giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Macron oltre il ‘900?
Pubblicato il 12-06-2017


Era scontata la vittoria di Macron alle legislative transalpine, sull’onda dell’affermazione alle presidenziali. C’è da giurare che adesso i “Macron cresceranno” nella politica italiana, Renzi e Berlusconi in testa, che magari già pensano a nuovi inciuci. Il neoeletto presidente francese infatti, incarna il modello del politico post-moderno: mediatico e privo di riferimenti ideologici, al netto dei gossip sull’età della “premiére dame” e sui suoi presunti orientamenti sessuali.

Le elezioni francesi sembrano avere ulteriormente riscontrato il paradigma delle “due destre”, descritto tra gli altri dal sociologo Marco Revelli con grande efficacia e fondato su di una dialettica tra una destra cosiddetta “sovranista”, un tempo definita come nazionalista e plebiscitaria, e una destra liberista e globalista. Un paradigma che nelle recente elezioni americane, con la vittoria di Trump sulla Clinton ha avuto rappresentazione, anche se con esito diverso da quello francese.

Macron però, rappresenta una variante delle “Due destre”. E così in Francia la competizione per le presidenziali è avvenuta tra una destra sostenitrice della sovranità nazionale in nome di quei ceti sociali più penalizzati dal “pensiero unico” mondialista, con reminiscenze della “grandeur” transalpina e del gaullismo, e una proposta politica il cui leader è un tecnocrate “prestato alla politica”, in specie un banchiere che ha lavorato per Rothschild (una delle famiglie ritenute dai “complottisti” ai vertici del “governo occulto del mondo”), in cui gli interessi dell’establishment finanziario e capitalistico si legano al mantra dei diritti civili transnazionli, con qualche blando riferimento ai temi sociali per evitare conflitti collettivi. In questa nuova dialettica si è consumata in due tempi, presidenziali ed elezioni politiche, la sostanziale scomparsa dalla scena politica francese dei socialisti, i quali abdicando alla loro funzione storica di forza di sinistra riformista in grado di candidarsi e di governare il paese in rappresentanza dei ceti popolari, come avvenne con Mitterand, hanno perso il contatto con la realtà sociale e sono affondati, dando con Hollande un acritico sostegno a Macron, come del resto è avvenuto con il Pasok in Grecia, mentre il sostegno alle politiche di stampo mercatistico, hanno messo in crisi il Labour Party in Gran Bretagna e i socialisti in Spagna e consegnato la Spd, all’ordoliberalismo della Merkel, per tacere dell’Italia in cui il Pd di Renzi ha promosso (contro)riforme economiche e sociali di impronta liberista, dal Job Act alla cosiddetta “Buona scuola”, bocciate dai cittadini nel voto per il referendum costituzionale, che ha impedito per il momento la deriva oligarchica all’Italia.

Con Macron si profila una nuova omologante area politica senza coordinate storico-culturali legate alle ideologie del Novecento per il governo di un’Europa il cui cuore è in atto quello di banche e finanza, mentre le politiche di accoglienza dei migranti finiscono per legarsi ad una sorta di cosmopolitismo di mercato e non all’autentica solidarietà predicata da Papa Francesco: altro che la ripresa del Manifesto di Ventotene a cui nel suo “sermone” domenicale ieraticamente Eugenio Scalfari non manca di riferirsi, visto che quel modello di federalismo europeo niente altro era che un’ipotesi di socialismo democratico, anche dai tratti collettivistici.

Niente più sinistra riformista e di governo dunque?: quella che Norberto Bobbio efficacemente riassumeva così: “una politica egualitaria è caratterizzata dalla tendenza a rimuovere gli ostacoli (per riprendere l’espressione del già citato articolo 3 della nostra Costituzione)…”?

Attenzione però, alle hegeliane “dure repliche della Storia”!

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Se Maurizio me lo permette pubblico a commento il programma di Macron riprendendolo da Il sole 24 ore. Io non lo definirei affatto di destra e se larga parte di elettorato socialista, ha preferito lui al camdidato del Psf e se alle legislative En marche ha svuotato il partito socialista qualche motivo (anche di affinità) ci sarà…

    I principali punti del programma:
    -Piano d’investimenti da 50 miliardi (incentrato sulla formazione e l’aumento delle competenze, la transizione energetica e la modernizzazione dello Stato)
    -Calo della pressione fiscale sulle imprese, dal 33,3% al 25%
    -Fondo da 10 miliardi destinato a finanziare l’innovazione nell’industria
    -Trasformazione del Cice (il credito d’imposta da 20 miliardi per le aziende) in esonero contributivo sulle retribuzioni più basse
    -Riduzione di 60 miliardi della spesa pubblica, per farla scendere dall’attuale 57% del Pil al 52%
    -Taglio di 120mila dipendenti pubblici
    -Prelievo unico del 30% sui redditi da capitale
    -Attenuazione della tassa patrimoniale, che verrebbe applicata solo sui redditi immobiliari e non più su quelli da capitale
    -Dieci miliardi di alleggerimento fiscale sulla casa
    -Varo di un “Buy european act” perché le commesse pubbliche siano riservate a imprese che hanno in Europa almeno la metà della loro attività
    -Realizzazione di un’Europa della difesa con un fondo specifico
    -Creazione di un mercato unico europeo dell’energia e dell’economia digitale
    -Trasferimento a livello di azienda delle decisioni sulla durata dell’orario di lavoro (mantenendo quella legale a 35 ore)
    -Sospensione dell’indennità di disoccupazione a chi rifiuta più di due offerte di lavoro
    -Aumento del budget della difesa dall’1,7% al 2%
    -Apertura degli uffici pubblici la sera e il sabato
    -Creazione di un servizio militare obbligatorio universale di un mese
    -Varo di una riforma delle pensioni che preveda una sola cassa e regole uguali per tutti, con l’abolizione dei regimi speciali
    -Legge di moralizzazione della vita pubblica che preveda per i parlamentari il divieto di retribuire dei familiari e di avere attività di consulenza

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