sabato, 22 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Nencini: a Bari per celebrare i 125 anni di socialismo
Pubblicato il 14-06-2017


Nencini“Chiamiamolo Nuovo Ulivo, chiamiamolo Campo del centrosinistra, chiamiamolo come ci pare, ma una coalizione che tenga insieme i simili è ormai assolutamente necessaria”. Ne è convinto Riccardo Nencini, segretario del Psi e viceministro delle Infrastrutture. “Che Fratoianni dica no a Renzi non mi stupisce – afferma Nencini in un’intervista al Mattino – Che lo dica Bersani, con la sua storia di ex presidente della Regione Emilia-Romagna, di ex ministro, di ex candidato premier del centrosinistra, mi sembra di sicuro la cosa più incomprensibile della politica italiana”. Dalle amministrative arriva l’indicazione che “il centrosinistra ha una forza elettorale che non può essere sacrificata per le nostre beghe interne. È chiaro che senza il Pd non può esistere il centrosinistra, ma è altrettanto vero che il centrosinistra non può essere rappresentato soltanto dal Pd”, osserva Nencini. “Non si può immaginare, da parte dei democrat, un partito degasperiano che come nel ’48 sia autonomo nella sua maggioritaria capacità di consenso. Lo stato del Paese non ci dà questa lettura. La coalizione è necessaria. Poi – conclude Nencini – è naturale che non qualsiasi coalizione vada bene. Pisapia certamente va coinvolto, certa sinistra radicale certamente no”. Il segretario del Psi ha poi annunciato l’appuntamento di Bari dove il 30 giugno e 1 luglio “celebriamo i 125 anni del socialismo italiano. E’ una buona occasione per riunire i protagonisti di una storia di libertà che ha reso l’Italia più civile. Ed è un’ottima opportunità per raccogliere compagne e compagni che hanno fatto scelte diverse. Forza, le porte sono spalancate”. E parlando del centrodestra aggiunge: “Non è fantapolitica, ma tra grillini e Lega è in corso una marcia di avvicinamento. Non approderà ad accordi prima delle elezioni ma attenzione al dopo. Su Europa, Euro e migranti troppi punti in comune”.

Passata la sbornia delle elezioni subito dopo l’accantonamento della riforma elettorale, i toni si placano e si può tornare a ragionare su come rivedere il centrosinistra in vista della fine della legislatura prevista per il prossimo anno. Tra i nomi che circolano nel dibattito di questi giorni è tornato di Romano Prodi: l’ideatore dell’Ulivo e poi dell’Unione che aveva alla base la convinzione di costruire una coalizione vasta come unico modo per portate il centrosinistra alla vittoria. E Prodi ha vinto due volte. Nel 1996 e dieci anni dopo nel 2006.

“L’ipotesi di dialogo con D’Alema è negata dalla realtà”, dice Matteo Renzi. “Serve un centrosinistra largo, nessuno escluso” ribatte Giuliano Pisapia. Si può stare tutti insieme, insiste l’ex sindaco di Milano, con riferimento al nome del nuovo soggetto della sinistra che terrà a battesimo il prossimo primo luglio. Magari con Romano Prodi a fare da federatore. Renzi guarda invece ora ai ballottaggi delle comunali, ad alto tasso di incertezza: dopo il “pareggio” del primo turno saranno, afferma, una sfida ai “rigori” con il centrodestra. “Se Prodi fosse disponibile a candidarsi a Palazzo Chigi – ha detto Giuliano Pisapia a ‘diMartedì’ – ci metterei la firma, però mi sembra che lui non sia disponibile”. Non si è fatta attendere la risposta di Prodi: “Io sono un pensionato, anzi, un felice pensionato”.

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