venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Top di Müller, Pouille, Kontaveit, ma anche Federer e Kvitova in corsa
Pubblicato il 23-06-2017


Anett-Kontaveit-s-Hertogenbosch-2017-1Il torneo di ’s Hertogenbosch come l’Atp di Stoccarda. Entrambi, o meglio tutti e tre (dato che il primo prevedeva sia la sezione maschile che femminile), hanno fatto emergere talenti ‘nuovi’ per modo di dire. Ovvero tennisti che, finalmente, sono riusciti ad imporsi a giusto merito, dopo aver sfiorato più volte il successo.
È successo innanzitutto nell’Atp del Ricoh Open, che ha visto all’ultimo turno una finale tra “giganti” e “maestri dell’ace”. I Paesi Bassi hanno incoronato per la prima volta campione Gilles Müller. Qui il tennista lussemburghese è riuscito a conquistare la sua seconda finale, con una vittoria dopo le molte finali perse. Ben sei, di cui una proprio contro il suo avversario in questo torneo “fortunato” e “benedetto” di ‘s Hertogenbosch: Ivo Karlovic. Ben due tie-break per portare a casa il trofeo, che equivale al secondo titolo stagionale. Quest’anno già aveva vinto a Sydney, imponendosi sul cemento sullo statunitense Daniel Evans per 7/6(5) 6/2. Ora ha replicato contro il croato, facendo il bis con un doppio tie-break lottato e terminato per 7/6(5) 7/6(4). A distanza di qualche mese torna a vincere: dal lontano 14 gennaio scorso in Australia, si è ripetuto il passato 18 giugno, ma ha confermato che l’erba è decisamente la superficie dove riesce ad esprimersi meglio. Sicuramente è molto cresciuto e migliorato tennisticamente, ma ha impressionato soprattutto per il grado di precisione, di rapidità, di incisività, di essenzialità che ha saputo mettere in campo. Pochi scambi, i passaggi fondamentali per fare il punto e null’altro. Molto più forte al servizio, ha tenuto bene i suoi turni di battuta infatti, piazzando innumerevoli aces di potenza spaventosa (intorno ai 200 km/h); ha fatto più volte serve&volley quando ha potuto, ma soprattutto ha passato (sia col dritto che col rovescio) Karlovic e tutti gli altri avversari. Senza neppure sembra faticare. Anzi è sembrato essere sempre tranquillo in campo e sicuro di poter portare a casa il match, senza esitazioni, titubanze o momenti di difficoltà o timore. Serafico e calmo, non ha avuto appannamenti o fasi di oscuramento da parte degli altri tennisti; anche nelle circostanze di maggiore equilibrio degli incontri, è sembrato avere una marcia in più, qualcosa in più, più qualità, ma soprattutto più produttività dal punto di vista del punteggio e del parziale, che non l’ha mai visto in difetto. Ha vinto per merito perché ha giocato meglio. Era dal 2004 che ci provava e inseguiva la vittoria in finale. Riuscire a sollevare il trofeo è il giusto coronamento, meritato per un talento valido e un tennis espresso di qualità, di livello, fatto di punti e non sugli errori dell’avversario. Ripercorrendo la sua carriera, la prima possibilità sfiorata arriva con la finale (persa come tutte le altre che citeremo) nel 2004 appunto sul cemento di Washington, sconfitto da Hewitt per 6/3 6/4; poi è la volta, l’anno successivo, sempre sul cemento, del torneo di Los Angeles: giustiziato da André Agassi per 6/4 7/5; con un salto avanti nel tempo, arriviamo al 2012 e, per la terza occasione si trova a disputare una finale contro Andy Roddick: ed è di nuovo il cemento ad essergli fatale, dopo un match duro e lottato conclusosi al terzo set (per 6-1, 62-7, 2-6); lo scorso anno, nel 2016, arriva sempre all’ultimo turno e sempre qui a ‘s Hertogenbosch: quarta chance sfumata per mano di Nicolas Mahut, che gli infligge un netto doppio 6/4. Sempre dello stesso anno è l’altra quinta opportunità avuta di conquistare il suo primo titolo, sempre sull’erba: stavolta quello di Newport, dove cade sconfitto proprio da Ivo Karlovic (con cui si è preso la rivalsa). Un match strepitoso, con tre lunghissimi tie-break sancisce la vittoria del croato, sudatissimi: 7-62, 65-7, 612-7; l’ultimo dimostra proprio quanto sia stata una partita persa per poco da parte del lussemburghese, in cui la differenza è stata proprio di un punto (o meglio dei due punti di distacco necessari al tie-break).E poi l’ultima finale sfumata è stata, sulla terra (dove Müller ha più difficoltà), quest’anno, lo scorso maggio, all’Atp di Estoril, contro Carreno Busta: un giovane talentuoso, molto interessante e dal gioco “vivace”, “frizzante” e “sprezzante”, molto incisivo, che lo ha eliminato per 6/2 7/6(5). Ovviamente il livello alto raggiunto dal lussemburghese lo si vede dai nomi degli avversari contro cui ha perso, tutti eccellenti. Attuale n. 26 del mondo, la top venti ormai è a sua portata, ma la top ten non è così distante se continuerà con questa continuità.
E, sempre nel maschile, è arrivato il momento anche per il francese Lucas Pouille. Gioco aggressivo, grintoso, spinge su tutto e pretende molto da sé; si infervora facilmente se qualcosa non gli riesce, lotta molto, ma soprattutto rischia tantissimo, commettendo spesso qualche errore di troppo. Non esita ad attaccare e venire in avanti a rete, soprattutto nei momenti in cui il punteggio si fa più stringente, per trovare la soluzione vincente; altrimenti rimane inossidabile a fondo (quasi un muro che ribatte e respinge tutto alla Agassi per capirsi), correndo da una parte all’altra generoso, cercando qualche soluzione di fino e di precisione. Anche per lui secondo titolo stagionale, dopo la conquista del torneo di Budapest su Bedene (per 6/3 6/1) sulla terra rossa ad aprile. A distanza di due mesi, lo scorso 18 giugno ha scritto il suo nome sull’Atp di Stoccarda (sull’erba), sconfiggendo in rimonta un avversario ostico come Feliciano Lopez (giocatore più da terra che da erba). 4-6, 7-65, 6-4 il punteggio di una partita che sembrava volgere tutta a favore dello spagnolo. Il transalpino acciuffa, quasi per miracolo visto l’andamento del match, il tie-break del secondo set e poi decolla andando a dominare il terzo e decisivo. Ha mostrato maturità giocando egregiamente, e molto meglio rispetto a Lopez, il tie-break, indovinando tutte le trovate necessarie di variazioni di schema tattico. Arrivando persino a primeggiare da fondo sul terreno tipico, favorevole e consono allo spagnolo: lo scambio lungo da fondocampo. Ad un certo punto, con un Lopez in confusione e in difficoltà (ed anche stanco), è stato tutto più semplice e facile. Per lui, invece, è il terzo titolo in carriera, poiché le vittorie a Budapest e Stoccarda vanno ad aggiungersi a quella in Francia a Metz, all’Open della Mosella (sull’austriaco Thiem per 7/6 6/2) del 2016. Mentre sono due le finali perse: dopo quella in casa contro Tsonga (con un doppio 6/4) sul cemento di Marsiglia quest’anno, nel 2016 era stata la terra rossa di Bucarest ad essergli fatale, dove si arrese per mano di Fernando Verdasco per 6/3 6/2. Tuttavia in più occasioni Lucas Pouille si era messo in evidenza con il suo talento.
Ed altro talento prodigio è quello di Anett Kontaveit. Il 2017 sembra davvero essere il suo anno fortunato. Dopo la finale, contro l’altra giovane esordiente Vondrousova, alla prima edizione del Wta di Biella, è tornata in finale anche qui ad ‘s Hertogenbosch. Il cemento svizzero le era stato fatale, ed aveva perso per 6/4 7/6(6) contro la Vondrousova, diventando molto fallosa soprattutto nella parte conclusiva del primo set, per poi approfittare di un lieve calo dell’avversaria e rimontare nel secondo set. Non fallisce qui nei Paesi Bassi e vince facilmente (sull’erba stavolta) per 6/2 6/3 su un’altra giovane, interessante ed emergente avversaria (che sicuramente farà di questa finale persa il suo trampolino di lancio): Natal’ja Vichljanceva. Classe ’95, la tennista estone nata a Tallinn mostra buoni fondamentali con cui ama sorprendere le avversarie con accelerate improvvise e passarle con passanti sia lungolinea che incrociati. Sicuramente, se un appunto si vuole fare alla Kontaveit, è di rafforzare il gioco di rete (negli smash e nelle volée è più fallosa), che la agevolerebbe, facilitandola nel trovare la soluzione giusta vincente. Facendole risparmiare anche un po’ di energie, scorciando gli scambi da fondo, che regge benissimo, ma che di solito sono lunghissimi: la vedono protagonista in quanto riesce sempre a tenere il ritmo, con una precisione notevole, ma in cui spesso fatica a trovare il colpo definitivo o comunque dove deve rischiare moltissimo, anche se la maggior parte delle volte è lei a concludere con l’accelerata vincente, che spiazza l’avversaria lasciandola letteralmente ferma a guardare.
Tutti invece incantati a guardare Roger Federer, tornato a giocare a Stoccarda (dove però ha perso al primo turno da Tommy Haas per 2/6 7/6 6/4) e ad Halle: è il solito Federer che tutti siamo abituati a vedere, dai colpi magistrali, per lui sembra tutto facile e semplice. Ma anche Petra Kvitova al Wta di Birmingham, dopo l’infortunio per l’incidente alla mano: più forte di prima, più potenza nei colpi, ma anche più precisione. Sicuramente due notizie che fanno piacere.

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