martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lettera di un trifoglio a una mangrovia
Pubblicato il 28-06-2017


Capisco il segretario del Pd, eletto trionfalmente solo poche settimane fa, quando dichiara di essere contrario a caminetti, riunioni chilometriche sul nulla e dintorni. Lo capisco. Ma si tratta di un nodo che riguarda soprattutto il suo partito. Un nodo che lui deve sciogliere, non altri. Di certo non riguarda i partiti che con il Pd hanno governato l’Italia in questi anni. A proposito di partiti, conviene sottolineare una questione, in conflitto con la vulgata popolare ma non per questo meno vera: non sono i piccoli partiti a generare conflitti nelle istituzioni, a provocare il crollo dei governi. Insomma, non esistono oggi esempi simili al passato recente, quando Bertinotti e Mastella – oppure la Lega di Bossi – decidevano la vita o la morte dell’Esecutivo.

Ecco un paio di casi in controtendenza. Il primo. Il Governo Renzi ha ballato spesso nelle aule parlamentari ma sempre a causa delle divisioni nei gruppi del Pd, in particolare al senato. Rileggerai i verbali. Alternativa Popolare e PSI hanno presentato emendamenti su legge elettorale, riforma costituzionale, riforma della scuola e della pubblica amministrazione, unioni civili e altro ancora, eppure mai hanno minacciato la caduta del Governo, nemmeno quando i loro voti, prima della nascita di Ala, erano determinanti. Le ferite apertesi nel Pd tra il 2013 e l’inizio del 2014 non si sono mai richiuse, anzi, e hanno generato ulteriori fibrillazioni, profonde lacerazioni.

Il secondo caso riguarda le elezioni amministrative. L’unico partito a vocazione maggioritaria è stato quello del sindaco Orlando, eletto al primo turno grazie a un minestrone di liste civiche su cui svettava l’immortale primo cittadino. Salvo in rarissimi casi, i pochi vinti dai grillini senza il concorso di alcuna alleanza, il centro destra prevale quando si presenta unito rispolverando il vecchio PdL. Nel centro sinistra, invece? Alternativa Popolare ha fatto alleanze nei due campi, ora qui ora la’. Campo Progressista non si è presentato. MdP era presente appena in una quindicina di comuni. Sinistra Italiana correva pressoché ovunque in opposizione ai candidati della sinistra. L’asse riformista del primo turno è stato retto da Pd PSI e liste civiche, insomma dalle forze che si riconoscono nel PSE. Basta. Al secondo turno non è andata meglio, Toscana docet.

Non si tratta di rifondare l’Unione, Dio me ne guardi. Sarebbe un errore mettere assieme partiti litigiosi e con programmi alternativi. Esperienza da non ripetere. La strada maestra è un’altra: a partire dalle città in cui governeremo, superare i troppi monocolori Pd e coinvolgere l’intera area riformista per farne un laboratorio politico per il futuro; riunire qui, ora e subito, gli stati generali della sinistra riformista per scrivere il Patto con gli Italiani. Insomma, dotarsi di una bussola per leggere un tempo nuovo e riunire le forze per governarlo. Ma bisogna che la mangrovia non faccia solo la mangrovia.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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