venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Il ‘Che fare’ nell’economia Meridionale
Pubblicato il 27-06-2017


Per parlare seriamente del Mezzogiorno e di cosa fare per frenare il suo scivolamento verso l’emarginazione sociale ed economica, bisognerebbe partire dalla conoscenza delle tendenze del processo economico nazionale in atto e delle interdipendenze tra il nostro territorio e l’esterno, senza trascurare considerazioni sulle influenze della globalizzazione. Non è saggio, parlare dell’oggi e del domani con il linguaggio del passato. Quando l’agricoltura era l’attività economica prevalente e il Nord, grazie a uomini illuminati e alla mentalità riformista, aveva sviluppato un percorso basato sulla cooperazione e sull’intraprendenza della borghesia, al Sud la nobiltà, proprietaria delle campagne, si limitava a raccogliere i canoni di affitto dai cafoni. Era naturale tentare di occupare le terre e farle diventare produttive. Quando l’industria diventò il settore trainante dell’economia, con un Nord sintonizzato, mentre il Sud era ancora borbonico, era normale invocare l’industrializzazione del Sud. Infatti, la nascita della Repubblica e l’azione dei partiti popolari, pur con i loro limiti ideologici, fecero nascere un processo , prima culturale e poi pratico,tendente a ridurre la distanza tra il Nord e il Sud. La politica partorì importanti provvedimenti legislativi come il Piano Verde e la Cassa del Mezzogiorno. Successivamente, in una logica unitaria, fu approvata la Programmazione economica. Anche la Sanità, la Scuola e l’Energia furono organizzate in una logica nazionale. Il sindacalismo non era settoriale, ma la solidarietà nazionale rappresenntava il suo “credo”. Con la seconda Repubblica, in modo subdolo, si è diluita la logica unitaria e provocata la ripresa dello scivolamento del Sud verso il sottosviluppo, di cui la riduzione della popolazione è un indicatore. Le ultime ricerche ci fanno sapere che dal 2007 al 2015, la differenza tra il reddito pro capite del Nord e del Sud è passata da 14.255 euro a 14.905 euro; la soglia di povertà al Sud è passata dal 42,7% del 2007 al 46,4% del 2015; la differenza del tasso di occupazione tra Nord e Sud è passato dal 20,1% del 2007, al 22,5% del 2015. Dalle chiacchiere televisive, constatiamo la mancanza delle conquiste concettuali propedeutiche ad una politica economica virtuosa per il Sud. Molti balbettano frasi fatte e luoghi comuni. Occorre domandarsi: – Quali sono le conquiste concettuali da fare?
Quelle, di cui parlano, a Davos, economisti e Premi Nobel. Ne elenco alcune:
1) Il mondo non è più bipolare, ma concorrenzialmente multipolare;
2) Il terzo mondo si è messo velocemente in cammino, diventando “mondo dell’appetito”, che,mangiando, aumenta;
3) Il settore manifatturiero è stato trasferito nei paesi asiatici e dell’est europeo;
4) I settori bancari, finanziari e assicurativi succhiano risorse del Sud, utilizzando più braccianti che agenzie, riducendo le quali, si riduce l’occupazione , mentre aumenta il reddito, che finisce tutto al Nord ;
5) La concentrazione della ricchezza in territori e in strati della società sta facendo crescere il settore della moda e del lusso, presente soprattutto al Nord (Milano) e difficilmente trasferibile al Sud;
6) L’importanza del fattore demografico al fine dello sviluppo, sempre più debole al Sud;
7) L’importanza del settore sanità e della formazione dei giovani, come settori produttivi;
8) Conoscenza e valorizzazione delle risorse intellettuali e culturali;
9) L’industria 4.0 riduce il numero degli operai e richiede specializzazioni adeguate, che al Sud sono quasi assenti. Mi fermo, per il momento.
Dall’elenco, si capisce come è impegnativo capire il “CHE FARE”. Purtroppo, mentre i problemi sono diventati più difficili da risolvere, la politica si trova nelle mani di incompetenti, bravi solo a cogliere l’attimo fuggente per diventare eletti-nominati e assicurarsi il vitalizio. Il mio amico Gigino Rosanova diceva: i difetti sono fratelli, dove sta uno, stanno anche gli altri. Non ci vuole un potere divinatorio per capire che, ormai la corruzione è diventata la normalità e la camorra, la mafia e le altre associazioni delinquenziali sono le padrone del campo. Poiché i “vittoriosi” di tangentopoli, si sono dimostrati più corruttibili di quelli che li avevano preceduti, tanto da trasformare i partiti in associazioni per il potere e in vuoti a perdere, solo i giovani, rendendosi conto che devono diventare artefici del loro futuro, possono far nascere la speranza e riscoprire la politica, che è sempre un’arte nobile e uno strumento per lo sviluppo delle società. Speriamo bene!

Luigi Mainolfi

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