitigare l’effetto della liquidazione sul territorio grazie alla continuità dell’accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché alla gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, ammontano a 4,785 miliardi di euro. A questa cifra, viene rilevato, si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro.

Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche.

Il decreto legge consente al ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, di:

1. sottoporre le due banche a liquidazione coatta amministrativa, disponendo altresì la continuazione dell’esercizio dell’impresa;

2. prevedere la cessione dell’azienda bancaria o di rami di essa ad un acquirente;

3. effettuare misure di sostegno pubblico a sostegno della cessione.

Su indicazione del Ministro, i commissari liquidatori nominati dalla Banca d’Italia possono cedere l’azienda bancaria a un soggetto selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente. Sono previste norme speciali per assicurare l’immediata efficacia della cessione nei confronti dei terzi, anche in considerazione della necessità di assicurare la continuità dell’esercizio dell’impresa per evitare lo scioglimento dei contratti conseguente all’avvio della procedura concorsuale.

Il ministro è autorizzato a effettuare interventi pubblici a sostegno dell’operazione: a) concessione della garanzia dello Stato a copertura dello sbilancio di cessione; b) erogazione di un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito; c) concessione della garanzia dello Stato sull’adempimento di obblighi assunti dalle due banche in relazione a impegni, dichiarazioni e garanzie da esse assunti; d) erogazione al cessionario di fondi a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale.

Al fine di massimizzare il valore dei crediti deteriorati e di altri attivi non ceduti, il provvedimento legislativo abilita il Ministero a cedere questi ultimi alla Società per la Gestione di Attività S.p.a., il cui capitale è da esso interamente posseduto. Il corrispettivo della cessione è rappresentato da un credito verso le banche in liquidazione: i proventi della gestione del portafoglio trasferito sono destinati interamente alle banche in liquidazione e sono, dunque, disponibili per i creditori di quest’ultime.

Per i creditori subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio è previsto un meccanismo di ristoro analogo a quello previsto dal decreto legge n. 59 del 2016. Come in quel caso, le prestazioni sono a carico del ‘Fondo interbancario di tutela dei depositanti’. Le disposizioni in materia fiscale sono volte a rendere fiscalmente neutre le operazioni di cessione e gli interventi pubblici che le possono accompagnare. Esse sono volte, inoltre, a consentire il trasferimento dei crediti per le imposte differite delle banche in liquidazione al cessionario dell’azienda bancaria.

Le risorse necessarie per il sostegno pubblico sono prelevate dal fondo salva risparmio costituito con il decreto legge n. 237 del 23 dicembre 2016, incrementate di 300 milioni di euro per l’anno 2018”.

Sulla base delle norme Ue‎, la Commissione Europea ha approvato le misure varate  dalle autorità italiane per facilitare la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Per l’esecutivo comunitario le misure sono in linea con le regole Ue sugli aiuti di Stato.

Le misure includono la vendita di una parte delle attività di Bpvi e Veneto Banca a Intesa SanPaolo. I depositi, sottolinea la Commissione, restano ‘totalmente protetti’.

L’annuncio della Commissione segue la dichiarazione della Bce, per la quale le due banche sono in fallimento, o quasi (likely to fail), e la decisione del Single Resolution Board di rimettere la questione alle autorità nazionali. La legge Ue prevede che, in un caso come questo, si applicano le leggi nazionali sull’insolvenza.

Se le autorità del Paese membro, l’Italia in questo caso, ritengono che sia necessario fornire un sostegno pubblico, si applicano le regole Ue sugli aiuti di Stato, in particolare la comunicazione sulle banche del 2013, che richiede il ‘burden sharing’, vale a dire il contributo di azioni e obbligazioni subordinate per coprire i costi della liquidazione delle banche. Non devono contribuire le obbligazioni ordinarie, né i correntisti, che restano pienamente protetti.

Per la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, “l’Italia ritiene che l’aiuto pubblico sia necessario per evitare perturbazioni nell’economia della regione Veneto in conseguenza della liquidazione delle due banche, che escono dal mercato dopo un lungo periodo di serie difficoltà finanziarie. La decisione della Commissione europea permette all’Italia di adottare misure per facilitare la liquidazione dei due istituti: l’Italia sosterrà la vendita e l’integrazione di alcune attività e il trasferimento dei dipendenti ad Intesa SanPaolo”.

Il Consigliere delegato di Intesa San Paolo dichiara: “Oggi abbiamo deliberato l’acquisizione di parte delle attività di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti ormai in condizione di dissesto conclamato e per i quali erano andati falliti precedenti tentativi di salvataggio il cui costo per la nostra banca, unito a quello sopportato per la crisi delle quattro banche locali dell’autunno 2015, è stato pari a oltre 1,5 miliardi euro. Peraltro, Intesa Sanpaolo aveva dato la sua disponibilità a sottoscrivere una quota parte di un versamento di 1,2 miliardi per un ulteriore capitalizzazione delle due banche, non andata in porto per l’insufficiente partecipazione del sistema bancario. Senza l’offerta di Intesa Sanpaolo, l’unica significativa presentata nell’asta competitiva indetta dal Governo, la crisi delle due banche avrebbe avuto un grave impatto sull’intero sistema bancario italiano, con conseguenze drammatiche sull’economia nazionale, mettendo anche a rischio le prospettive di ripresa del Paese. Il nostro intervento -rileva- consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche e di tutelare 2 milioni di clienti, di cui 200.000 aziende operanti in aree tra le più dinamiche del Paese. Oltre a ciò, l’integrazione delle due banche e del relativo personale sarà gestita senza licenziamenti ma solo attraverso uscite volontarie. A seguito dell’acquisizione – prosegue Messina – Intesa Sanpaolo metterà a disposizione dell’economia reale dei territori in cui operano le due banche venete un plafond di 5 miliardi di erogazioni di nuovo credito, a valere sul secondo semestre 2017, che si sommano ai 50 miliardi già previsti in Italia per l’intero anno. Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà al ristoro degli investitori retail di obbligazioni subordinate, per un ammontare complessivo di 60 milioni. L’offerta, oggi deliberata dal nostro CdA, è stata avanzata a condizione che non venisse pregiudicata la forza patrimoniale di Intesa Sanpaolo a presidio di 860 miliardi di risparmi affidati alla nostra banca, né intaccate le prerogative dei suoi azionisti. A seguito dell’integrazione delle reti delle due banche, Intesa Sanpaolo diventerà banca di riferimento nel Nordest, seconda rete commerciale in Sicilia e rafforzerà ulteriormente la sua presenza in Puglia. In questi territori – aggiunge Messina – la nostra banca intende rimanere elemento centrale per le famiglie e le imprese, secondo un modello di fare banca che fa di Intesa Sanpaolo un protagonista riconosciuto a livello europeo. La nostra è una banca radicata nei territori in cui opera e per questo siamo convinti che il valore più importante siano le persone: clienti e dipendenti. Questa sarà la nostra priorità anche in tutti i territori dove i gruppi bancari Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono presenti”.

Il Codacons afferma : “Il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza costerà ad ogni singola famiglia italiana la bellezza di 708 euro”.

Commentando il decreto, il Presidente Carlo Rienzi denuncia: “Il decreto varato in tutta fretta dal Consiglio dei ministri che mobilizza risorse per complessivi 17 miliardi di euro è una vergogna. Ancora una volta il Governo mette le mani in tasca agli italiani per salvare le banche ridotte al fallimento da una mala-gestione i cui costi vengono scaricati sulla collettività. I cittadini si ritrovano doppiamente danneggiati dalla crisi di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza: una prima volta attraverso il crollo delle azioni delle due banche, già costato 19 miliardi di euro ai risparmiatori assieme agli aumenti di capitale e alle perdite degli ultimi anni; la seconda volta attraverso le risorse pubbliche che il Governo mette a disposizione del salvataggio, 17 miliardi di euro pari a 708 euro a famiglia, soldi che potrebbero essere destinati a ridurre le tasse, completare le opere incompiute o mettere in sicurezza le scuole a rischio”.

Il Codacons, con la denuncia del Presidente Rienzi, ricorda l’intervento del Fondo Atlante che, aveva già acquisito, in tempi non lontani, quasi completamente la proprietà delle due banche. In conclusione il salvataggio delle due banche venete è stato fatto doppiamente con i soldi dei contribuenti. Inoltre, il decreto crea un pericoloso precedente che non scoraggia le male gestioni delle banche, anzi le incoraggia con il patrocinio del governante di turno. Così, con la complicità della UE e delle autorità monetarie sembrerebbe ormai definitivamente tramontata l’etica nella gestione delle banche. E’ evidente che il decreto sancisce il principio della tutela del risparmio con i soldi della collettività dei contribuenti e quindi con altro risparmio. A tal proposito, si potrebbe aprire, dunque, anche un dibattito sull’art. 31 della Costituzione (quello sulla tutela ed incoraggiamento del risparmio). I furbetti che indebitamente si sono appropriati di notevoli importi patrimoniali, assieme a chi lo ha consentito, invece, potranno continuare a circolare liberamente in barba ai principi di onestà e di etica comportamentale che dovrebbero essere la base fondante di sane democrazie.

Salvatore Rondello

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