sabato, 24 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Passione e riscatto in “Veloce come il vento”, film super premiato
Pubblicato il 05-06-2017


veloce-come-il-ventoVeloce come il vento. Veloce come la vita. Veloce come la verità. Veloce come la vittoria. Veloce come la voglia di rivalsa e riscatto. Veloce come la violenza di un mondo di povertà e droga. Veloce come i sogni. Per un doppio successo: di chi corre per vincere e trionfare su una pista, di un pilota che corre su quella di un campionato italiano GT, come i fratelli protagonisti dell’omonimo film per la regia di Matteo Rovere: “Veloce come il vento”; e di un tossicodipendente che tenta di uscire dal tunnel della droga. Film drammatico che vede protagonista Stefano Accorsi, nei panni di Loris De Martino, ex pilota di talento. Passione per i motori di famiglia, che è la stessa che ha la sorella Giulia (Matilda De Angelis, che abbiamo avuto già modo di conoscere ed apprezzare grazie alla e nella fiction “Tutto può succedere”). I due (che hanno anche un altro fratellino più piccolo Nico, molto legato e affezionato tra l’altro a Loris), che non si vedono da dieci anni, si ritroveranno al funerale del padre. Dovranno affrontare insieme le difficoltà di essere costretti a pagare i debiti lasciati dal papà per mantenere la casa. Dapprima sembra che Giulia debba fare da mamma a Loris, che non riesce ad uscire dalla tossicodipendenza, poi invece lui si prenderà le responsabilità di fratello maggiore dando il suo contributo ed aiuto. I tre ritorneranno ad essere una famiglia? Riusciranno a ricostruire e ritrovare un’unione tra di loro? Di certo non sarà facile.
Liberamente ispirato alla storia vera del pilota di rally Carlo Capone, il film sembra reggersi particolarmente sulla straordinaria ed intensa interpretazione di Accorsi e Matilda De Angelis. Inoltre, a tal proposito, non è casuale il ruolo dell’attore. La scelta di far ricoprire a lui la parte di Loris e di prenderlo nel cast non può non richiamare il ‘Freccia’ (di cui lui vestì i panni) del film del 1998 per la regia di Luciano Ligabue “Radiofreccia”. “Veloce come il vento”, infatti, é a metà tra il genere drammatico dell’opera di Liga o di “Arancia meccanica” e quello sportivo di altri noti prodotti cinematografici quali “Rash” (del 2013), sulla vita del pilota Niki Lauda (e della sua storica rivalità con l’avversario di sempre James Hunt). Campioni di automobilismo o di motociclismo, di Formula 1 o di moto GP poco importa. Ne resta comunque in ogni caso il loro esempio. Immortale. Ed è per questo che riproporre su Raitre il film di Matteo Rovere è servito anche un po’ a commemorare e ricordare la recente scomparsa di Nicky Hayden (deceduto lo scorso 22 maggio). E se tali tipi di film sono destinati al successo (‘eterno’ quasi), allora non stupisce che “Veloce come il vento” (dopo il tripudio di consensi avuto subito dopo l’uscita), abbia ottenuto un riscontro enorme simile a quello di “Radiofreccia”; nel 1999 quest’ultimo ha ottenuto tre David di Donatello (miglior regista esordiente, miglior attore protagonista a Stefano Accorsi e miglior sonoro in presa diretta a Gaetano Carito), due Nastri d’argento (di cui confermato quello per miglior regista esordiente e per la migliore canzone originale a Liga per ‘Ho perso le parole’) e quattro Ciak d’oro (di cui due a Ligabue per miglior opera prima e miglior colonna sonora; e quello ad Accorsi di nuovo per miglior attore protagonista). Non è inusuale avere, dunque, specularmente e similmente pari riconoscimenti pure per “Veloce come il vento”. Il film diretto da Matteo Rovere ha incassato (nel 2016) due nastri d’argento per miglior attore protagonista a Stefano Accorsi e per miglior montaggio a Gianni Vezzosi; un Ciak d’oro per miglior sonoro in presa diretta ad Angelo Bonanni e Diego De Santis; sei David di Donatello di cui sempre quello per miglior attore protagonista a Stefano Accorsi e miglior sonoro a Bonanni, De Santis, Mirko Perri e Michele Mazzucco. La Federazione Italiana Film d’essai poi ha eletto Accorsi (a cui è andato anche il premio Gian Maria Volonté) miglior attore dell’anno. Per Matilda De Angelis, invece, la duplice soddisfazione di vedersi attribuire sia il Premio Flaiano che quello del Taormina Film Fest (oltre al Premio Guglielmo Biraghi) quale migliore attrice rivelazione. Questi riconoscimenti bastano da soli; parlano da soli, sancendo la qualità garantita di contenuto e di sceneggiatura, confermando l’apprezzamento meritato del pubblico senza altro da aggiungere.

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