giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Ma la 2P (Pisapia e Parisi) quanto sposta?
Pubblicato il 03-06-2017


Si fa un gran parlare del ruolo che sono intenzionati a svolgere Giuliano Pisapia sul fronte della sinistra e Arturo Parisi nel centro, centro-destra. Una P2, meglio 2P, tutta politica e diversamente collocata, ma da molti ritenuta essenziale. Vediamo di prevedere, attraverso qualche osservazione, cosa può avvenire. Il modello tedesco (il voto unico, tanto più con la preferenza accordata ai capilista sul proporzionale a scapito dei candidati vincenti sull’uninominale, é a rischio incostituzionalità) produce inevitabilmente un rivolgimento di notevoli proporzioni del nostro sistema politico. Questo per due ordini di motivi. Il proporzionale senza coalizioni e premio di maggioranza provoca un’inevitabile rinvio alla fase post elettorale della formazione governativa. Dunque accentua l’autonomia delle singole liste dividendo drasticamente i tradizionali poli di centro-sinistra e di centro-destra. Nel contempo lo sbarramento al 5 per cento delle liste genera la formazione, quasi ovunque, di liste di coalizione, con aggregati che andranno quasi ovunque oltre i partiti conosciuti. Anche per questo i sondaggi di oggi vanno presi con le pinze. Fotografano una situazione che verrà profondamente modificata.

Cominciamo da sinistra, ove si annuncia una lista che comprenderà un vero cartello di soggetti diversi. Certamente Sinistra italiana, Articolo 1, non so se anche Rifondazione, dicono certamente Tabacci e il suo gruppo di cattolici, forse i Verdi, mi dicono di Bobo Craxi. Poi c’é l’enigma Pisapia, appunto. Ha convocato una grande convention a Roma per il primo luglio. Non é chiaro se per aggiungersi ai richiamati soggetti, per farne uno proprio, per presentarsi come leader di tutti. La sinistra, soprattutto quella più radicale, ha sempre fatto fatica a mettersi d’accordo. E’ sempre stata più portata alle divisioni e ai litigi. Vedremo stavolta. A fianco, più spostato verso il centro ecco il Pd, che sarà chiamato ad aprirsi, se vuole competere anche solo come parte di una futura maggioranza, alle più attigue organizzazioni, socialiste, radicali, ambientaliste, ma di questo ci occuperemo a parte.

Poi sul centro si stagliano all’orizzonte due soggetti. Il primo é Alternativa popolare di Alfano, Udc e Scelta civica, cui dovrebbe aggiungersi Energie per l’Italia di Arturo Parisi, l’altro é Forza Italia di Berlusconi. Adesso paradossalmente i due si sono scambiati la posizione politica come nel gioco dei Quattro cantoni. Berlusconi, smarcandosi dalla destra di Salvini-Meloni, anche loro due destinati a fondersi, appare oggi sul mercato per raggranellare voti necessari al fine di governare col Pd, mentre Alfano, e soprattutto Parisi, si mettono in gioco per evitare che questo avvenga. D’altronde nemmeno il cinismo andreottiano che aveva, dopo l’89, elaborato la teoria dei due forni, si era mai spinto a trattare un alleato come Renzi ha fatto con Alfano, in un crescendo di provocante e arrogante sarcasmo.

Resta una domanda. Quanto possono spostare due persone, per quanto ormai famose e con buona visibilità come Pisapia e Parisi? In un sistema falsamente democratico come quello della telecrazia, dove il consenso é affidato a quattro-cinque busti televisivi, e ai loro punti di riferimento politici, non poco. Se, però, essi avranno una reale funzione politica. Se, ad esempio, Pisapia riuscisse a portare dalla sua un altro pezzo di Pd che non accetta il possibile, anche se non certo numericamente, patto di governo con Berlusconi, la sua funzione, nella lista di contestazione da sinistra di Renzi, sarebbe essenziale. In caso contrario aggiungerebbe solo il suo nome alla lista (che dovrà per forza essere unica) collocata a sinistra del Pd. Parisi si trova ad affrontare problemi di ancora più ardua soluzione. Anche con lui quell’area non pare destinata a superare con facilità l’asticella del cinque per cento, anzi. In più, una lista del genere dovrebbe distinguersi, lo sostiene oggi lo stesso Parisi, per bloccare l’accordo tra Renzi e Berlusconi, collocandosi così ad un tempo più a sinistra di Forza Italia e alla sua destra, dove già insistono Salvini e Meloni. Un bel rompicapo. Resta, nella politica di oggi, il fatto che partiti con un nome di persona e non una storia, senza organizzazione, iscritti e sedi, possono funzionare, eccome. Il caso di Grillo in Italia e di Macron in Francia è lì a dimostrarlo. I due P che fine faranno?

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Commenti all'articolo
  1. Nelle mani di Renzi non sono solo i due P. a rischiare una brutta fine. Al centro i reduci di FI e del campo cattolico possono mettersi insieme, così come a sinistra possono fare le varie anime di quello che una volta era l’eurocomunismo.
    Importante per entrambi è che l’operazione assurga a “elemento politico” e non sia soltanto il ritrovarsi all’ora dell’aperitivo.
    In Francia, in casi di questo tipo, esce fuori un “ressemblement”; qui da noi, forse, ci vuole di più.

  2. una domanda secca. Dove vedi collocato il PSI?
    1)appoggio al Pd con una presenza di candidati PSI
    2)se si scende al 3% Lista presentata in modo autonomo(con una apertura -alleanza con…..
    3)unirsi,o far unire a noi l’area di Pisapia
    4)altra soluzione

  3. In politica, la personalizzazione e il leaderismo sono ormai un dato di fatto, e non a caso la politica “attinge” candidati dalla sfera delle Amministrazioni locali, dove vige l’elezione diretta del primo cittadino, ossia della figura che identifica e “personalizza” la lista, concentrando su di sé l’attenzione del corpo votante.

    E’ anche possibile che le risultanze delle elezioni comunali dell’11 giugno, che riguardano fra l’altro un buon numero di Capoluoghi di provincia, e anche qualche Capoluogo di Regione, forniscano dati ed elementi ai Leader politici per confermare o rivedere la rispettiva linea sulla legge elettorale, e pure sui tempi del voto.

    Ma i partiti “maggiori” sembrerebbero comunque orientati ad andare sul proporzionale, e poco interessati alle coalizioni coi “minori” loro alleati, giusto per “contarsi” e misurare la propria forza numerica, e d’altronde, visto che siamo diventati quantomeno tripolari, quanto a distribuzione del voto, il maggioritario – pensando al Collegio uninominale – potrebbe semmai assegnare la maggioranza, e la guida del Governo, ad un partito che è invece minoranza nel Paese (come non da oggi ci sentiamo dire).

    Paolo B. 03.06.2017

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