giovedì, 27 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pensioni. L’Inps chiarisce sulla possibilità di anticipare a 64 anni
Pubblicato il 07-06-2017


Ultime novità

PENSIONI ANTICIPATE A 64 ANNI

Torniamo ad occuparci di un argomento già trattato nei nostri interventi in diverse occasioni, ovvero la possibilità prevista dalla Manovra Fornero di ottenere il pensionamento anticipato in deroga rispetto ai requisiti ordinari di quiescenza previsti all’interno della stessa legge. L’Inps ha infatti comunicato recentemente le proprie delucidazioni in relazione all’ambito di applicazione di tale disposizione attraverso il messaggio n. 2054, escludendo di fatto la possibilità di pensionamento a partire dai 64 anni per le lavoratrici con 15 anni di versamenti nate nel 1952. Vediamone meglio i dettagli nel nostro nuovo approfondimento. Partiamo dalle posizioni confermate dall’Istituto di previdenza. Infatti, secondo l’Inps potranno fruire della misura coloro che abbiano maturato al 31/12 del 2012 almeno 35 anni di versamenti, purché in possesso dei “requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243”. Per tutti questi soggetti si conferma la possibilità di beneficiare del prepensionamento a partire dai 64 anni di età. Vi sono poi da considerare anche coloro che possono accedere alla pensione di vecchiaia a partire dalla stessa età, purché abbiano perfezionato almeno 20 anni di versamenti al 31/12 del 2012. Fin qui i requisiti per gli aventi titolo, che possono esercitare l’opzione di uscita prefigurata all’interno della Manovra.. Stante la situazione, l’Istituto di previdenza esclude però la possibilità di pensionamento con meno di 20 anni di anzianità assicurativa. Restano di conseguenza tagliate fuori dalla misura le cosiddette “quindicenni”. Vista l’eccezionalità della disposizione, si legge infatti nel messaggio, “non può trovare applicazione la deroga di cui all’art. 2, comma 3 del decreto legislativo n. 503/1992 che prevede, a determinate condizioni, il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia con una anzianità contributiva di 15 anni anziché 20”. La vicenda sembra quindi chiudersi definitivamente per le lavoratrici in questione, che dovranno attendere la data ordinaria di quiescenza stabilita dal legislatore.

Welfare

ILPOPULISMO DANNEGGIA ANCHE LO STATO SOCIALE

Se la metafora fosse quella della “pedalata” evocata da uno dei padri dell’Europa moderna come Jacques Delors («O pedali e vai avanti, oppure ti fermi e cadi»), allora bisognerebbe concludere che il faticoso processo di integrazione europea ha davanti a sé una salita degna delle Tre Cime di Lavaredo. La vittoria di Emmanuel Macron e la pronta reazione di Angela Merkel al vento protezionistico che spira oltreoceano sembrano poter rimettere in fila un percorso parso, fino alle elezioni francesi, a dir poco sfilacciato. Resta tuttavia la minaccia del terrorismo, l’emergenza delle migrazioni che alimenta populismi e sovranismi di varia natura.

Tito Boeri dedica al tema un libro, pubblicato da Laterza, dal titolo Populismi e stato sociale, e lo fa da studioso attento alle dinamiche sociali dei fenomeni economici, oltre che da presidente dell’Inps. «Il pericolo – scrive nella premessa – è la possibile affermazione di partiti che puntano a interrompere il processo di integrazione europea, a chiudere le frontiere agli immigrati, per meglio proteggere le persone più vulnerabili dalle sfide della globalizzazione. È un messaggio che mina alle basi il principio della libera circolazione dei lavoratori nella Ue su cui si fonda, a partire dal Trattato di Roma, il processo di integrazione politica ed economica europea”.

Se quest’ondata non si dovesse fermare, è come se si fosse tolta ai giovani quella che Boeri definisce la «migliore assicurazione sociale contro la disoccupazione di cui oggi possano disporre». Già perché se si minacciano le conquiste fin qui realizzate, a partire dalla fondamentale libertà di circolazione nello spazio comune europeo, tutto ciò si traduce in un implicito invito a trovare altrove, al di fuori dell’Europa, un’occupazione in grado di garantirsi un futuro. Da noi, negli ultimi sei anni, si è assistito a un vero e proprio esodo di giovani. E allora che fare? Intanto cominciamo a smontare le idee-forza su cui i populismi basano la loro capacità di attrazione. Boeri ne elenca alcune: mostriamo, noi europei testardamente convinti che non di meno Europa vi sia bisogno ma di più Europa, che tagliare le tasse e aumentare la spesa pubblica può ingenerare l’illusione che si aumenti il reddito disponibile. Ma nel medio periodo può produrre conseguenze ben più gravi. Se si aumenta la spesa pubblica ad libitum, e contemporaneamente si taglia la pressione fiscale, l’unica strada è aumentare il deficit. E la montagna del debito pubblico, per noi assai ingombrante (assorbe oltre il 130% del Pil), si trasferisce tout court sulle generazioni future. E ancora, sgombriamo il campo dall’illusione che chiudere le frontiere a persone e a prodotti provenienti da altri Paesi possa contribuire a proteggere le economie nazionali dalla concorrenza degli immigrati e dei Paesi a basso costo del lavoro.

Il problema – osserva Boeri – è che il protezionismo nel mercato del lavoro «è di breve respiro e può rivelarsi presto controproducente». Ecco il risvolto sociale della questione: se si afferma il principio che vede le società contrapporsi tra il popolo e l’élite corrotta, la conseguenza è l’eliminazione dei corpi intermedi. In gioco è il destino del welfare europeo. Boeri propone di monitorare la mobilità dei lavoratori nelle frontiere della Ue, per ridurre l’evasione contributiva e prevenire «potenziali abusi da parte dei lavoratori che si spostano da un Paese all’altro». Occorre «un codice di protezione sociale», che valga per tutti i Paesi della Ue. L’European Social Security Identification Number potrebbe consentire «la piena portabilità dei diritti sociali tra Paesi e un migliore monitoraggio dei flussi migratori nell’Unione, impedendo il welfare shopping”.

Terruzzi

NUOVO PRESIDENTE FONDO SANITA’

Carlo Maria Teruzzi è il nuovo presidente di FondoSanità, il fondo di previdenza complementare rivolto a medici, odontoiatri, infermieri, farmacisti e veterinari. Teruzzi, che sostituisce Franco Pagano, è un medico di medicina generale ed è il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri della provincia di Monza Brianza. Nato a Sesto San Giovanni (Milano) 63 anni fa, si è laureato a Milano ed è specializzato in gastroenterologia ed endoscopia digestiva oltre che in Scienza dell’alimentazione con indirizzo dietetico. “Sono onorato della fiducia riposta nella mia persona e l’impegno che ci aspetta come Cda è stimolante e carico di aspettative”, ha dichiarato il presidente Carlo Maria Teruzzi. “Tutti, anche con l’assistenza e il supporto del direttore generale Ernesto Del Sordo, ci adopereremo, in maniera sempre più capillare e con rinnovato slancio e vigore, per migliorare -ha continuato- la diffusione e la conoscenza di FondoSanità e per accrescere la consapevolezza nei sanitari della necessità di dotarsi di un’ulteriore copertura previdenziale da affiancare a quella obbligatoria”.

La nomina di Teruzzi è arrivata ieri nel corso della prima riunione del nuovo Consiglio di amministrazione del fondo, eletto lo scorso 12 maggio dall’assemblea dei delegati di FondoSanità. Il Cda ha confermato come vicepresidente Alessandro Nobili, odontoiatra e attualmente vicepresidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Bologna, mentre ha eletto segretario Claudio Capra, che esercita la professione di odontoiatra a Lugo, in provincia di Ravenna.

Gli altri membri del Cda sono: Luigi Daleffe, odontoiatra a Romano di Lombardia (Bergamo), che è stato riconfermato responsabile del Fondo; Luigi Tramonte, al primo mandato e medico di medicina generale a Palermo; Michele Campanaro, anche lui al primo mandato e medico di medicina generale della provincia di Matera; Giuseppe Nielfi, responsabile del servizio di Otorinolaringoiatria presso l’ospedale di Palazzolo (Bergamo) e presidente del sindacato Sumai; Sigismondo Rizzo, farmacista a Catenanuova (Enna); e Antonio Giuseppe Torzi, veterinario e direttore del dipartimento di prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti. Presidente del collegio sindacale, i cui membri sono tutti iscritti all’albo dei Revisori, è il commercialista Nicola Lorito. Insieme a lui il collega Alessio Temperini e il consulente del lavoro Mauro Zanella. FondoSanità ha registrato negli ultimi anni un incremento dei propri iscritti superando la barra delle 5.500 posizioni, e l’ultimo bilancio approvato ha certificato un patrimonio di circa 150 milioni di euro.

Carlo Pareto

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento