venerdì, 22 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Legge elettorale. Già rotto il “patto di ferro”
Pubblicato il 09-06-2017


Legge elettoraleTutto da rifare. La legge elettorale torna in commissione. Lo ha deciso l’Aula della Camera. dopo che il modello, frutto dell’accorto tra M5S, Pd e Forza Italia, è affondato dopo una mattinata convulsa. I franchi tiratori di fatto hanno affossato il provvedimento votando in maniera difforme rispetto a quanto stabilito dal patto. A certificarne la fine è lo stesso relatore del provvedimento, Emanuele Fiano: “La legge elettorale è morta”, ha detto.

Ma cosa è successo? Due emendamenti praticamente identici di Fi e Cinque Stelle sono stati approvati con 270 sì e 256 no, anche se il relatore Emanuele Fiano (Pd) aveva dato parere contrario. Dunque in 59 non hanno rispettato il patto. Ne scaturisce uno scambio di accuse reciproche. “Abbiamo votato in modo compatto” dicono i 5 Stelle che invece contrattaccano sui franchi tiratori. I Dem convocano una segreteria.”Abbiamo chiarissima l’operazione del M5s – dice il capogruppo Dem Ettore Rosato – che ha voluto far fallire la legge elettorale. Ne prendiamo atto, bastava che lo dicessero subito che non sono capaci di mantenere la parola data. Sul blog avevano detto che la legge andava bene e invece l’hanno fatta cadere su una cosa che non c’entra niente”.

Insomma, fa notare il segretario del Psi Riccardo Nencini, “alla fine i grillini hanno scelto: preferiscono restare un partito di protesta, antisistema. Quando devono assumersi responsabilità, fanno marcia indietro. Ci sono due strade da prendere: o si torna in commissione o si cerca una nuova maggioranza attorno a un sistema maggioritario proprio perché una legge elettorale è necessaria”. E Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi alla Camera, aggiunge: “I socialisti sono favorevoli a un ritorno in Commissione. Lavoriamo senza fretta per fare una buona legge elettorale che metta in equilibrio la domanda di rappresentanza con i correttivi maggioritari per garantire la governabilità. La legge elettorale è condizione necessaria ma non sufficiente per andare al voto. La fretta – conclude – non è mai una buona consigliera”.

Matteo Renzi ha convocato la segreteria del partito. Riunione a palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi che di elezioni non vuol sentir parlare: “Penso che le elezioni senza una legge elettorale omogenea e adeguata siano molto difficili, pur a fronte della crisi politica in atto” afferma in una nota.

Il ritorno  in commissione rappresenta una occasione di approfondimento:  “Non mi pare ci sia stato un de profundis – afferma presidente del Senato Pietro Grasso – il ritorno in commissione della legge significa un momento di ulteriore riflessione che penso possa aiutare”. Nel Pd Andrea Orlando frena sul far precipitare gli eventi: “Noto – ha detto Orlando – un eccesso di sbalzi di umore. Ieri sembrava che tutto fosse fatto. Oggi sembra che tutto sia finito. Cercherei di capire se ci sono le condizioni per proseguire un ragionamento sulla legge elettorale, e magari per introdurre alcuni elementi di correzione maggioritaria”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando che invita alla “calma”. “Riflettiamo, e vediamo se riusciamo a riportare nella direzione sempre auspicata, quindi rafforzando le possibilità di governabilità, l’asse del lavoro che deve andare avanti”.

Un no secco al voto anticipato arriva dai centristi per i quali il governo “non è certamente messo in discussione dall’esito di una singola votazione parlamentare”. Si legge in una nota firmata da Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa, Udc, Democrazia solidale – Centro Democratico, Civici e Innovatori, che chiedono di fare la legge. I centristi, nel primo documento comune sottoscritto, sottolineano che “Il Parlamento italiano è perfettamente in grado di approvare una nuova legge elettorale partendo dai testi già messi in discussione e nessun patto extra-parlamentare, fallito o lesionato che sia, può bloccare la libera dialettica parlamentare”. “Condividiamo quanto più volte detto ufficialmente dal Partito democratico: non c’è alcun automatismo tra la discussione sulla legge elettorale e la data delle elezioni che per noi, come in tutte le democrazie occidentali, deve rispettare la scadenza naturale della legislatura”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento