martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
governare il cambiamento
Pubblicato il 12-06-2017


Penso che un periodo, per le variabili che lo influenzano contemporaneamente, come quello che stiamo vivendo non sia mai esistito. Le sue confuse caratteristiche vengono evidenziate ad ogni ore del giorno e della notte. La sera assistiamo a dibattiti su argomenti , che sembrano fondati e chiari, e il mattino successivo tutto è diventato fasullo e superato. I vari opinionisti, con baldanza, pensano di dare certezze e, dopo un giorno, sempre con baldanza, spandono certezze di segno contrario. Le pagine culturali tentano di farci orientare nella giungla, ma questa si sposta come una libellula. Oggi, ha per centro la Cina, domani, il centro diventa il Qatar e dopodomani sarà un altro luogo. Una domenica vediamo Trump abbracciare Putin e dopo poche settimane Trump bacia un discendente di Maometto.

In contemporanea, in Italia, il PD-Renzi trova facile aggiungere confusione calcolata, tanto i cittadini sono immersi nella melma concettuale, per attuare la volontà dei poteri forti. Se volessi configurare il nostro Paese come una bilancia, su un piatto metterei la vanità di Renzi, con il viso dei poteri forti e sull’altro il ceto medio e le future generazioni. Ovviamente, la bilancia penderebbe dalla parte DI Renzi-poteri forti. Qual è stato il percorso che ci ha condotto alla situazione attuale? Qualcuno, nei primi anni 80, aveva intuito che la trasformazione del mondo da bipolare a multipolare, per il cambiamento del “terzo mondo”, senza un adeguamento propedeutico della mentalità degli Stati, lo avrebbe fatto diventare come l’oggetto misterioso del film “2001, Odissea nello spazio”. Per rendere comprensibile il concetto, immaginiamo una scolaresca di terza media, mentre si sta spiegando l’aritmetica, si vuole far capire l’analisi matematica. E’ solo per verità storica, se ricordo che il PSI richiamò le altre forze politiche sulla necessità di governare il cambiamento vorticoso, che stava avanzando. Per governarlo, bisognava semplificarlo.

La costituzione dell’Europa Unita doveva, tra l’altro, contribuire a tale semplificazione, facendo diventare le 28 voci una sola voce. Purtroppo, l’Europa non diventò dei popoli, ma uno strumento redditizio nelle mani dei poteri forti.

Questi diventati più potenti trovarono più facile sconfiggere le forze politiche antagoniste. Nel nostro Paese, trovarono collaborazionisti utili e utili idioti. L’Europa, che aveva tutti i titoli per influenzare le scelte di politica mondiale, tramite la Nato e l’ONU, diventò spettatrice di un processo, del quale non si vede ancora la fine. Studiosi come Michel Serres (Non è un mondo per vecchi e Il mancino zoppo), Maurizio Molinari (Il ritorno delle tribù) suggeriscono di cercare una nuova filosofia della storia . Le democrazie industriali si trovano il jihadismo dall’esterno e il populismo interno. L’uno si affronta come se l’altro non esistesse. L’Europa più efficiente, invece, si avvicina ai cittadini e indebolisce il populismo. Secondo Molinari, ci vuole, come chiave di lettura il tribalismo, alimentato dal crollo dei regimi dispotici (Mondo Arabo) e dal Corto circuito economico ( in Occidente) avvenuto all’interno della globalizzazione. Le due negatività possono essere sconfitte da pensieri forti, simili a quelli che alimentarono le menti degli utopisti del ‘700. So bene che gli eredi di ideologie sconfitte dalla storia sono allergici a certe parole (indicative di valori). Perciò, ritengo che i primi a dover neutralizzare sono gli orfani delle ideologie.

Luigi Mainolfi

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