sabato, 23 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tutto cambia
Pubblicato il 03-06-2017


Non è il migliore dei mondi possibili. Addirittura, dopo il risultato nel referendum del 4 dicembre e i tagli imposti alla legge elettorale dalla Corte, è tramontato lo scenario di un bipolarismo di tipo tradizionale. Intendiamoci bene: la presenza stabile di tre blocchi ne aveva già logorate le basi. Chi non crede, si rilegga i risultati delle politiche 2013. Inutile girarci attorno. Salvo terremoti, la legge elettorale c’è già. Non è quella che avremmo voluto. Meglio, molto meglio un sistema di tipo maggioritario con piccolo premio di maggioranza. È stata per mesi la nostra proposta, per un momento è sembrata prevalere, ma i numeri al Senato – con il no espresso da Alfano – non c’erano. Abbiamo suggerito di portare lo sbarramento al 3%. Prima ancora che a vantaggio dei piccoli partiti, per favorire nel dopovoto la nascita di una coalizione riformista tra PD, sinistra del dialogo e cattolici democratici.

Nessuno potrebbe escludere, oggi, di vederla realizzata. Vedremo a giorni se l’emendamento socialista avrà fortuna. Sta di fatto che il via libera al 5% dato da Sinistra Italiana e da Mdp taglia il ramo su cui Pisapia era seduto. La sua sinistra, niente affatto lontana dalla nostra, rischia di essere prigioniera di un radicalismo ‘arcobaleno’ e dei veti imposti da D’Alema. Noi abbiamo la forza per difendere le buone ragioni del riformismo al governo ma non abbiamo i parlamentari per rovesciare l’accordo sulla legge elettorale che si profila.

Il ‘Foglio’ lo ha definito Salvillo, io governo grigio-verde. Non è fantapolitica. Non va escluso che prenda vita un esecutivo tra Grillo e Salvini all’indomani del voto. Non viviamo tempi molto diversi da stagioni già vissute in passato. Paura, insicurezza, fragilità economica del ceto medio inducono migliaia di famiglie a reagire affidandosi alla protesta, alle soluzioni radicali, ad affondare quel poco di europeismo che è rimasto. Attorno a noi gli esempi non mancano. Per questo urge una sinistra che ti protegge, che sposi senza tentennamenti i temi della sicurezza, che affronti con decisione il nodo dei migranti, che protegga il Made in Italy. Insomma le questioni che abbiamo sottoposto all’attenzione degli italiani con le Primarie delle Idee in corso in queste ore.

La priorità non è fissare la data delle elezioni ma stabilire quale legge di bilancio si profila e con quale progetto ci presentiamo agli italiani, quale ‘patto’ stringiamo con gli italiani. Questo va fatto prima dell’estate.

L’idea che Salvini e Grillo hanno dell’Italia non è la nostra. È un’idea da combattere senza tentennamenti. Troppo chiusa in se stessa, lontana dal futuro, demagogica e parolaia. La nuova frontiera è tra inclusi e esclusi, tra chi vuole trascinarci fuori dall’Europa e chi invece lavora per un’altra Europa. Tra chi inneggia all’autosufficienza come Mussolini all’autarchia e chi vorrebbe un’Italia più autorevole in un’Europa più competitiva.

Il PD è il partito che porta la responsabilità più grande. Non tutto ci convince. La polemica scatenata contro i piccoli partiti nasconde un’altra verità: sono state le divisioni dentro il PD a provocare le maggiori difficoltà nei governi di questa legislatura. Dal divorzio breve alle unioni di fatto, dalla legalizzazione della cannabis alle riforme istituzionali fino a provvedimenti economici. Quelle stesse divisioni che si sono manifestate in decine di comuni al voto la prossima settimana. Quasi ovunque la sinistra riformista è rappresentata da PD, PSI e liste civiche – non esiste Campo Progressista e rara è la presenza di liste bersaniane -, spesso le liste che si richiamano al PD sono almeno due. La tirata contro i ‘piccoli’ è servita a coprire le magagne interne.

Mi rivolgo ai socialisti. Alla scadenza elettorale dovremo arrivare uniti e con un bagaglio di consensi che le amministrative di giugno confermeranno dignitoso e decisivo per consentire alla sinistra di vincere in molti municipi. Dalle Primarie delle Idee trarremo il convincimento per imporre le nostre priorità programmatiche.

Il confronto col PD partirà da qui. La forza del territorio, la qualità delle nostre idee.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

More Posts - Website

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro Riccardo, abbiamo fatto il congresso straordinario per le vicende che conosciamo, speriamo che i problemi siano così risolti.
    Rimane il fatto che ancora una volta riconfermiamo la nostra caratteristica frazionista che ci rende sempre più deboli mettendoci nelle condizioni di ridurci sempre più ad essere testimonianza di una gloriosa storia culturale, politica e amministrativa. D’altro canto tutta la sinistra vive ancora una stagione difficile con il rischio di essere poco credibile come garanzia di governabilità.
    Non è possibile continuare a dividersi per poi avere subito dopo gli aspiranti federatori di una sinistra con vocazione conservatrice che privilegia il ruolo di opposizione.
    Ci sono tanti e importanti argomenti di cui parlare, lavoro, economia, emigrazione, forse il più urgente è il riordinamento istituzionale delle amministrazioni locali; corriamo il rischio di restare in una situazione indefinita per quanto riguarda l’accorpamento delle funzioni di competenza tra regione, città metropolitana e comuni, per esempio a Milano non possiamo avere la città metropolitana in situazione di precarietà gestionale per problemi di bilancio, questa situazione si riflette su tutto il territorio condizionando le relative amministrazioni locali.
    Penso però che il nostro argomento di riflessione principale debba essere lo strumento per fare politica ; il Partito.
    Al congresso nazionale abbiamo detto che siamo vivi anche per ragioni politiche. Perché non esiste oggi nel nuovo e consunto sistema politico italiano l’erede del Psi, una forza che, collegandosi alla storia del socialismo riformista e umanitario, faccia propri a un tempo i grandi temi dell’equità e della libertà.
    Conosciamo bene la nostra realtà e il nostro peso politico, basti pensare alle prossime elezioni amministrative dove non riusciamo ad avere adeguata presenza se non in situazioni eterogenee che evidenziano una mancanza di linea politica uniforme, questo comporta la difficoltà a fare “massa” per poter poi avere la possibilità di avere forza contrattuale con gli altri Partiti. Questo penso sia il primo argomento da affrontare per prepararci ai prossimi appuntamenti elettorali, dobbiamo avere la capacità di coniugare la necessità di essere presenti nelle istituzioni con la strategia per la crescita del Partito.
    Ora vedremo la nuova legge elettorale, ma……
    Penso che più passa il tempo e più si fa urgente un dovere, una responsabilità, una grande responsabilità dobbiamo riflettere a quale approdo vogliamo portare la nostra storia, la nostra cultura, a quale ancoraggio portare la nostra comunità,
    • confermare l’autonomia del nostro partito e allora è necessario industrializzarci per crescere, consapevoli che i tempi non saranno brevi con tutto ciò che comporta.

    oppure ancorarci a una realtà che riteniamo a noi affine, ma in questo caso non può essere un ancoraggio flessibile o indefinito che non dia certezza di continuità della nostra storia e del nostro modo di essere e di pensare.

  2. In effetti, le prossime elezioni amministrative dell’11 giugno potrebbero fornire significative indicazioni, vuoi perché vanno alle urne oltre venti capoluoghi di provincia, ed alcuni capoluoghi di regione, dove i partiti si presentano per solito col proprio simbolo, e si può quindi valutarne la “consistenza”, vuoi perché “sono in campo” anche le coalizioni, argomento, quest’ultimo, che ha animato il dibattito sulla nuova legge elettorale (cui potremmo anche aggiungere il fatto che il voto locale prevede ancora le preferenze).

    Molti elementi fanno però pensare che quell’esito non inciderà un granché sulla definizione delle regole per il voto politico, dal momento che i Leader delle forze “maggiori” – ancorché la legge elettorale sia ancora in viaggio – sembrano ormai proiettati verso un sistema che dia loro un margine decisionale quanto più ampio possibile, vuoi in ordine alle alleanze, stipulabili dopo il voto, vuoi riguardo alle candidature, mentre le coalizioni pre-elettorali con le formazioni “minori” si combinano abbastanza poco con un tale “scenario”.

    Del resto, va tenuto altresì presente che, stando alle previsioni, il “peso” delle forze maggiori viene stimato intorno a cifre tali che ciascuna di loro può rivelarsi poi determinante, ad elezioni avvenute, nella formazione di un Esecutivo, e relativa maggioranza, senza cioè il bisogno di dover ricorrere al concorso e rinforzo delle forze “minori”, onde irrobustirsi e contare di più, il che sminuisce di conseguenza e di fatto la rilevanza “strategica” delle seconde (le quali potrebbero verosimilmente generare un qualche “condizionamento” all’azione alle prime) .

    A questo punto, alle forze “minori” che puntano ad entrare in Parlamento e non intendono nel contempo chiedere “ospitalità” nelle liste delle maggiori – proponendosi di non cedere a questa tentazione, anche se nel frattempo dovesse aumentare – non resta che aggregarsi in formazioni plurime, allo scopo di superare la soglia di sbarramento, ma non sarà facile trovare una linea politica comune, e che venga avvertita come tale agli occhi degli elettori, in modo da poter risultare convincente, a meno di non trovare una Leadership che riesca ad esserlo di suo (sappiamo tutti quanto conti la figura del Leader in quest’epoca mediatica e di forte personalizzazione della politica).

    So di ripetermi, avendolo già sostenuto più volte su queste pagine, ma resto dell’idea che “governabilità” e “rappresentanza” potrebbero abbinarsi in un sistema elettorale proporzionale, anche senza soglia di sbarramento, in cui ciascuna lista o coalizione indichi il candidato Premier, e dove chi lo diventa effettivamente dopo il voto abbia la possibilità di sciogliere le Camere, ove se ne determinassero le condizioni, semmai in combinato con la cosiddetta “sfiducia costruttiva”.

    Una modifica costituzionale in tal senso avrebbe anche “salvaguardato” le formazioni minori, andando così incontro al rispettivo elettorato, e poteva essere inserita nella Riforma andata a Referendum il 4 dicembre scorso, con alta probabilità di incontrare il favore di una buona parte dell’opposizione, dal momento che, se non sbaglio, si esprimeva in egual modo la Riforma costituzionale del centro-destra, che non ebbe tuttavia a superare la prova referendaria del 2006.

    Paolo B. 05.06.2017

Lascia un commento