venerdì, 23 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

New Horizons. Oltre i limiti dell’antroposfera
Pubblicato il 05-06-2017


In Sud Africa e in Argentina, sono arrivati gruppi di tecnici della NASA, installatori con sofisticati strumenti dotati di ottiche di precisione da puntare verso il cielo notturno e apparati elettronici per registrare, in grande dettaglio, variazioni infinitesimali nella luminosità e nello spettro di una minuscola stellina. Fortunatamente il cielo era sereno, l’osservazione ha avuto successo. Ora seguiranno settimane e mesi di analisi dei dati, assieme a quelli che saranno raccolti in altri due prossimi appuntamenti: il 10 e il 17 Luglio.

170530-MU69occTelescopio-CapeTown2Tutta colpa di 2014MU69 che è un pezzo di roccia irregolare (potrebbe essere ghiaccio sporco con sostanze più pesanti o volatili: la stessa composizione delle comete). È largo trenta chilometri. Percorre un’orbita lunga trecento anni attorno al sole. Si trova oltre plutone, nella fascia di Kuiper. Il 3 Giugno è passato davanti a una stella della giusta luminosità, in modo da proiettare un cono d’ombra sulla Terra, percepibile per poco più di un secondo, lungo un sentiero stretto trenta chilometri, prima in Sud Africa poi in Argentina. Cono d’ombra, si fa per dire! La variazione della luminosità della stella è stata rivelata e analizzata da un sensore fotografico montato in un telescopio dell’ultima generazione con uno specchio di sedici pollici. Venti di questi nuovi telescopi sono stati piazzati lungo il sentiero pronti a catturare l’attimo fuggente e avere più informazioni su 2014MU69 assieme ad altri trenta telescopi meno recenti. Innanzi tutto per capire se c’è qualche cosa in grado di interferire con la sonda New Horizons che, lanciata il 19 Gennaio 2006, dopo aver visitato Plutone e il suo compagno Caronte nel 2015, sta avvicinandosi al nuovo appuntamento di capodanno 2019. Tredici anni di viaggio attraverso il Sistema Solare fino ai confini esterni dove il sole brilla di una luce penetrante ma puntiforme, insufficiente per scaldare e per alimentare i pannelli fotovoltaici. Così servono venti chili di plutonio per alimentare il generatore elettrico in grado di far funzionare gli strumenti di bordo e generare il fascio di microonde che raggiunge la terra, in poco più di sei ore, per trasmetterci fotografie e dati. Quei venti chili di plutonio scatenarono le proteste del solito gruppetto di pseudo-ecologisti che pretendevano di annullare il lancio per paura di contaminazioni.

Ricordiamo le tappe del viaggio di New Horizons: il 7 Aprile 2006 attraversa l’orbita di Marte; l’11 Giugno incontra l’asteroide 2002JF56 e trasmette immagini e dati; in Settembre trasmette la prima immagine fioca della sua meta, Plutone; il 28 Febbraio 2007 si avvicina al pianeta Giove per sfruttarne l’effetto fionda e guadagnare velocità; in Settembre effettua la prima correzione di traiettoria; in Giugno 2008 attraversa l’orbita di Saturno; il 30 Giugno 2010 effettua la seconda correzione di traiettoria; il 18 Marzo 2011 attraversa l’orbita di Urano; il 15 Luglio 2014 effettua la terza correzione di traiettoria; il 25 Agosto attraversa l’orbita di Nettuno; il 6 Dicembre esce dall’ibernazione per effettuare la complessa serie di manovre che permetteranno l’incontro spettacolare con Plutone e il suo compagno Caronte il 14 Luglio 2015.

Quello del 14 luglio 2015 è stato un incontro spettacolare che ci ha svelato un mondo nuovo, inaspettato. Intanto Plutone è diverso da come lo immaginavamo. E’ pieno di sfumature e di colori. Immerso in nebbie e brine di azoto, metano e ossido di carbonio, con una crosta costituita da ghiaccio d’acqua dura come il granito, una grande pianura a forma di cuore con l’assenza di crateri che ne testimonia la formazione recente (Sputnik Plantia). Da quel momento Plutone è diventato il mondo degli innamorati! Forse, sotto la crosta, c’è anche un oceano di acqua liquida profondo un centinaio di chilometri, mantenuto caldo da materiali radioattivi e dalle maree provocate dall’interazione col compagno Caronte. L’incontro con Plutone ha fatto crollare definitivamente la nostra presunzione di dinamiche vitali solo nella fascia temperata vicina all’orbita terrestre. Dopo i satelliti di Giove e di Saturno, dove certamente si trovano profondi immensi oceani, compatibili con la vita di tipo terrestre e scenari dove il liquido vitale potrebbe essere il metano a -180°C, anche la coppia Plutone Caronte si aggiunge all’elenco. C’è l’ennesima conferma che l’acqua e gli idrocarburi sono fra i composti più abbondanti nel Sistema Solare, che sembra fatto apposta perché possa ospitare nuovi nuclei di civiltà umana con opifici e stazioni spaziali in orbita attorno alla Terra, attorno agli altri pianeti, tra gli asteroidi per sfruttarne le immense ricchezze minerarie.

L’incontro del capodanno 2019 con l’asteroide MU69 non sarà così spettacolare. Dobbiamo però dire che sappiamo così poco della composizione della cintura di Kuiper che ogni incontro ravvicinato può riservare delle sorprese. Per inviare una nuova sonda da quelle parti ci vogliono, come minimo, altri dieci anni. Allora mettere qualche telescopio in più lungo il sentiero del cono d’ombra in Sud Africa e in Argentina è utile per massimizzare il risultato della raccolta dei dati. Teniamo anche conto che alcune nuvole dispettose potrebbero oscurare uno o più punti d’osservazione e che è facile un errore, di qualche centinaio di metri, nel calcolo della traiettoria del cono d’ombra. Così la collocazione dei telescopi tiene conto anche di queste possibilità per aumentare la probabilità che ci siano un certo numero di osservazioni utili. Poi ci sarà un anno di tempo per studiare il risultato, per definire la forma e la composizione dell’asteroide e se ci saranno degli oggetti indesiderati a sbarrare la strada. La notte di capodanno 2019 New Horizons passerà, alla velocità di 56 mila chilometri orari, il più vicino possibile all’asteroide con gli strumenti e le macchine fotografiche perfettamente tarati per raccogliere, in un istante, una quantità enorme d’informazioni. Come è avvenuto nel corso del flyby di Plutone nel 2015, tutti i sistemi di bordo saranno offline per massimizzare la velocità di cattura. Solo dopo i dati raccolti saranno “srotolati” e trasmessi a Terra. Ci saranno ancora oltre sei ore di suspense, qualche decina di minuti in più rispetto a Plutone, perché la distanza sarà più grande.

Sarà l’oggetto più lontano mai raggiunto da uno strumento scientifico di osservazione e di misura. Sulla sonda c’è anche tecnologia italiana: Galileo Avionica (società di Finmeccanica) partecipa alla missione con i suoi sensori stellari per il sistema di guida e controllo d’assetto del veicolo. Quando New Horizons fu lanciata l’asteroide MU69 non era ancora stato scoperto: questo è un altro primato. Come ci ricorda Adriano Autino è un altro passo verso un mondo più grande dove la cintura di Kuiper è l’estensione dell’antroposfera. E’ il traguardo raggiunto dall’umanità, che non vuole limiti, nel secondo decennio di questo nostro ventunesimo secolo.

Daniele Leoni

Documentazione:

http://pluto.jhuapl.edu/Mission/KBO-Chasers.php

https://cdan4th.wordpress.com/2017/06/02/mu69occ_2/

http://pluto.jhuapl.edu/Mission/index.php

http://pluto.jhuapl.edu/News-Center/News-Article.php?page=20170525

https://www.nasa.gov/ames/ocs/2016-summer-series/alan-stern

http://newton.corriere.it/PrimoPiano/News/2006/01_Gennaio/30/new-horizons.shtml

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