venerdì, 24 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Nessuno è profeta in patria
Pubblicato il 12-06-2017


“Nessuno è profeta in patria”, avrà pensato Grillo, vedendo i pessimi risultati del suo movimento a Genova. Città natale del comico-padre-padrone dell’universo a Cinque Stelle.

E non credo si sia consolato molto nell’osservare che, almeno a livello comunale, la sua creatura abbia preso scoppole a destra e a manca, raccogliendo risultati che non lasciano alcun dubbio sul fatto che sia il M5S lo sconfitto per eccellenza di questa tornata.

Certo, la pubblicità che arrivava dai comuni amministrati dal Movimento non era delle migliori. Raggi, ed ora anche Appendino, non sembrano essere due fiori buoni da portare all’occhiello. Tra l’assenza di piani per la sicurezza per manifestazioni di piazza a Torino, e la presenza ancora di mucchi di immondizia per le strade a Roma, l’onestà è divenuta invisibile, perché coperta da tanta incompetenza.

Ovviamente, oltre a questo aspetto, e pur se Grillo ha tentato, attraverso la sua presenza fisica, di marcare presenza e visibilità del Movimento sul territorio, l’assenza di una vera ramificazione capillare, fatta di militanti e sezioni, si dimostra ostativa alla raccolta di un voto che, molte volte, è racimolato porta a porta.

A tutto ciò non sopperisce la rete. Non adatta a costruire quei legami e quelle relazioni, che fanno la differenza nelle elezioni amministrative.

Comunque, è evidente che, al di là della tipologia di elezione svolta, il messaggio mandato a Grillo ha anche un forte sapore politico. In cui il gusto prevalente probabilmente è l’inconcludenza, se non anche l’incompetenza, del personale grillino.

E questo aspetto, a contrario, potrebbe essere provato dalla vittoria di un ex grillino: Pizzarotti.

Il sindaco uscente di Parma, cacciato da Grillo per eccesso di “eterodossia”, ha stretto un forte legame, in questi cinque anni di mandato, con la sua città. La quale lo ha premiato al primo turno con un buon 34.78 per cento. Lasciandosi alle spalle il candidato del Partito Democratico, Scarpa, distanziato di due punti percentuali.

E’ evidente che l’elettorato ha giudicato positivamente il suo operato; altrimenti, una macchina potente, organizzata e radicata, come è l PD emiliano, avrebbe avuto probabilmente buon gioco verso un candidato senza partito.

Ma, forse, nella vicenda Pizzarotti, oltre alla competenza per una buona gestione del comune di Parma, è stata vista anche la capacità di essere uomo libero, rispetto al suo ex movimento, e agli apparati.

L’essere stato un “eretico” rispetto al diktat grillino, ed aver mantenuto le sue posizioni nonostante la possibilità (poi, verificatasi) di un’espulsione da parte del deus ex machina, Grillo. Il non essere venuto a compromessi con altri partiti quando si è trovato orfano del suo movimento, che gli avrebbero potuto garantire un avvenire politico più sicuro, probabilmente ha fatto di Pizzarotti una persona credibile.

Competenza, autonomia decisionale e radicamento territoriale, sembrano essere le caratteristiche mancate ai Cinque Stelle per poter avere un buon risultato alle ultime amministrative; tanto da essere fuori dai ballottaggi nelle principali realtà dove si è votato.

Queste sono regole generali, valevoli per tutti. E una lezione che Grillo potrebbe imparare proprio da un suo epurato. Forse…

Raffaele Tedesco

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Osservo che piu’ d’uno si sta concentrando sul risultato elettorale avuto dai Cinque Stelle l’11 giugno, che farebbe “tirare il fiato” ai partiti tradizionali, ma non mi sembra che i medesimi possano gioire piu’ di tanto di fronte alle cifre dell’astensionismo e al moltiplicarsi delle liste civiche, ossia un insieme che pare essere sintomo di sfiducia e delusione, mentre, paradossalmente, in tanti guardano alla politica per poter uscire dai problemi che assillano la nostra societa’ (assegnano cioe’ alla politica quel ruolo importante e primario che le compete, e che un tempo riusciva a svolgere in modo pieno).

    Non andrebbe poi dimenticato un altro non secondario aspetto, ossia il fatto che alle “amministrative” sono per solito avvantaggiate le forze che hanno radicamento territoriale, quali i partiti tradizionali, oppure le formazioni che candidano personalita’ localmente conosciute anche fuori dall’ambito politico, come succede appunto per le liste civiche, mentre quando si passa invece al voto nazionale l’elettore guarda piuttosto alla figura del Leader, e del resto e’ cosi’ ormai per tutte le forze politiche, anche quelle che semmai gridono al populismo, e alla deriva plebiscitaria, ovviamente in casa d’altri.

    Paolo B. 16.06.2017

  2. Caro Paolo, prima di tutto mi scuso con te per il fatto di risponderti solo ora. Quello che dici è tutto giusto.Ed infatti, in un passaggio, ho voluto sottolineare che quello che vale per i 5S dovrebbe valere per tutti. E c’è comunque poco da stare allegri, anche alla luce di come sia andata a finire. Però, a mio giudizio, i 5S non sono solo populisti, ma anche incompetenti. Quindi, diciamo “pericolosi”, perchè l’incompetenza può fare danni inenarrabili. Come ho avuto modo di scrivere oggi, la sconfitta della sinistra (e del PD in particolare) alle amministrative, dovrebbe far riflettere. Ma, mi pare, che di tale riflessione ci sia poca presenza. Come, del resto, si è fatto poco tesoro del segnale lanciato dalla gente votando Grillo. La ringrazio dell’attenzione. Saluti fraterni. Raffaele.

Lascia un commento