mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Rodotà e la difesa dei diritti legati al web
Pubblicato il 24-06-2017


rodotàStefano Rodotà, giurista, politico e intellettuale italiano, si è spento ieri all’età di ottantaquattro anni. Durante la sua carriera si è battuto principalmente per i diritti dell’uomo, partecipando anche alla scrittura della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

In particolare, Rodotà si concentrò sulla sfida di quei diritti posti in essere dalla modernità della tecnologia. Fin dagli anni ’70 egli comprese che lo sviluppo del “cervello elettronico” creava delle lacune in merito ai diritti degli utenti che andavano colmate a livello legislativo.

Entrò per la prima volta in Parlamento nel 1979 come Indipendente nelle liste del PCI, nel 1989 fu Ministro della Giustizia nel governo ombra di Achille Occhetto e vicepresidente della Camera nel 1992 con il Partito Democratico della Sinistra.

Come emerge dalla sua carriera politica, egli fu sempre di sinistra ma non perse mai l’autonomia di pensiero schierandosi stabilmente tra le fila di un partito. Dall’alto della sua indipendenza, portò avanti le sue battaglie: il diritto alla privacy, il libero ed eguale accesso al web, la garanzia dei diritti nel periodo del terrorismo.

Rodotà fu il primo Garante per la protezione dei dati personali, autorità amministrativa indipendente che tutela il rispetto della privacy, delle libertà personali e della dignità nell’utilizzo di dati sensibili. Egli credeva che il pericolo per le vite private dei cittadini non fosse la tecnologia in sé, ma l’utilizzo politico dietro di essa.

Si deve a lui il merito di aver avviato il dibattito sull’inserimento del diritto all’utilizzo di internet in costituzione. Infatti nel 2010 propose in Commissione Affari Costituzionali l’adozione dell’articolo 21-bis per promuovere il pari accesso alla rete: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

Tale proposta venne poi ripresa nel 2014 da Guido d’Ippolito, seppur con alcune modifiche rispetto all’originale di Rodotà. Attualmente in discussione presso il Senato, infatti, non si parla più di articolo 21 bis ma di articolo 34 bis, collocando la tematica non come semplice libertà, ma come diritto sociale.

In quanto “paladino dei diritti”, non sorprende che anche in materia di antiterrorismo, in quell’arduo dibattito tra libertà e sicurezza, Rodotà si schierò come garantista delle libertà dei cittadini. Egli criticò fortemente le misure francesi e spagnole che nel 2015 ledevano la libertà di espressione e introducevano sistemi di vigilanza di massa.

Tornato a insegnare nel 1994, Rodotà fu anche un amato professore di Diritto Civile, e diede un grande contributo scientifico soprattutto in merito ai temi citati.

Nel 2013, egli fu candidato alla carica di Presidente della Repubblica, sostenuto dai cinque stelle, da Sinistra Ecologia e Libertà e da alcuni membri del Partito Democratico.

Giulia Clarizia
Blog Fondazione Nenni

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