venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Italia dei Comuni
Pubblicato il 12-06-2017


Colgo quattro fattori nel voto amministrativo: una scarsa partecipazione, il crollo verticale dei grillini, l’esplosione delle liste civiche (almeno il 70% delle liste presentate), la vittoria delle coalizioni. Con una particolarità: il centro- destra va al ballottaggio quando è unito, il centro-sinistra, salvo casi rarissimi, porta al ballottaggio i suoi candidati grazie all’alleanza tra PD, PSI, liste civiche, avendo MdP presentato proprie liste solo in pochissimi comuni ed essendo del tutto assente Campo Progressista.

Nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, il voto socialista è articolato. Buono al Sud (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia), in Umbria, a Carrara, Pistoia, Rieti, Frosinone. A l’Aquila, le due liste socialiste si attestano oltre il 6%. Non sono rari i comuni dove è stato ripresentato dopo lunghi anni il simbolo di partito con risultati che fanno ben sperare. Sottolineo un aspetto. Le civiche, ovunque nettamente prevalenti, hanno eroso consensi a tutti i partiti, noi compresi.

Nelle Marche, da Iesi a Fabriano a Civitanova e in Abruzzo sulla fascia adriatica, i socialisti hanno contribuito alla costruzione di liste civiche con risultati dignitosi. A Genova avevamo un nostro candidato a sindaco (2% dei voti), a Spezia portiamo al ballottaggio un candidato socialista.

È il nord il vero problema, dal 1993.

È apprezzabile lo sforzo delle compagne e dei compagni. Liste socialiste tornano in grossi comuni, a Padova e a Grugliasco (1.5%), a Desenzano e nel Milanese. Partivamo da zero. Non è poco. Quassù la strada è ancora lunga e accidentata, per noi e per l’intero centro-sinistra.
Nei comuni più piccoli, eleggiamo nostri rappresentati in liste di coalizione. Sconfitti con onore i candidati socialisti a sindaco di Marcon e Aulla (contro il PD), intanto eleggiamo nostri sindaci a Campegine, la città dei fratelli Cervi, ed a Rivamonte Agordino, nel Bellunese.

Non stappo bottiglie di champagne, ma dell’ottimo Lambrusco si. Del resto, mi giro intorno e, salvo un PD grande ma non più grandissimo, a sinistra non vedo granché. Una buona ragione per chiudere in fretta la stagione dei congressi provinciali e regionali, per proseguire con determinazione nel rinnovamento del partito, per dedicarsi con ottimismo ai prossimi appuntamenti politici a partire dalle Primarie delle Idee di domenica 18 giugno. Insomma, per parlare agli italiani. Con una riflessione: si vince con coalizioni coese e con un progetto di governo. È vero, senza PD non c’è centro- sinistra, ma nemmeno con il solo PD c’è il centro-sinistra.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Analisi impeccabile, Compagno Segretario. Quello che mi colpisce di più è la batosta che ha subito il m5s. Da un lato essa segnala una vivacità e una prontezza di reazione degli elettori italiani che supera la mia previsione: i grillini governano male e gli elettori li castigano. Ottimo. Dall’altro mi preoccupano la schizofrenia che caratterizza questa reazione nonché ill fatto che gli italiani, di fronte alle incertezze sociali e a una percepita carenza di sicurezza nelle città, sembrano preferire le politiche di destra a quelle di sinistra. O la Sinistra mette sul tavolo delle proposte serie per garantire, insieme all’accoglienza, anche la sicurezza dei cittadini, oppure la vedo male.
    Carissimo Segretario Nencini, i miei migliori auguri di felicità e di buon lavoro!
    Cordiali saluti, Mario.

  2. Comprensibilmente, il Segretario parla qui di coalizione di centro sinistra, proiettandola se non l’ho frainteso sul livello nazionale, ma la vorrebbe giustamente “coesa e con un progetto di governo” , e a questo punto le cose si complicano un po’ dal momento che fino ad ora sembrano andate diversamente, anche nel caso di partiti unici, che si sono poi “spezzati” con ricadute e conseguenze per la “governabilita’”.

    Dal dire al fare c’e’ di mezzo il mare come si usa dire, ed e’ forse per questo che negli anni e’ andata lievitando la sfiducia degli
    elettori, inducendoli all’astensione o portandoli ad allontanarsi dai partiti tradizionali e ad orientarsi piuttosto verso le formazioni civiche, come questa tornata amministrativa pare dirci.

    Conosciamo bene l’importanza dei Comuni nella storia del nostro Paese, e quanto contino nella salvaguardia dei costumi e delle identita’, e se partendo da qui volessimo trarre una qualche “lezione” dalle urne dell’11 giugno, dovremmo avere innanzitutto presente che si e’ votato con un sistema di fatto proporzionale, nei Comuni oltre i 15.000 abitanti, che ha permesso di misurare la consistenza delle varie forze in campo, e che accrediterebbe alle liste socialiste la percentuale del 4,4% secondo un altro articolo dell’Avanti.

    Un dato, quest’ultimo, di tutto rispetto, ancorche’ non automaticamente trasferibile sullo scenario politico nazionale, e che non sarebbe comunque emerso se si fosse votato col criterio del “collegio uninominale”, ovvero l’impianto preferito se non sbaglio dal PSI in materia di legge elettorale.

    Va altresi’ considerato che molto probabilmente i socialisti, visti nel loro insieme, non sono entrati soltanto in schieramenti di centro sinistra in questa elezione locale, il che starebbe a dirci che il loro “potenziale” non andrebbe quantomeno “ingabbiato” in un maggioritario a senso unico, senza contare che il maggioritario puo’ non dar voce a forze che rappresentano una buona quota di elettorato (di qui l’eventuale aumento della disaffezione al voto, di cui poi ci lamentiamo).

    E’ per queste ragioni che punterei ad un sistema proporzionale, nel quale ogni lista o coalizione indichi il proprio candidato Premier, esonerando semmai da ogni soglia di sbarramento chi entra in coalizione, essendo la stessa nel suo complesso che garantisce la governabilita’ in caso di “vittoria”, anche se questo meccanismo andrebbe completato con la sfiducia costruttiva, nonche’ il Premierato Forte e annesse prerogative, ossia strumenti che devono verosimilmente passare da una riforma costituzionale, ma credo che la portata del tema meriti di avanzare una proposta di questo genere (ovviamente se la si condivide).

    Paolo B. 13.06.2017

  3. Partendo da questa tua legittima considerazione “O la Sinistra mette sul tavolo delle proposte serie per garantire, insieme all’accoglienza, anche la sicurezza dei cittadini, oppure la vedo male” chiedo: perche non proviamo a far fare rete dai comuni dove possiamo avere noi dei suggerimenti in merito?

  4. Secondo talune analisi del recente voto vi sarebbe stata, questa volta, una certa qual dose di astensione tra l’elettorato di sinistra, fatto abbastanza inusuale, e la causa sarebbe il problema, irrisolto, che richiama anche Claudio 47.

    Analisi di questo genere non sono mai facili, ma se fosse effettivamente cosi’ significherebbe che la sinistra, in maniera autoreferenziale, ha ignorato la questione, o che non riesce a darvi soluzione, fors’anche perche’ i “politicamente corretti” non ammettono altra visione delle cose che non sia la loro, in questo come in altri campi.

    A me sembra che da una autoreferenzialita’ del genere, qualora confermata come molti segnali lasciano intendere, sarebbe opportuno prendere decisamente le distanze.

    Paolo B. 15.06.2017

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