martedì, 25 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Migranti: Juncker, sforzi extra per aiutare Italia
Pubblicato il 30-06-2017


Juncker-UEIl presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha promesso “sforzi supplementari” con l’obiettivo di aiutare “Italia e Grecia nella battaglia difficile ed eroica” che stanno conducendo sui migranti. Ma l’idea del governo di dirottare le navi delle Organizzazione non governative verso i porti di altri Stati membri rischia di scontrarsi a ostacoli politici e logistici senza cambiare in modo sostanziale i numeri degli sbarchi in Italia.

“I migranti soccorsi dalle imbarcazioni delle Ong che battono bandiera francese o spagnola potrebbero essere sbarcati in Francia o Spagna, ma dipende dalla disponibilità dei singoli paesi”, ha spiegato una fonte comunitaria: “Capiamo la situazione perché se i numeri restano quelli degli ultimi giorni la situazione diventerà ingestibile”. Tuttavia il numero di sbarchi di navi di Ong che battono bandiera di un altro paese sono solo una “piccola porzione” rispetto al totale delle imbarcazioni che operano al largo della Libia, ha sottolineato la fonte. La maggior parte dei salvataggi viene effettuato dalla guardia costiera italiana, da navi che partecipano alle missione Ue Sophia e Triton e da mercantili.

Nel 2016 le navi delle Ong hanno condotto appena il 22% dei salvataggi nel Mediterraneo centrale contro il 46% da parte di imbarcazioni della polizia di frontiera, della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera italiana, secondo un documento della Commissione pubblicato lo scorso febbraio. Teoricamente il porto di destinazione dei migranti dovrebbe essere a Malta, perché gran parte dei salvataggi al largo della Libia avvengono nella zona di ricerca e soccorso maltese. Ma c’è un accordo tacito tra Roma e la Valletta che prevede gli sbarchi in Italia, perché l’isola del Mediterraneo è troppo piccola per gestire migliaia di migranti.

Quel che ha chiesto il governo di Paolo Gentiloni – si sottolinea a Bruxelles – è una modifica dell’automatismo che porta alla designazione dei porti in Italia, non necessariamente per procedere a sbarchi a Malta, ma in altri Stati membri. La discussione politica avverrà in una riunione informale dei ministri dell’Interno dell’Ue la prossima settimana in Estonia. I problemi sono legali, logistici e politici. Le missioni Ue che operano al largo della Libia designano esplicitamente l’Italia per gli sbarchi: per modificare le regole di ingaggio di Sophia serve l’unanimità dei 28, mentre per cambiare il mandato di Triton occorre il consenso di tutti gli Stati membri partecipanti. Una volta escluse le imbarcazioni italiane e quelle delle missioni Ue, restano solo le navi delle Ong: 14 imbarcazioni che battono bandiera di Malta, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito. “Difficile imporre a una Ong tedesca di sbarcare i migranti a Amburgo”, spiega un funzionario comunitario. Restano dunque Spagna e Francia. Se dal premier spagnolo Mariano Rajoy è arrivata un’apertura, il presidente francese Emmanuel Macron ieri a Berlino ha voluto fare la distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici. “La posizione della Francia sugli sbarchi non è ancora chiara”, ammette il funzionario. E anche le navi delle Ong spagnole e francesi dovessero sbarcare i migranti nei loro porti, “la pressione sull’Italia diminuirebbe solo un po’”.

Nel frattempo, malgrado il sostegno alle richieste italiane, Juncker ha mostrato segnali di irritazione nei confronti di chi accusa l’Ue di non muoversi sulla crisi migratoria. “Abbiamo agito, non lascerò dire che non è stato fatto nulla”, ha detto il presidente della Commissione: “La Commissione ha stanziato nel 2016 e 2017 10,2 miliardi di euro per la crisi dei migranti”. Si è trattato di “un grande sforzo” – ha spiegato Juncker – perché “le risorse non sono state messe a disposizione dagli Stati membri” ma da “tutti i commissari che hanno dovuto cedere somme importanti”. Juncker ha rivendicato anche il lancio del corpo di guardia-coste e guardia-frontiera dell’Ue. “È una politica già fatta. Abbiamo dispiegato in Grecia più di 800 soldati, poliziotti e guardia-frontiere, più di 300 in Italia, 200 alla frontiera bulgaro-turca e un centinaio in Spagna”. Per Juncker, “la protezione delle frontiere sta funzionando”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento