giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Una valutazione politica sulle legge elettorale
Pubblicato il 05-06-2017


Penso che tutti i compagni abbiano visto che il Segretario ha assunto posizioni nette e pubbliche sulla legge elettorale. Molti compagni mi hanno chiesto se ho condiviso i giudizi positivi espressi sulla legge.
Non so davvero come e dove rispondere,non solo non li ho condivisi, ma nessun organismo, direzione o segreteria è stato convocato per decidere la posizione ufficiale del partito.
La mia posizione l’ho espressa sia nel documento di Salerno, sia al congresso di Roma, ritengo che con questo Pd, non si possa avere nessuna prospettiva politica, se l’orizzonte è volto verso destra, invece che a Sinistra. Non si tratta di battaglia di retroguardia sugli sbarramenti, si tratta di pura valutazione politica sulla prospettiva del partito e della Sinistra. So che la mia posizione può essere assolutamente minoritaria all’interno del partito, ma per dignità e coerenza rimango totalmente contrario a quanto si sta prospettando.
Vedo un disegno politico che sembra tendere alla rinascita della vecchia democrazia cristiana e non del pentapartito, come qualcuno sembra vedere. Un disegno politico non più riformatore teso alla pura e semplice gestione del potere che manda in soffitta ogni volontà anche leopoldiana.Certo dobbiamo fare i conti con i grandi partiti che sembra si siano messi d’accordo, ma rimango convinto che un conto è una prospettiva politica di fusione nel Pd nel quale possa entrare la cultura riformista laica e radical socialista, un conto è essere eletti nelle liste di un Pd, che non ha perso, anzi ha rafforzato la sua cultura egemonica, come dimostra anche sui territori. Perdonate gli eretici io rimango su percorsi diversi.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

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Commenti all'articolo
  1. L’ultimo capoverso di questo articolo sembra fare una grossa e significativa differenza tra “l’essere eletti nella lista di un PD…”, rispetto invece ad una eventuale “fusione nel PD”, dal momento che la seconda circostanza aprirebbe una prospettiva politica di non scarso e piccolo rilievo, ossia quella di immettere in quel partito la cultura riformista, laica e radical socialista.

    Mi esimo dall’entrare nel merito dell’una o altra ipotesi, ma io non riesco francamente a scorgervi una così grande differenza riguardo all’aspetto di cui sopra, perché la percentuale di consenso che viene accreditata al PD, vista congiuntamente al sistema elettorale che si va profilando, può renderlo, o farlo sentire, autosufficiente, e quindi comprensibilmente legato alla propria cultura politica.

    Paolo B. 05.06.2017

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