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Opinioni e commenti
 

Welfare, allargata platea SIA. Il diritto del lavoratore nella legge 104. I 10 Paesi Top dove godersi la pensione
Pubblicato il 05-06-2017


Welfare
ALLARGATA PLATEA SIA

È stato pubblicato in gazzetta Ufficiale 29 aprile 2017, n. 99 il D.M. 16 marzo 2017 (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze) che “allarga” il Sostegno per l’inclusione attiva (SIA), per il 2017.

Con il provvedimento sono stati modificati alcuni criteri di accesso al SIA (introdotto con D.M. 26 maggio 2016), nell’ottica di estendere la platea dei beneficiari.

La soglia di accesso relativa alla valutazione multidimensionale del bisogno (un punteggio che viene attribuito sulla base dei carichi familiari, della situazione economica e della situazione lavorativa) viene abbassata: per accedere al Sia basteranno 25 punti.

La modifica permetterà di accedere al beneficio alle famiglie con almeno un figlio minorenne o disabile o con almeno un figlio in arrivo e che abbiano un ISEE massimo pari a 3.000 euro.

È inoltre previsto un aumento di 80 euro per le famiglie composte esclusivamente da un genitore solo e da figli minorenni.

Viene infine innalzata da 600 a 900 euro mensili la soglia di altri eventuali trattamenti

economici percepiti compatibile con il Sia per le famiglie con persone disabili e non autosufficienti, una modifica questa che consentirà l’accesso al beneficio ad un maggior numero di nuclei familiari.

Le risorse finalizzate alla definizione dei nuovi criteri di accesso per il SIA per l’anno 2017 sono individuate nelle seguenti disposizioni previsionali:

le risorse di cui all’art. 1, comma 386, della Legge n. 208 del 2015 a valere sul Fondo povertà, come rideterminate per effetto di quanto previsto dall’art. 10, comma 8, del Decreto Legge 9 febbraio 2017, n. 8, pari a 959 milioni di euro;

le risorse di cui all’art. 1, comma 389, della Legge n. 208 del 2015 nella misura di 30 milioni di euro;

le risorse di cui all’art. 1, comma 238, della Legge n. 232 del 2016, pari a 150 milioni di euro;

Inps
UNIONI CIVILI E LEGGE 104

La legge 104 del 1992 prevede il diritto ad usufruire di tre giorni di permesso mensili retribuiti, in favore di lavoratori dipendenti che prestino assistenza al coniuge, a parenti o ad affini entro il secondo grado – con possibilità di estensione fino al terzo grado – riconosciuti in situazione di disabilità grave. Il decreto legislativo 151 del 2001 stabilisce la concessione del congedo straordinario in favore di soggetti con disabilità grave fissando un ordine di priorità dei soggetti aventi diritto al beneficio che, partendo dal coniuge, degrada fino ai parenti e affini di terzo grado.

Le predette disposizioni vanno oggi coordinate con quelle introdotte dalla legge 76 del 2016 e dalla sentenza della Corte costituzionale 213 dello stesso anno. La prima ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto, prevedendo che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, possano essere applicate anche alle parti di un’unione civile tra persone dello stesso sesso”. La seconda, inoltre, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 33 della legge 104, nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi della legge stessa. Con la circolare 38, pertanto, si forniscono tutte le istruzioni relative alla richiesta e alla concessione dei predetti permessi, evidenziando come la parte di un unione civile, che presti assistenza all’altra parte, possa usufruire sia dei permessi ex lege 104 del 1992 che del congedo straordinario ex articolo 42 del decreto 151 del 2001, mentre il convivente di fatto di cui all’articolo 1, della legge 76 del 2016, che presti assistenza all’altro convivente, può usufruire unicamente dei permessi della legge 104 del 1992.

Lavoro
IL DIRITTO SOGGETTIVO DEI LAVORATORI IN 104

Il lavoratore titolare dei permessi ex Legge n. 104 del 1992, in quanto disabile ovvero genitore o familiare di soggetto disabile, ha un vero e proprio diritto soggettivo ad opporre il proprio rifiuto all’eventuale trasferimento di sede disposto dal datore. Infatti, l’art. 33 della citata legge, ai commi 5 e 6, prevede espressamente che il genitore o il familiare del lavoratore disabile e il medesimo lavoratore disabile non possono essere trasferiti ad altra sede senza il loro consenso. Tale norma, quindi, offre, ai lavoratori disabili o ai familiari che li assistono, una ulteriore tu-tela rispetto a quella garantita alla generalità dei lavoratori dall’art. 2103 c.c., in forza del quale in ogni caso il trasferimento del lavoratore può essere disposto solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Per i lavoratori che godono dei benefici previsti dalla Legge, infatti, il diritto a non essere trasferiti prevale anche sulle suddette esigenze aziendali. A tale proposito, peraltro, preme segnalare una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione (la n. 25379 del 12.12.2016), che ha ulteriormente esteso la tutela del lavoratore titolare dei benefici di cui alla 104 di fronte al trasferimento di sede. Difatti, nel silenzio della legge (che nulla dice espressamente sul punto), per anni la giurisprudenza (seppur con andamento ondivago) si è orientata nel senso di riconoscere il diritto del dipendete a rifiutare il trasferimento solo nei casi in cui fosse intervenuto un riconoscimento di disabilità grave del soggetto assistito, con la conseguenza che in difetto di tale riconoscimento il trasferimento doveva ritenersi legittimo. Ebbene, la citata pronuncia della Cassazione, al contrario, ha stabilito che il concetto di “handicap in situazione di gravità”, deve essere interpretato alla luce dei principi costituzionali e comunitari di tutela della persona disabile. La conseguenza di questa interpretazione è che il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare disabile è vietato anche nella circostanza in cui la disabilità non presenti la connotazione di gravità, a meno che il datore non provi la sussistenza di insostituibili ed urgenti esigenze aziendali (da non confondersi con le ordinarie ragioni tecnico-organizzativo-produttive di cui al citato art. 2103 c.c.) insuscettibili di essere altrimenti soddisfatte.

Economia
I 10 PAESI TOP DOVE GODERSI LA PENSIONE

Dove andare a vivere dopo la pensione? E’ la domanda che si pongono migliaia di lavoratori che, dopo anni di duro lavoro, si avvicinano al tanto agognato riposo. ‘International Living’, come ogni anno, ha stilato la classifica dei 10 paesi migliori in cui godersi la pensione. Una top ten basata su fattori determinanti la qualità di vita di una località come il clima, il costo della vita e l’assistenza sanitaria. Vediamo quindi quali sono le 10 località del mondo in cui poter trascorrere al meglio gli anni della pensione.

1) Messico. Al vertice della classifica, per il quinto anno consecutivo (e nella top ten negli ultimi quattordici anni) si colloca il Messico. Sebbene negli ultimi anni sia rimbalzato sui media internazionali per i frequenti casi di criminalità, il Messico è uno dei paesi più economici dell’America Latina. Altro vantaggio che lo contraddistingue è la facilità con cui è possibile integrarsi tra la popolazione locale in quanto offre il giusto mix tra cultura esotica e stile di vita familiare.

2) Panama. “Se si dovesse descrivere in tre parole – spiega ‘International Living’ – sarebbero: moderna, confortevole e tollerante”. Panama si colloca al secondo posto tra i paradisi in cui godersi la pensione per merito di una qualità della vita altissima a un costo più che ragionevole.

3) Ecuador. Grazie al suo territorio montagnoso e alla sua posizione direttamente sulla linea dell’equatore, l’Ecuador offre il clima perfetto per escursioni e turismo. Inoltre ha un costo della vita decisamente più basso della media europea e consente di affittare o comprare immobili con estrema facilità.

4) Costa Rica. Essendo un paese sicuro e stabile, privo di esercito, il Costa Rica accoglie i turisti a braccia aperte. Emblematico il motto nazionale, ‘Pura vida’ (‘La vita è bella’) che indica l’atteggiamento rilassato e pacifico della popolazione locale. Inoltre è facile trasferirsi nel paese e fare amicizia con i residenti.

5) Colombia. La Colombia si colloca al quinto posto della classifica per l’ottima assistenza sanitaria, la diversità del clima e il basso costo della vita. Dopo un passato turbolento ora la Colombia risulta accogliente e, grazie all’estensione del suo territorio, offre una pluralità di paesaggi mozzafiato.

6) Malesia. Le città malesi sono pulite e moderne, il trasporto pubblico è ben organizzato e la popolazione è la più amichevole di tutta l’Asia. Inoltre la Malesia riesce a soddisfare esigenze differenti offrendo, al tempo stesso, soluzioni low cost e vacanze a cinque stelle.

7) Spagna. Spiagge bianche, clima temperato, basso costo della vita e stile di vita rilassato sono i fattori che rendono la Spagna uno dei principali paradisi in cui godersi la pensione.

8) Nicaragua. Negli ultimi dieci anni il Nicaragua è cambiato ed è migliorata la qualità della vita della popolazione. Ad attirare gli stranieri sono soprattutto l’ottimo sistema sanitario e il basso costo della vita.

9) Portogallo. Il basso costo della vita, il clima mite, il paesaggio mozzafiato e lo stile di vita rilassato rendono il Portogallo uno dei paesi migliori in cui trascorrere gli anni della pensione.

10) Malta. Tramonti rosa, acque cristalline, citta di pietra. Malta offre un paesaggio mozzafiato e uno stile di vita tranquillo, lontano dal caos delle grandi città. Tuttavia l’isola del Mediterraneo offre tanto divertimento e una comunità accogliente in grado di far sentire a casa qualsiasi straniero.

Carlo Pareto

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