giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciamo Masolini:
Cassola nel centenario
della sua nascita
Pubblicato il 26-06-2017


Carlo Cassola non ha certo bisogno di presentazione essendo uno tra i più illustri autori della nostra letteratura. Nato a Roma il 17 marzo 1917 – ne è in atto infatti il centenario -, trascorse però quasi tutta la sua esistenza in Toscana (la madre era volterrana), luogo da lui amatissimo e che, non a caso, userà spesso come sfondo per i suoi più noti racconti. Ma Cassola non era soltanto uno straordinario romanziere, al quale attribuirono importanti riconoscimenti – tra cui anche il Premio Strega -, egli fu pure un convinto disarmista. Alla materia dedicò infatti diversi saggi ed anche un’associazione, la “Lega per il Disarmo Unilaterale”, che mosse i primi passi a Firenze nel 1977 (dall’unione con la Lega socialista per il disarmo unilaterale dell’Italia) e alla quale abbinò poi un mensile, “L’Asino”. Nel secondo numero del primo anno (1980) di questo periodico antimilitarista, Cassola scrisse una lettera rivolta al presidente Sandro Pertini, “Ma chi svuota questi arsenali?”, dove in più punti affiorano alcune marcate delusioni. Lo scrittore secondo i suoi principi avrebbe, difatti, preferito un presidente molto più distaccato dall’ambito militare, come per esempio le Forze Armate.

La sincera missiva terminava con queste suppliche: “(…) On. Pertini, lei può fare davvero qualcosa per la causa della pace. Non dubito che questa parola susciti un’emozione in lei, come la parola antimilitarismo, che è lo stesso della parola socialismo. Lei ha detto di voler essere il presidente di tutti gli italiani. Ma d’italiani ce ne siamo di tutti i colori, cominciando da quella che è la distinzione fondamentale, tra fascisti e antifascisti. Io mi auguro che voglia essere il Presidente solo di questi ultimi; solo di quella parte di italiani, che poi sono la grande maggioranza, i quali si richiamano ai valori del socialismo, vale a dire della pace. Essi vogliono essere protetti, innanzitutto, da una politica demenziale che assicura una cosa sola: la fine del mondo. So quello che lei può obiettarmi, che questa politica demenziale è già cominciata e tanto vale attenersi ai suoi dettami.

Ma se questi dettami sono suicidi? Noi intendiamo chiamare a raccolta tutti coloro che non si rassegnano a un così fallimentare esito politico: cominciando dall’antimilitarista e socialista on. Pertini”. Oggi, a distanza, vista la sempre più aggrovigliata situazione internazionale nella quale ci troviamo, fra l’altro di così difficile risoluzione, possiamo senz’altro dire che quei saggi e quegli accorati suoi appelli furono davvero preveggenti. Uno di questi, “La rivoluzione Disarmista” (Rizzoli, 1983), nel cui titolo è già ben chiaro ciò che consideriamo essere il manifesto pacifista dell’autore de “La ragazza di Bube”, è stato ora sottoposto ad un nuovo vaglio. Dal quale ne è derivato un piccolo libretto, ma dal contenuto alquanto consistente. Del resto colui che ne ha realizzato l’approfondito e aggiornato esame – con quella sua solita attenta ed esperta cura – è uno dei migliori maestri della nonviolenza in Italia, Alberto L’Abate. Un serio attivista che incarna veramente la nonviolenza, avendone fatto il motivo principale della sua stessa vita. E’ stato pure collaboratore di Aldo Capitini e di Danilo Dolci. Le ventiquattro pagine formanti l’interessante studio sono suddivise in nove capitoletti, tra i quali: “Il libro di Cassola”, “L’impegno per la pace di Cassola”, “Il rischio di morte nucleare è sempre attuale?”, “Come portare avanti la rivoluzione nonviolenta e disarmista?”, “Alcuni passi avanti verso questa rivoluzione”, “Lo strapotere dei militari”, “Come lavorare per superare la violenza strutturale?” ed altri ancora. Ben cinquantasei sono invece le note esplicative, che incrementano ancora di più la già alta qualità del testo.

L’opuscolo, venduto al prezzo di dieci euro – e che comprende però anche il saggio cassoliano in questione –  i cui proventi andranno a favore di iniziative nonviolente nel nostro Paese, è accompagnato da un avviso a mo’ di presentazione nel quale, tra le altre cose, si legge:”(…) Gli aderenti attuali della Lega – quella sopramenzionata, nda -, su ispirazione di Hessel, il grande partigiano antinazista francese padre dei movimenti di lotta nonviolenta – Stéphane Hessel due anni prima del sua morte, avvenuta (nel 2013) all’età di 96 anni, aveva scritto il pamphlet “Indignatevi!”. Un testo assai significativo e di grande successo, fortunatamente tradotto anche in italiano, nda – (…), hanno dato vita ad una coalizione “Disarmisti Esigenti” che, all’interno della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, sta cercando di fare approvare dalle Nazioni Unite la messa al bando di queste armi…”. “Riflessioni su ‘La rivoluzione Disarmista’ di Carlo Cassola”, che è il titolo di questo recente studio di L’Abate, curato dal Centro di documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale (trovantesi presso la Casa per la Pace “la Filanda”, a Casalecchio di Reno), è una breve critica ma svolta – lo ribadiamo – sempre con tanta competenza. Le cui belle riflessioni ci ricordano quanto siano importanti i valori della pace e quanto, al di là di tutto, sia comunque un bene tentare di poterli fare propri.

Luciano Masolini

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