domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Paesi africani senza acqua, scuola, cibo e… Pace
Pubblicato il 12-06-2017


conferenza nazionale svoltasi a Genova con la cooperazione – ministero esteri Unhcr – ONG e Scuole superiori

È bene iniziare a comunicare – a ogni livello – i fenomeni globali nella loro interezza per non trovarci sommersi e impotenti. Non tutti sanno che diversi Paesi africani (Zimbabwe, Malawi, Zambia, Sudafrica, Etiopia, Mozambico) continuano ad essere colpiti, da terribili siccità provocate dai cambiamenti climatici. Mentre alcuni paesi hanno dichiarato lo stato di calamità. In un villaggio globale assuefatto, molte notizie ci arrivano solo dalle Organizzazioni umanitarie, le ONG che trasmettono dalle loro piattaforme un pezzo di mondo senza acqua in fuga da povertà e guerre. Sono conseguenze diffuse in diversi Paesi africani dove si perde gran parte del raccolto agricolo e dove i prezzi degli alimenti aumentano diventando inaccessibili. Corsi d’acqua asciutti, malnutrizione ed epidemie che colpiscono le già precarie popolazioni dell’Africa.

In Mozambico, scrive una organizzazione partner – che si occupa da oltre 30 anni di solidarietà internazionale, “il governo italiano è intervenuto con azioni d’emergenza volte a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, distribuendo alimenti e finanziando iniziative di sviluppo. Naturalmente anche molte Organizzazioni sono intervenute con i loro fondi privati. Se l’unione fa la forza le Ong locali si stanno prodigando nella distribuzione di alimenti (in particolare mais, componente principale della dieta locale) e materiale scolastico non solo ai minori sostenuti con programmi di sostegno distanza, ma anche e dove possibile, ad altri bambini in condizione di vulnerabilità, cercando di prevenire sull’area. Un forte impegno lo apportano i cooperanti della cooperazione internazionale nella riattivazione di pozzi per l’acqua, inaccessibili da tempo”.

Nella desertificazione c’è tutta la gravità della situazione in cui si trovano diverse provincie africane. Un segnale dilagante se sommata alla secca nel bacino di Villiersdorp, a sud di Città del Capo, che raccoglie pochissima acqua e le risorse naturali con il razionamento idrico hanno poco di cui gioire. Queste siccità – ci scrivono alcune Ong – sono i peggiori eventi che potessero colpire l’area del bacino del Sudafrica, essendo la principale risorsa idrica della regione, con una capacità di acqua potabile ridotta al 20% di cui una parte inutilizzabile a causa della presenza di sabbie sottili. Anche in Ciad, Camerun, Niger, Nigeria e Sahel si registrano gravi carenze di acqua e cibo più la morte di bestiame – per il ridotto l’accesso all’acqua. Dove si sovrappongono teatri di conflitto civile con ambienti di matrice jihadista che devastano ciò che resta su intere zone della Nigeria. Crisi umanitarie sofferenti da decenni con forte insicurezza alimentare, diminuzione delle riserve d’acqua e di cibo in particolare nella regione del Lago Ciad e a nord del Mali. Non c’è bisogno di grandi osservatori per capire le ragioni di una grande mobilità di persone, spinte da privazioni, emergenze attorno ai paesi africani. Prima sfollati e poi braccati dagli estremisti – come in Nigeria- dove i miliziani di Boko Haram uccidono da dieci anni inneggiando un nuovo califfato. Scontri e attentati terroristici che di fatto sbarrano l’accesso anche agli aiuti umanitari. Gli eserciti di questi Paesi combattono i terroristi, avviliti da durissimi attacchi kamikaze che colpiscono sfollati anche nei campi profughi. Avvilente la terribile situazione del conflitto sud Sudanese dove il bene della popolazione non è al primo posto di chi “comanda”. Drammatica la situazione al ” varco “ d’entrata del Sahara – vittima di un’epidemia sanitaria molto grave. Ciad, Camerun, Niger e Nigeria stessa situazione. Nel bacino del lago Ciad vi sono già nove milioni di sfollati colpiti da grave insicurezza alimentare. Le frontiere di Ciad, Camerun, Niger e Nigeria, sono senza cibo e gran parte del bestiame morto. Questa crisi ha provocato circa 2,5 milioni di sfollati. Dopo la Siria è la situazione più grave registrata a livello mondiale, in più è quella che degenera poiché cresce velocemente. Coumba Sow Fao sostiene che in quest’area ostacolata da un difficile accesso ai media, le ONG devono fare un duro lavoro essendo molto elevata la presenza e il pericolo jihadista. I governi dei Paesi colpiti, Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, sono mobilitati per rilanciare iniziative umanitarie con Fao e Pam. Consideriamo che i territori devastati dai conflitti sono colpiti anche dagli effetti del cambiamento climatico e dalla desertificazione.

È urgente che i governi finanzino progetti di sviluppo per l’agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare e nutrizionale, rafforzando la resilienza delle comunità più colpite, visto che negli ultimi cinquant’anni il lago Ciad ha perso il 90 per cento della sua massa d’acqua. Il Ciad, è un paese senza sbocco sul mare nell’Africa centro-settentrionale, l’espansione del Sahara e la rivolta degli integralisti di Boko Haram mettono a rischio l’intero ecosistema del bacino del fiume che si trova al centro di fragile territorio. Un lago che ha un basso specchio d’acqua che si estende tra Ciad e Camerun si estendeva sino alla Nigeria e Niger. È un lago che si restringe sempre più, mentre cresce la popolazione che per vivere dipende dalle sue acque mentre la sabbia, aumenta, intere comunità si spostano per accedere alla riva del lago. Desertificazione siccità, deforestazione, cambiamenti climatici, risorse mal utilizzate non hanno bloccato negli ultimi 50 anni la riduzione – 90 per cento- del bacino del lago. Di fatto è un bacino che non è più in grado di alimentarsi mentre il deserto avanza e la fauna scompare sempre più popolazione usa l’acqua per lavare diffondendo malattie tra chi beve quell’acqua. In Nigeria a Maiduguri, dove si sono formate le cellule di Boko Haram, era un florido mercato commerciale di pescatori, contadini e commerci che producevano traffici con il vicino Ciad. La scomparsa di una grande parte di lago e dei traffici commerciali ha lasciato solo un sale minerale che l’acqua deposita nelle rive del lago, al soda. La popolazione ha raccolto e venduto questo sale, finché le rotte commerciali non si sono interrotte. Condizione indigenti restano in Somalia e Corno d’Africa mentre in Etiopia, la crisi colpisce milioni di persone con centinaia di scuole che hanno chiuso i battenti. “Conflict & Disaster Risk Reduction” è una interessante campagna della UE per la riduzione del rischio durante conflitti e calamità a favore di scuole studenti e insegnanti. Non solo supporta i bambini colpiti dalla violenza aiutandoli ad accedere a servizi per l’istruzione e alla protezione, ma sviluppa piani dettagliati con l’aiuto delle comunità, in modo tale che le scuole possano offrire ambienti di apprendimento anche più sicuri.

La natura complessa delle zone di crisi come Niger, Ciad, Camerun, Nigeria e altri Paesi accentua la vulnerabilità del sistema scolastico e in questa emergenza è fondamentale una risposta multidisciplinare basata sulle diverse competenze per affrontare con professionalità la protezione e l’istruzione dei bambini in territori offesi da conflitti e da vulnerabilità scolastica. I numeri sono alti oltre 1,3 milioni bambini sono sfollati a causa di questa crisi e oltre un migliaio di scuole sono chiuse – dice l’Unicef – con alta vulnerabilità nell’accesso alle scuole e nelle comunità circostanti dove le scuole sono oggetto non solo dic risi globale ma di attacchi con bombe o di assalti per rapire bambini. L’indifferenza e l’immobilismo dei “grandi della terra” non valutando gli effetti negativi di queste sovrapposizioni continuano ad essere i peggiori nemici della pace.

Corrado Oppedisano

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