giovedì, 22 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Pastorelli: il Mezzogiorno priorità del governo
Pubblicato il 09-06-2017


gentiloni polettiIl Consiglio dei ministri ha dato il via al decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione. Lo ha annunciato con soddisfazione il premier, Paolo Gentiloni, nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm. “Vogliamo dare una particolare attenzione ed enfasi all’approvazione del decreto legislativo della povertà” ha detto Gentiloni nella conferenza stampa. “Sin dall’insediamento di questo governo è stata una delle nostre priorità. Il Parlamento ha approvato una legge e noi abbiamo preso l’impegno ad approvare il decreto legislativo”, ha riferito il premier. “E’ solo un primo passo. Una prima risposta all’esigenza sociale molto rilevante. Per certi versi siamo soddisfatti per aver varato per la prima volta ad uno strumento contro la povertà, ma sappiamo che saranno necessari altri passi”. Un tema che per il premier deve diventare europeo: “Il governo – ha ulteriormente spiegato – cerca di mettere l’accento sull’inclusione sociale. Lo abbiamo fatto anche a livello europeo e faccio riferimento anche al G7 di Bari”. “Lo continueremo a fare, ne ho parlato con il presidente francese Macron. Il tema dell’inclusione deve diventare centrale per l’Unione europea”, ha spiegato il presidente del Consiglio.

Giuliano Poletti ha illustrato i principali punti della nuova misura. Il beneficio del reddito di inclusione nella prima fase sarà destinato a 660 mila famiglie e andrà da “un minimo di 190 euro a un massimo di 485 euro”. Prevista una doppia soglia di accesso: tetto Isee pari a 6mila euro e una secondo tetto di reddito equivalente pari 3mila euro. Le risorse per il reddito di inclusione quantificate dal ministro Poletti ammontano a circa “2 miliardi di euro l’anno nei prossimi anni”. “Noi stiamo lavorando su diverse materie in una logica molto forte di integrazione tra strumenti che esistono per promuovere politiche di inclusione: è un’opera non semplice perché significa far collaborare uffici diversi, modelli diversi”, ha spiegato Poletti.

“Abbiamo presentato il reddito di inclusione che è uno strumento universale che fa riferimento a tutti i soggetti ma in una continuità”, ha aggiunto il ministro. Nel bilancio dello Stato, ha ricordato Poletti, “c’è il Fondo per la povertà che vale 1,7 miliardi che si deve incrementare con un riordino delle misure in campo e con la decisione di destinare una quota rilevante del Fondo di inclusione al potenziamento dei servizi che devono prendere in carico le persone che avranno diritto al sostegno al reddito”. Il 15% del Fondo, ha spiegato il ministro, sarà destinato al potenziamento dei servizi nel territorio e alle politiche attive. Le presenze nei centri per l’impiego verranno incrementate con 600 unità.

Poletti ha spiegato che “le famiglie interessate sono circa 660mila, di cui 580 mila con figli minori”. In queste condizioni, ha aggiunto, “noi siamo in grado di raggiungere quasi il target a cui stiamo guardando”. La priorità nel riconoscimento del beneficio verrà data ai nuclei “con almeno un figlio minorenne o con disabilità anche se maggiorenne, a quelle con una donna in stato di gravidanza o a un over50 in disoccupazione”. I due pilastri del provvedimento, ha osservato il ministro, “sono il sostegno al reddito e l’inclusione con la presa in carico. Perché queste due cose funzionino servono le risorse”.

Si incrocia con la lotta alla povertà, l’intervento per dare una spinta al Mezzogiorno, visto che non c’è crisi o ripresa che abbia in qualche modo cambiato la situazione. L’Italia meridionale sconta un ritardo strutturale per cui il Governo mette a punto un piano d’azione con tre direttrici, a cominciare da un sostegno di 40mila euro ai giovani imprenditori, chiamato “Resto al Sud”. Arrivano poi le ZES (Zone economiche speciali) pensate per rilanciare le aree portuali, con agevolazioni fiscali aggiuntive. L’obiettivo dichiarato è “attrarre player internazionali” (il credito d’imposta varrà anche per progetti di grossa portata, fino a 50mila euro). L’ultima azione sta nel taglio alla burocrazia, con misure volte a velocizzare investimenti pubblici e privati. Insomma si tenta di frenare lo spopolamento del Mezzogiorno, allo stesso tempo di suscitare l’interesse dei capitali stranieri, mettendo sul piatto “significative risorse” ma anche con uno sforzo per semplificare le regole del gioco.

È positivo il commento del deputato socialista Oreste Pastorelli, componente della commissione Ambiente della Camera. “Adottando una misura straordinaria come l’istituzione di Zone Economiche Speciali nel Mezzogiorno – afferma Pastorelli – il Consiglio dei Ministri dimostra grande attenzione ai problemi di crescita del Mezzogiorno. Allo stesso tempo, però, sarebbe sensato adottare lo stesso provvedimento alle zone terremotate del centro Italia, che da fine agosto continuano a vivere enormi difficoltà”. “Per uscire da crisi drammatiche come quella che stanno vivendo i cittadini colpiti dai recenti terremoti – prosegue – è necessario mettere in campo misure strutturali. Per questo la costituzione di Zone Franche Urbane, così come previsto dalla Manovrina, rappresenta sì un primo passo, ma non può bastare a risolvere il problema. È quindi essenziale estendere le ZES, come previsto da una nostra pdl presentata un paio di mesi fa, così da consentire ai territori di Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo di ripartire dal punto di vista economico, occupazionale e sociale”.

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