martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Olindo Vernocchi, 
con il partito sempre
Pubblicato il 23-06-2017


Olindo_vernocchiIn tutte le storie del movimento socialista italiano il suo nome è presente, col ricordo della intensità della fede, della serietà e coerenza dell’impegno, del legame fortissimo con i lavoratori che ne caratterizzarono la vita. Olindo Vernocchi nacque a Forlimpopoli il 12 aprile 1888. Il padre era medico condotto, ma Olindo non ne seguì le orme. Compiuti gli studi primari e secondari, volle imboccare una strada diversa, iscrivendosi a Legge presso l’Università di Bologna. Presto, però, al Diritto il giovane associò la politica, e più in particolare quella di ispirazione socialista. Dotato di buona capacità oratoria, venne indirizzato dai gruppi socialisti del forlivese alla propaganda, che svolse con passione, guadagnandosi una crescente notorietà e vaste simpatie. Sbocco naturale di questa attività fu il passaggio all’impegno amministrativo che avvenne nel 1910, quando lo si volle consigliere comunale nella città natale. Olindo partecipò al congresso nazionale del PSI che si tenne ad Ancona e fu successivamente impegnato negli scioperi della cosiddetta “settimana rossa”. Di lì a poco assunse la direzione de “La Lotta di classe”, vivace portavoce dei socialisti del forlivese..Presto però l’inizio della Grande Guerra lo portò lontano dalle redazioni e dalle tipografie, come pure dall’attività politica. Vestì infatti il grigioverde, ma in considerazione della sua posizione politica venne inviato a prestare servizio in Sicilia, ad Agrigento, presso l’ufficio di maggiorità del X reggimento fanteria.

Nella città dei templi con la dovuta attenzione collaborò coi socialisti del PSI che lavoravano per dare una solida organizzazione alla locale sezione del partito e alla Camera del lavoro e limitare la presenza dei socialriformisti del PSRI. Che localmente avevano un certo seguito.  Nel giugno del ’19 venne congedato. Passò allora a Roma, dove  lavorò nella redazione dell’Avanti!, ma anche nella organizzazione del partito. Il ritorno della pace aveva rimesso in moto il quadro politico e il partito socialista cresceva rapidamente e si affermava come pilota di vaste forze rinnovatrici nel paese e nel parlamento, ma i vecchi partiti moderati si mostravano incapaci di risolvere i tanti problemi che la società presentava e la reazione preparava una sua risposta attraverso le squadracce fasciste. All’interno del PSI, dove lo scontro tra le correnti diveniva sempre più duro e foriero di scissioni e conseguente indebolimento, Vernocchi si schierò con gli unitari, e nel congresso di Livorno del  gennaio  1921- da cui nacque il PCd’I – e  in quello di Roma dell’ottobre 1922 –  da cui nacque invece il PSU – fu con quanti non intendevano rinunziare ai caratteri storici del socialismo italiano. L’avvento del fascismo e la sconfitta delle forze di progresso lo convinsero della necessità che la sinistra costituisse un fronte unico  e per questo, in vista delle elezioni del ’24, propose la presentazione di una lista di convergenza dei vari gruppi da contrapporre alla “lista nazionale” promossa dai fascisti.

Non venne però ascoltato. Chiamato alla direzione dell’Avanti! con Nenni e  Momigliano, sostenne la linea di forte opposizione e di resistenza al nascente regime, di cui denunziò violenze e crimini. Quando nell’aprile del ’25 Tito Oro Nobili si dimise da segretario del partito, gli subentrò nella carica, e difese l’individualità del partito nei confronti dei comunisti e dei socialdemocratici, lavorando per dare al PSI  una organizzazione adatta alla mutata situazione assieme a una certa libertà di movimento all’interno di ciò che rimaneva  dello schieramento di sinistra. Nello scorcio del ’26, entrate in vigore le leggi  eccezionali e sciolti per conseguenza i partiti antifascisti, i quadri più attivi vennero arrestati o sottoposti alla vigilanza della polizia. Olindo Vernocchi  lavorò allora alle dipendenze della compagnia di assicurazione Phoenix e successivamente de La Fondiaria, senza  perdere la speranza  nel ritorno della libertà. Pur essendo sempre vigilato dalla polizia, si sforzò di tenere vivi i rapporti con vecchi e nuovi oppositori del regime, che come lui criticavano duramente la politica guerrafondaia di Mussolini.

Il 22 luglio del 1942 partecipò con Lizzadri, Romita, Canevari e altri alla riunione nella quale di decise la rifondazione del Partito socialista. Successivamente coi rifondatori intensificò i contatti con i vecchi compagni delle varie regioni, facendo sì che nascessero  gruppi socialisti attivi nella diffusione di stampa clandestina. Pochi mesi dopo la situazione precipitò. L’arresto di Mussolini, il 25 luglio del ’43, poi la firma dell’armistizio, il 9 settembre, e l’inizio della Resistenza armata contro i nazifascisti, segnarono l’inizio di una fase nuova della lotta politica. Vernocchi fece parte della Direzione nazionale del partito e lavorò per articolare l’organizzazione socialista nell’ Italia liberata. La fine della guerra con la sconfitta dei nazifascisti lo vide tra i dirigenti più impegnati, avendo come obiettivo l’unità sindacale, il rafforzamento del partito e l’Assemblea Costituente.

Il 2 giugno del 1946 venne eletto alla Camera nel Collegio Unico Nazionale, nel gennaio del ’47, sempre su posizioni unitarie,  contrastò la scissione socialdemocratica, che portò alla nascita del PSLI  indebolendo  seriamente il PSI nei confronti del PCI e della DC, come evidenziarono le successive elezioni del ’48. Da qualche tempo  presidente del consiglio di amministrazione dell’ Istituto Luce, ne accompagnò la trasformazione e ne promosse la nuova produzione finalizzata con spirito  rinnovato a una puntuale informazione dei principali avvenimenti del momento. Sempre legato al partito, del quale seguiva con fede immutata la politica, Olindo Vernocchi prese parte al congresso tenuto a Roma nel gennaio del ’48. Fu quello l’ultimo suo atto politico. Due mesi dopo, il 9 marzo, cessò di vivere. Ai funerali, tenuti con la partecipazione di una folla strabocchevole di compagni e lavoratori, intervennero tra gli altri Nenni, Basso, Lizzadri e Pieraccini.

Giuseppe Miccichè

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