venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Salgono i tassi USA.
Erano fermi dal 2006
Pubblicato il 15-06-2017


Federal-ReserveIeri la Federal Reserve degli Stati Uniti d’America ha aumentato i tassi di interesse di un quarto di punto (+0,25%) passando dall’1% all’1,25%. La decisione di aumentare i tassi fermi dal 2006 era già attesa da tempo. Ma la decisione di prevedere altri tre aumenti nel corso del 2017 denota una diversa visione della politica economica rispetto a quella del Presidente Trump. Per la Banca Centrale americana il Paese sta andando nella direzione giusta. La Presidente, Janet Yellen, ha affermato: “Gli stimoli fiscali ovviamente non sono necessari per la piena occupazione”. In questo modo ha fatto sapere che il nuovo Presidente degli USA ha ereditato un’economia in buona salute e pertanto si dovrebbero evitare gli eccessi del passato come l’eliminazione delle regole imposte dopo la crisi del 2008 per evitare che si ripetesse. La Yellen ha ribadito che intende restare al suo posto fino alla scadenza del suo mandato nel 2018, motivando: “perché ho molto a cuore l’indipendenza della Fed”. Così ha lasciato a Trump di decidere se andare allo scontro oppure se aspettare fino al 2018 per rimodellarla. Trump durante la campagna elettorale ha accusato la Federal Reserve di appoggiare la sua rivale Hillary Clinton.

Dopo due giorni di discussione, la decisione della Fed di aumentare i tassi dello 0,25% è stata assunta all’unanimità perché la crescita continua, la disoccupazione è scesa al 4,6% e l’inflazione sta raggiungendo l’obiettivo del 2%. Rispetto alle previsioni di settembre scorso, qualcosa è stato cambiato dalla Federal Reserve. Anziché prevedere due aumenti dei tassi entro il 2017, adesso ne ha previsti tre. In proposito la Yellen ha detto: “Questa decisione è modesta e rappresenta una dimostrazione di fiducia nell’economia”.

Le politiche fiscali proposte da Donald Trump sono state discusse nella riunione della Fed e hanno inciso sulle posizioni di alcuni membri del Direttivo della Banca Centrale, anche se rimane una forte incertezza sulla politica economica della nuova Amministrazione. Per la Fed, le riduzioni fiscali, gli investimenti nelle infrastrutture e l’alleggerimento delle regole prospettate da Donald Trump, potrebbero surriscaldare l’economia. Di conseguenza la Fed si prepara a contenere gli eventuali effetti negativi che sono già stati intravisti a Wall Street con il boom del Dow Jones che ha quasi raggiunto quota 20.000.

La Yellen, con molta diplomazia, ha fatto una valutazione dell’economia statunitense che potrebbe scontrarsi con quella di Donald Trump. In proposito la Presidente della Fed ha detto: “Non voglio dare consigli al Governo. Gli stimoli fiscali non sono più necessari per favorire la piena occupazione, mentre le regole imposte dopo la crisi del 2008 hanno prodotto progressi che dovrebbero restare in vigore. Al massimo si potrebbe allentare la ‘Volcker Rule’ per le banche più piccole”.

In merito al rilancio dell’attività manifatturiera, per Janet Yellen, sarebbe utile concentrarsi sull’addestramento della forza lavoro verso mansioni più sostenibili nel futuro.

Il rialzo del tasso di interesse negli Stati Uniti, nel breve periodo potrebbe avere effetti di un irrobustimento del dollaro statunitense sulle altre monete. L’aumento del valore del dollaro potrebbe far aumentare la propensione degli Stati Uniti all’importazione, mentre potrebbe scoraggiare le esportazioni.

Salvatore Rondello

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