venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luca Lombardo:
Quale casa per i socialisti?
Pubblicato il 06-06-2017


Caro direttore,
indubbiamente, dal giorno dell’insediamento di Donald Trump, il mondo è in una fase di mutazione politica le cui possibili conseguenze fanno pensare  al triennio 1989-1992.

Le geopolitiche posizioni – apparentemente coerenti – degli Stati (dis)Uniti Trumpiani fanno pensare che il presidente Trump abbia abdicato alla funzione di “leader del mondo libero” per diventare “il presidente di Pittsburg” e che siamo innanzi ad una nuova stagione di contrapposizione tra due schieramenti internazionali non ancora definiti e/o definibili, dove alcuni paesi non hanno ancora delineato le proprie posizioni e dove gli egoismi nazionali mettono a serio rischio gli sforzi compiuti – soprattutto dall’amministrazione Obama – per consentirci di guardare al futuro del pianeta oltre che al suo imminente presente. Inoltre, ci si sta velocemente dimenticando che non guardare al futuro vuol dire farsi cogliere impreparati in merito alle sfide che – dalla quarta rivoluzione industriale, in atto, al climate change – genereranno nuove ondate di bisogni, di flussi migratori e, dunque, nuovi impatti culturali il cui terribile precipitato è indubbiamente il fondamentalismo.

È forse questo il prezzo da pagare alla degenerazione della nostra democrazia, nel cui contesto il moltiplicarsi di strumenti di comunicazione privi di qualsiasi tipologia di filtro (come quello di un direttore responsabile) mette in crisi addirittura il concetto di vero e di falso. Ma il sistema di pesi-contrappesi della democrazia americana non consentirà un mondo libero orfano della sua (a volte, discutibile) leadership.

In tale contesto l’Europa sembra essere stata messa all’angolo e solo l’elezione di Macron ha dato del vigore ad un’Istituzione che ha perso, con la Brexit, anche un forte connotato linguistico. Vede, negli ultimi anni credo sia stata fatta una grossa disinformazione sull’Europa e sul suo appiattimento sulle politiche tedesche e che dovremmo all’Europa molto di più di quanto le abbiamo dato.

Tuttavia, la nuova consapevolezza tedesca secondo la quale, senza Unione politica, l’Europa degli Statarelli rischia di essere schiacciata da forze economiche e militari indubbiamente più toniche, può essere il trampolino di lancio di un mondo nuovo. Tale mondo, però, è frutto delle nostre scelte e delle nostre ambizioni per cui, da Socialisti Europei, non possiamo non interrogarci sui passi da compiere.

La vittoria di Macron segna la necessità di una nuova fase socialista o è già un nuovo inizio? Non vorrei tornare alla domanda che ponevo proprio su questa pagine qualche mese fa: cos’è il socialismo?

Macron (come, in passato, Schröder, Blair e, soprattutto, il nuovo corso socialista degli anni 80) può segnare una nuova fase di rilancio dei movimenti socialisti, prescindere dai nomi. Il Socialismo, senza revisione,  diventa dogma e rimanere ancorati a vecchi schemi è rovinoso e sbagliato. Ecco la necessità di un nuovo percorso di alternativa socialista.

Lo sappiamo bene noi Socialisti Italiani che abbiamo fatto dell’alternativa la nostra stella polare. Siamo sempre stati additati di eresia, ma quell’eresia è il sogno di un mondo che non si ferma all’oggi ma che si spinge verso piattaforme moderne sempre più difficili da raggiungere.

Eppure lo spirito socialista sembra sempre più spento e dovremmo finalmente capire quale sia la nostra casa.

Nel corso degli ultimi anni il Partito Socialista è stato un avamposto di frontiera per chi voleva annegare nelle dolci acque della propria eresia, ma oggi, con una nuova legge elettorale, il tema della discussione è maturo: i socialisti devono stare nel PD o vivere alla sua ombra sapendo che l’inevitabile percorso li dovrà portare in quel campo?

I socialisti possono guardare al PD come il loro Partito?  L’ingresso dei socialisti può essere una ventata di novità per il PD che necessita di riformismo socialista? Il PD non può essere un partito catch-all (per il quale ogni partito può abbracciare tutte le ideologie, dai complottisti agli europeisti, dai conservatori ai progressisti, dai socialisti ai liberali) ma un autentico partito riformista e progressista che abbia nel partito del socialismo europeo la sua base culturale e politica.

Come già le scrivevo, in Italia non si discute di temi cruciali perché NOI SOCIALISTI non lo vogliamo., perché ci siamo nascosti nel nostro “avevamo sempre ragione”. Eppure, dovrebbe spettare a noi portare Avanti! idee di libertà e di speranza. Spetterebbe a NOI dare movimento a idee che, altrimenti, restano statiche. Spetta ai socialisti (a prescindere da una tessera) accendere la bugia della ragione in un’epoca troppo buia, dove si costruiscono nuovi muri di intolleranza per bloccare un processo di perequazione e di solidarietà. Spetta a noi socialisti discutere degli Stati Uniti d’Europa perché i nostri paesi sono troppo piccoli rispetto alla necessità di eguaglianza che viene dal basso. Spetta a noi socialisti fare apprezzare la libertà e la dignità che manca in un popolo che ha perso se stesso. Ma non possiamo parlarne da soli, non ne possiamo parlare in congressi nazionali di poche centinaia di persone, non ne possiamo parlare in pochi caminetti. Bisogna tornare a parlare con il popolo, per il popolo. E per parlare con il popolo c’è bisogno di un vero partito.

Non credo che la soluzione ideale per i socialisti possa passare per movimentini del “5 per cento” che, sebbene accusando il renzismo di centrismo, continuano la corsa al “centro-sinistra”; una endiade che in quasi 30 anni non sono riusciti a riempire di alcun contenuto.

Mi auguro che si possa percorrere la strada tutto insieme e che non si perdano per strada altri buoni compagni. Penso alle storie di Anna Falcone e Gianluca Quadrana, ottimi professionisti e compagni, che tanto avrebbero potuto dare al Partito ma che sono stati sacrificati al grido di “Prima gli antichi”; alla faccia dell’eresia socialista.

Il Partito Socialista potrà essere utile se, lasciando perdere corse alle poltrone, lascerà spazio a nuove generazioni accompagnandole sul proscenio della politica con la consapevolezza di essere sulle spalle di giganti.

Luca Lombardo 

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