giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Pisapia il nostro Corbyn?
Pubblicato il 10-06-2017


Scrivo un fondo tutto da contestare. Esprimo solo la mia opinione, fuori dal coro. Come sempre. Mi aspetto reazioni a catena. Corbyn ha perso le elezioni in Gran Bretagna meravigliosamente. Si é trattato di una magnifica sconfitta. La May ha ottenuto una deprimente vittoria. Se togliamo gli aggettivi, però, la May ha vinto e governerà sia pure in coalizione, e Corbyn ha perso e starà all’opposizione (e tutto sommato per lui ë meglio così). Essere noi, partito invisibile, a criticare il leader del Labour, che ha ottenuto il 40 per cento dei consensi, fa ridere. Però io commento e ragiono di mia testa. E per me due più due fa ancora quattro.

Aggiungo un’ulteriore considerazione. Forse la leadership di Corbyn, contrariamente a quella di Blair, ha raggiunto il massimo consenso possibile. Assai arduo infatti é dilatare l’influenza della sua politica e del suo programma oltre il 40 per cento e arrivare alla maggioranza assoluta o addirittura al 65 per cento ottenuto da Blair in occasione della sua seconda elezione. Corbyn ha certamente approfittato della crisi di credibilità dei conservatori dopo le dimissioni di Cameron, a seguito della sconfitta del Remain. Non dimentico però, lo ricordo ai novelli corbiniani, che il leader del Labour si schierò a favore della Brexit, contrariamente alla maggioranza dei deputati laburisti e aggiungo anche che il suo programma, fondato sulle nazionalizzazioni, mi pare contrasti tutte le recenti elaborazioni del riformismo europeo.

Pisapia ci comunicherà il suo progetto il primo di luglio. Lo ascolteremo con grande interesse. Anche Pisapia si trova tuttavia alle prese col solito dilemma che ha sconvolto la sinistra. E cioè se contribuire a costruire una soluzione di governo, oppure puntare con gli altri partiti di sinistra a una magnifica ed entusiasmante sconfitta alla Corbyn. Dovrà scegliere, soprattutto alla luce delle norme elettorali (pare sia adesso tornato di moda l’Italicum due), se costruire una lista solo sua, ed eventualmente anche dei socialisti, radicali e verdi, oppure perdersi nel piccolo mare ove navigano le imbarcazioni degli scissionisti e dei reduci vendoliani. La soluzione Corbyn é affine alla seconda, quella Macron (europeista convinto e non euroscettico) alla prima. Non svelo quale preferisco, se non l’avete capito..

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Commenti all'articolo
  1. Fuori dai confini italiani è sempre stato difficile far capire agli altri come si orientava il quadro politico italiano. Personalmente trovo molto deprimente scoprire di volta in volta Macron, Corbyn, come esempi riconducibili al quadro nazionale italiano. Non servì a niente neppure, nel passato, gioire per Clinton od Obama.
    Negli anni ottanta (quando gli italiani vivevano al di sopra delle loro possibilità grazie alla spesa pubblica che generò gran parte del debito pubblico che ancora ci portiamo dietro) comunisti e socialisti ottenevano circa i l 45% dei voti.
    Ecco, oggi, mutate le condizioni, finita l’Unione sovietica, passate mani pulite eccetera eccetera, dai sondaggi, gli epigoni di quei tempi non sono al 10%.
    Forse potrebbe convenire di smettere di bordeggiare e tentare una navigazione più al largo e ritrovare le radici antiche del Socialismo anche nella mutata realtà economica e politica.
    Sarebbe utile, forse, però togliere dal paradigma quel tal Renzi che da tre anni sganascia gli ingranaggi della politica, senza capo né coda.

  2. I tempi attuali vedono una situazione di innegabile debolezza numerica per i socialisti, che li fa sentire ininfluenti o quasi, ma le cose in politica possono cambiare anche rapidamente, e io penso che i socialisti di oggi debbano in ogni caso decidere, o quantomeno chiedersi, se qualificarsi come forza di governo o di opposizione, e ove si iscrivessero alla prima di tali due categorie stabilire se volgere lo sguardo verso il massimalismo o puntare invece, e in maniera decisa, al riformismo (il quale va, io credo, dalla parte opposta, o comunque alquanto diversa).

    Mi permetto di dirlo perché, forse sbagliando, ho talora l’impressione di intravvedere una certa qual incertezza, titubanza, indecisione – o come la si vuol chiamare – rispetto alla direzione da imboccare, con riferimento ai due versanti politici di cui dicevo, e con un tale presupposto riesce poi difficile, a mio giudizio almeno, concepire un programma e un’azione politica che sia ben identificabile, al punto che l’elettorato percepisca e distingua la sua “marca socialista”, e possa quindi sceglierla e votarla come tale.

    Paolo B. 11.06.2017

  3. Ma chi l’ha detto che essere convintamente di sinistra, con la altrettanto forte convinzione di saper proporre idee in grado dio governare il Paese rispondendo ai bisogni degli italiani sia un peccato originale che ci porta alla sconfitta? Corbyn, nella sua realtà, come del resto Sanders negli USA, hanno dimostrato il contrario. Mauro, da eretico come sempre, sono in linea con te. Quando serve, serve.

  4. Caro Direttore, io modestamente e sommessamente penso che in questo momento al di là di aggrapparci a Sanders e a Corbyn, ignorando quello che è successo in Francia e sperare che Pisapia sia il salvatore della Patria, stiamo navigando senza Bussola.
    Pisapia spera che Prodi prenda in mano la situazione, sostenendo che è l’unico ” Eroe Mitologico” che possa sconfiggere la destra, Berlusconi e i grillini.
    Con tutto il rispetto che si può avere o non avere per l’ex Sindaco di Milano, penso proprio che il tentativo di mettere assieme la variegata brigata di di articoli, prime donne e quant’altro per condizionare Renzi a un ruolo secondario mi sembra a dir poco impresa velleitaria.
    E noi cosa facciamo?

  5. TROPPO ZELO, caro direttore, UGUALE ZERO

    Dobbiamo confessarlo. Pensavamo, assieme a molti altri, che il Labour avesse avuto, nelle ultime elezioni, un grandissimo successo e che questo successo fosse merito del suo vecchio leader Corbyn. Partito con un handicap nei sondaggi pari a venti punti percentuali; con l’ostilità manifesta del suo gruppo parlamentare che gli aveva tolto due volte la fiducia, crisi superate con il voto degli iscritti; con pressochè tutti i media analogamente ostili; con pronostici che davano il labour votato all’estinzione sotto la sua guida; nello spazio di un mese e grazie ad una campagna tutta stradarola, ha superato di dieci punti percentuali e di tre milioni di voti il risultato di due anni fa raggiungendo una percentuale del 40%, la più alta tra tutti i partiti socialisti d’Europa ( e inferiore soltanto, dopoguerra a parte, a quella raggiunta nel 1997 dal primo Blair) per tacere , infine, di una bazzecola, quasi un milione in più di iscritti.

    Pensavamo. Ma, secondo alcuni osservatori, pensavamo male. Perchè, a richiamarci ad una più corretta visione delle cose è arrivato il direttore dell’organo ufficiale del Partito socialista italiano. “E’ vero”- questa la sentenza- Corbyn non è andato male. Però “non ha vinto”. Cosa che, invece, era riuscita a Blair e al New labour e addirittura con una maggioranza del 65%. Pare dunque di capire che, se Corbyn ha fatto bene grazie anche al suo programma ( di cui il nostro direttore pensa tutto il male possibile anche se si astiene dal ripeterlo… ), avrebbe fatto molto meglio ispirandosi alle indicazioni del sullodato Blair.

    E qui vorremmo porre, con il dovuto garbo, una serie di questioni.

    La prima attiene alla temerarietà del giudizio formulato. A nessuno verrebbe in mente di dire che un atleta, appena uscito da un grave infortunio, sino ad arrivare secondo alle Olimpiadi, avrebbe mancato il suo obbiettivo. Ma è questa la tesi formulata dal nostro amico. “hai fatto un miracolo; e però, caro mio, non sei riuscito a vincere. Perchè vincere è l’unica cosa che fa differenza”.

    Già, ma cosa significa vincere ? Per il Nostro, nuovista senza se e senza ma, significa andare al governo ( magari, nel nostro caso, grazie ai voti di qualcun altro; ma questa è una malignità…). Insomma, o si vince o non si è nessuno. O si punta sulla presenza nel governo o si fa inutile testimonianza. Sappiamo bene che si tratta di una tesi in voga, di una specie di tic ideologico su cui si è riconosciuta la nuova “sinistra di governo” in tanti paesi dell’Europa occidentale. Noi continuiamo a pensare che si tratta di una tesi aberrante e intellettualmente perversa. Non lo pensiamo in nome di una sinistra chiusa nel recinto di un’opposizione di testimonianza, ma in nome e per conto di cento e più anni di impegno per cambiare la società e per l’affermazione dei nostri valori sia dal governo come dall’opposizione.

    Ciò detto, e questa è la terza questione, non riusciamo francamente a capire come il programma laburista avrebbe potuto rispettare le direttive formulate dal direttore dell’Avanti mescolando per così dire Corbyn con Blair, trattandosi nel caso specifico di prospettive opposte. Ora, in casi del genere, i documenti elettorali tendono a dire il meno possibile, in modo da soddisfare moderatamente tutti e, soprattutto, di non prendere alcun impegno minimamente vincolante. Corbyn avrebbe potuto attenersi a questa linea: lasciando ai lui e ai suoi la libertà di interpretarla in un certo modo e ai nostalgici della terza via di interpretarla in modo diverso. Ha invece scelto la via della chiarezza, formulando un programma non estremista ma classicamente socialdemocratico; e ben sapendo che si trattava di un disegno difficile da realizzare; anche perchè incompatibile con l’ordoliberismo dominante in Gran Bretagna come in Europa. E ha vinto una scommessa che sembrava perduta in partenza in nome del valore oggettivo dei suoi propositi alla luce del vissuto delle persone e per la sua credibilità.

    Blair avrebbe fatto meglio ? Il Nostro ne è convinto; al punto che, per convalidare la sua tesi abbandona la realtà per entrare nel mondo dei sogni sino ad affemare che il sullodato Blair avrebbe raggiunto addirittura il 65% dei consensi, un trionfo che farebbe impallidire il modesto 40% di Corbyn. E però si guarda bene dallo specificare dove, come e quando; per il semplice motivo che il “fatto non sussiste”. Perchè il nostro Tony superò il 40% nella prima elezione del 1997; ma per calare nelle elezioni successive sia in paercentuale che in voti.
    Ultima cosa: si continua ad affermare che Corbyn sia stato responsabile, anche per il suo atteggiamento personale, della vittoria della Brexit. Falso. Corbyn a dire il vero ha fatto campagna per il Remain; ma il suo sì al “remain” non era motivato da una qualsiasi adesione all’Europa così com’è, ma dalla considerazione che l’isolamento del Regno unito avrebbe aggravato la lotta di classe e reso più difficile difendere le conquiste del mondo del lavoro. Un’analisi del tutto corretta; avvalorata, retrospettivamente, dalla grande avanzata dei laburisti proprio tra i giovani e nelle grandi città ( vedi Londra) che avevano votato per rimanere in Europa.

    Aldo Potenza

  6. Ho deciso la pubblicazione sull’Avanti di questo commento apparso su Facebook di Aldo Potenza perché si può aprire un confronto sulle due tesi. Ho espresso in modo diretto e senza mezze misure le mie opinioni che sapevo non condivise. Ho questo difettaccio, lo ammetto. Corbyn non é il mio modello di socialista. E’ a favore della Brexit, io sono europeista, propone misure da Pci anni cinquanta, io, poi mica é obbligatorio essere d’accordo, ma sono un socialista liberale convinto, che guarda con interesse al fenomeno Macron, che sosteneva il blairismo, dopo avere seguito in Italia le intuizioni di Craxi e Martelli. Fa scandalo tra i socialisti? Lo sapevo e me ne dolgo. Devo cambiare per questo le mie idee? A proposito di Renzi confesso che il suo modo di fare politica e di esprimersi non mi piace. Lo ritengo pre o post politico. Tuttavia qualcuno mi deve convincere che siano meglio i post comunisti berlingueriani che negli anni novanta hanno considerato noi socialisti moralmente inaccettabili. O quella sorta di caravanserraglio riunito al Brancaccio al quale Potenza e i suoi amici pare abbiano aderito. Corbyniani, dalemiani, vendoliani, socialisti in movimento uniti nella lotta. Tanti auguri ma io non ci sto.

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