venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Il bombardamento del populismo al voto
Pubblicato il 05-06-2017


Il bombardamento subito con i proiettili del “populismo” mi ha spinto a studiare il fenomeno e quelli, che utilizzano tali armi. La favola del lupo, che accusava l’agnello di inquinare l’acqua del ruscello, mi ha aiutato. Ho cercato, nella storia, esempi di populismo e le cause che lo partorivano. Ne ho trovato di diversa natura: religiose, politiche, sociali, economiche e affaristiche. Da non sottovalutare, la megalomania di qualche personaggio, che riusciva a farsi applaudire, nel mentre diceva di voler mandare in guerra i figli di quelli che lo applaudivano. Ogni causa influenzava le espressioni utili a rendere più efficace l’azione del populista. Del periodo post Liberazione, sono rimasti famosi: lo slogan della DC “ Nella cabina, Dio ti vede” ; l’accusa del PCI “ I democristiani sono forchettoni”; la risposta della DC “ i comunisti mangiano i bambini”; l’espressione anti- Craxi “Ali Babà e i 40 ladroni”. Ho dedicato molta attenzione al periodo Berlingueriano, durante il quale svològevo un ruolo politico non marginale. Ricordo l’effetto che fece su di me un’intervista di Giorgio Amendola, nella quale accusava il suo partito di dare poca importanza alle scelte di politica economiche, imposte al centrosinistra dal PSI, come la Nazionalizzazione dell’energia elettrica, la Programmazione Economica, la Sanità pubblica, la Scuola pubblica, la politica a sostegno del Mezzogiorno, il prestigio dell’Italia in Politica estera. L’azione politica veniva ridotta al giudizio moralistico sugli avversari. La questione morale berlingueriana diventava l’unico credo dell’ideologia comunista. Gli attivisti del PCI e del Manifesto diventarono i “terroristi” del nuovo credo e invece di leggere Marx, lanciavano “ le “monetine”. Nei vari convegni, invece di valutare le proposte dei rappresentanti del centrosinistra, volavano solo offese volgari all’indirizzo di Craxi, Andreotti e degli appartenenti alla DC e al PSI. Da parte mia, avevo intuito l’effetto diseducativo del moralismo e, oltre a fare mio il concetto amendoliano, assorbii ( non per legittima difesa) anche il concetto lamalfiano del “moralismo immorale” . Chi mi conosce, sa che ho cercato di fare dell’onestà la mia bussola, ma il moralismo contiene una disonestà mentale accompagnata da una non conoscenza dei problemi da risolvere e dalla mancanza di un modello di società a cui ispirarsi. Oggi, Grillo viene indicato come il campione del populismo, che coltiva con il moralismo. Grillo, però, ripete quello che diceva contro Craxi trovando nel berlinguerismo il suo sostegno e la sua giustificazione culturale. Allora, Grillo aveva la concorrenza dei berlingueriani, oggi naviga da solo, anche perché i suoi ex-concorrenti hanno perso anche la credibilità moralistica. Queste idee mi frullavano nella mente, quando mi è venuto in soccorso l’ articolo di Luigi Curini su LA LETTURA del 21 maggio 2017. Curini ci fa sapere che dagli anni sessanta, la polarizzazione programmatica dei partiti è scesa del 40%, mentre, per lo stesso periodo, c’è stata una spettacolare crescita ( 90%) dello spazio che i partiti dedicano al parlare di corruzione e di questione morale (degli altri). Il Professore invoca il ritorno delle ideologie, (sarebbe più corretto parlare di ideali e di valori) come antidoto alla retorica populista. Non è marginale il fatto che mentre chi parla di programmi cerca il confronto, il moralista –populsta non si stanca mai di attaccare, perché, per lui, criticare è come cantare. Quando è nato il populismo? Con il mondo, ma ci sono stati dei momenti, in cui ha avuto una spinta funzionale alla sete di potere del populista. Grazie a Dio, i populismi non sono eterni e quelli, che lo hanno utilizzato per fini ignobili non hanno fatto una bella fine. Spero che si verifichi quanto affermato da molti studiosi: dopo un disastro rinasce, sempre, la voglia di fare bene.

Luigi Mainolfi

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