giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Aiuto, il fascismo alle porte…
Pubblicato il 11-07-2017


Che bisogno c’è di varare oggi una nuova legge che punisce l’apologia del fascismo? Esiste già la legge Scelba del 1952, che ha messo nero su bianco il comma primo della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, poi la legge Mancino del 1993, che punisce anche simbologie e gesti che si ispirano a quella ideologia e allarga lo spettro ad un insieme di altri atteggiamenti che ispirano violenza e odio. Diciamo la verità. Le due leggi, quella sul divieto di ricostruzione del partito fascista e sull’apologia del fascismo, che porta il nome di quello Scelba che proprio in quegli anni rivolgeva la sua attenzione, non certo benevola, verso i partiti sinistra, e quella di Mancino, che allarga il perimetro a chi incita agli odi razziali, etnici e religiosi, mentre in Italia si diffondeva il fenomeno leghista, appartengono a due fasi storiche particolari. Quelle fasi le due leggi fotografano. In qualche misura le inseguono.

Non si capisce perché tornarci sopra oggi. A cosa si intenda rispondere. Forse alla contraddizione che esiste attorno al fascimo nel gruppo dirigente pentastellato? E soprattutto non si afferra bene cosa cambi nelle disposizioni legislative. Solo differenze marginali. A ben leggere il nuovo dispositivo presentato da Fiano le novità paiono soprattutto due: viene vietata la produzione, diffusione, vendita di gadget che richiamano persone e avvenimenti da ricondurre al fascismo (con tanti saluti agli affari di Predappio, ma nel lastricato dello stadio Olimpico come la mettiamo?), e che le vecchie normative vengono oggi estese anche al web. Cose invero decisive per le sorti dell’Italia. E’evidente che si tratta di un passo che mira a spostare la discussione ancora sul tema del fascismo-antifascismo a cui già in tanti oppongono quella del comunismo-anticomunismo. Tipico, questo ritorno all’indietro della classe politica italiana nei momenti di crisi. Da un leader che scrive Avanti però ci si attende ben altro.

Torniamo al tema. Dopo 74 anni dalla fine del fascismo, e 72 dalla fine della guerra, sul ventennio molti storici sono arrivati a un giudizio equilibrato. Critico, fino al 1938, di dura condanna dopo, a causa delle leggi razziali e del patto con la Germania nazista. Ma lasciamo perdere la storia se non per inserirvi due distinzioni, la prima, quella della non omologazione tra fascismo e nazismo, che storici come Renzo De Felice hanno motivato a mio avviso in modi convincenti. La seconda é riferita al rapporto tra fascismo e terrorismo nero. Mi ricordo una battuta di Craxi che mi stupì, ma mi fece riflettere. Era il 1974 ed eravamo di fronte alle prime stragi nere. Craxi mi disse: “Questi sono terroristi, il fascismo é stato altra cosa”. Aveva proprio ragione. Un excursus sul modo di comportarsi di altri paesi. Proprio alla metà degli anni settanta mi recai in Urss nei pressi di Leningrado, quando ancora i comuni rossi allacciavano rapporti di gemellaggio a senso unico con l’Est. Nella piazza principale di una città dedicata al protagonista della rivoluzione d’ottobre campeggiava una statua dello zar. Da stropicciarsi gli occhi. Mi spiegarono che la storia non può essere rimossa. E’ in fondo la stessa ragione che spinge i miei amici di Cavriago a tenere in piazza la statua di Lenin.

Infine si affacciano altre due questioni. La prima é relativa all’insieme delle ideologie e sistemi politici di stampo criminale. Delle differenze tra nazismo e fascismo fino al 1938 ho detto. Resta il problema del comunismo. Parto da un presupposto. Un conto é il crimine, un conto é il pensiero che lo anima, lo ispira, lo giustifica. A cavallo degli anni sessanta-settanta i magistrati italiani avrebbero dovuto incriminare un’intera generazione che inneggiava alla rivoluzione, a Mao tse tung, a Lenin, a Castro, a Che Guevara, che considerava la violenza necessaria, che cantava slogan come “Vietcong vince perché spara” o “Uccidere un fascista non é reato” e appiccicava l’appellativo di boia a tutti i presidenti americani. Poi, per fortuna, quelli che si sono messi a sparare sono stati relativamente pochi. Non pochissimi. Cossiga, era presente anche Gianni Cervetti, in una cena mi confidò che coloro che abbracciarono le armi ed entrarono in clandestinità o semiclandestinità sono stati 14mila. Uno stadio medio esaurito. Esagerava?

Giusto allora applicare le norme anche alla propaganda della violenza comunista almeno a quella di stampo stalinista? Non farlo solo perché questa violenza non si é sviluppata in Italia (anche questo non é vero, sono di Reggio Emilia) mi pare argomento debole (anche il nazismo non é stato fenomeno italiano). Poi una seconda annotazione. Esiste oggi in Italia un pericolo fascista? Esiste dunque la necessità di frenare l’adesione di masse di giovani verso un’ideologia bocciata dalla storia? Lasciamo stare le violenze, cioè le azioni criminali, che vanno colpite chiunque le compia. A me pare che oggi la violenza che si sta diffondendo in tutta Europa, sulla base di un odio di stampo religioso, sia quella islamista. O sbaglio? Certo ci sono stati anche atroci delitti, come quello di Utoya, di stampo razzista e nazista. Ma il maggior numero di agguati sanguinari portano altrove. In Italia pensiamo invece di avere un Attila alle porte con la camicia nera. Non c’é che dire. Siamo davvero originali.

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Commenti all'articolo
  1. In tutta franchezza penso che il problema non sia antifascismo-anticomunismo o se si debba applicare una legge per l’uno o per l’altro. Penso invece che un paese democratico come il nostro non dovrebbe temere il rinascere di queste ideologie. E penso inoltre che non si dovrebbero combattere con una legge, perchè nessuna legge può impedire il pensiero delle persone.
    Si dovrebbero combattere con la cultura!

  2. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sostiene il provvedimento di legge in discussione alla Camera per l’introduzione del reato di propaganda fascista e nazifascista (articolo 293-bis). A sottolinearlo ieri al ministro degli Interni Marco Minniti (nell’immagine), la presidente UCEI Noemi Di Segni. L’incontro, definito “molto positivo, puntuale e utile” da Di Segni, è stata infatti l’occasione per confrontarsi su diverse tematiche di stretta attualità, tra cui il preoccupante riemergere in Italia di movimenti neofascisti. Un problema, ha sottolineato Di Segni al ministro Minniti, che non può essere percepito come divisivo e su cui “tutte le forze politiche ragionanti dovrebbero convergere per contrastarlo efficacemente”. In quest’ottica la proposta di legge sul reato di propaganda fascista, di cui il deputato Pd Emanuele Fiano è primo firmatario, può essere uno strumento utile per punire comportamenti legati ai movimenti neofascisti e neonazisti che fino ad oggi sono rimasti fuori dalle sanzioni penali. E sono tanti i segnali inquietanti emersi di recente rispetto alla minaccia dell’estremismo di destra: dall’irruzione di CasaPound a Palazzo Marino, a Milano, durante il Consiglio comunale per attaccare il sindaco Giuseppe Sala al caso della spiaggia di Chioggia dove il titolare di un lido balneare inneggiava pubblicamente al fascismo, fino alla ‘caccia’ ai venditori abusivi sulle spiagge di Ostia organizzata nuovamente da CasaPound e su cui la questura ha aperto un’indagine.
    Durante l’incontro con il ministro Minniti, la presidente UCEI ha poi ricordato la risoluzione approvata il Primo maggio scorso dal Parlamento Europeo in cui si invitano i Paesi membri ad adottare la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). L’auspicio dell’ebraismo italiano è che il Parlamento di Roma dia seguito alla richiesta di Bruxelles.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  3. Conosco e stimo Fiano. Con lui aderimmo all’Associazione Italia-Israele. L’ho anche chiamato a Reggio alla festa dell’Avanti a parlare di Israele. Ho difeso i diritti della brigata Ebraica il 25 aprile. Prendo atto che il rabbino Di Segni sostiene la pericolosità di taluni rigurgiti fascisti. Ma cita tre episodi (l’irruzione di Casa Pound in Consiglio comunale a Milano, la caccia ai venditori abusivi in spiaggia, le vicende della spiaggia di Chioggia) che sono reati, già oggi. Non capisco perché Di Segni auspichi e poi ispiri una legge nuova.

  4. Credo ci sia un errore di omonimia in ciò Mauro commenta del suo articolo in risposta a “Pagine ebraiche”: l’incontro con Minniti è avvenuto tra Noemi Di Segni, presidente dell’ UCEI e non con Riccardo Di Segni, rabbino Capo di Roma; ma questo non è il motivo del mio ragionamento. Penso invece, a differenza del Direttore, di cui comunque apprezzo come sempre la lucidità di analisi, che il rigurgito xenofobo e razzista in atto in Italia come del resto in tutta Europa, sia assolutamente da attenzionare. Il fascismo ed il nazismo, così come il comunismo, condannati dalla storia, sono stati fenomeni che trovano una loro collocazione in un contesto diverso da quello attuale, e che quindi possa apparire irripetibile. Sono invece i disvalori di quelle filosofie applicate alle società che sembrano risvegliarsi all’interno dei populismi che animano la politica anche e soprattutto nel nostro Paese: il bisogno di sicurezza, il bisogno di certezza, il bisogno di risposte che stentano a tradursi in fatti, corroborano il malessere e quindi la voglia di scontro sociale, di rifiuto delle Istituzioni, di rivolta “contro” che serpeggia sempre più violento. Questi atteggiamenti, in Europa e quindi in Italia, vengono, ormai per prassi, definiti “fascisti” anche se poco o nulla hanno a che vedere con il regime rappresentato dall’uomo di Predappio. Le leggi contro l’apologia, ha ragione Mauro Del Bue, esistono eccome, ma evidentemente, non sono di facile applicazione, e non sono estendibile ai social, giacché al momento della loro formulazione, almeno per quella che porta il nome di Scelba, la rete non era nota. Emanuele Fiano, come ho avuto modo di scrivere su Fb, ritengo abbia inteso completare ed estendere l’applicazione del reato anche a questo contesto. Il problema dei rigurgiti nazifascisti, nelle nostre società, son convinto nasca infatti da una mancanza di conoscenza: dopo oltre 70 anni, come bene dice il Direttore dell’Avanti! solo gli storici e pochi addetti ai lavori hanno trovato un equilibrio sui fatti e sugli avvenimenti, riconoscendo colpe e responsabilità da tutte le parti protagoniste di quegli anni. La “rivoluzione d’ottobre” in salsa tutta italiana però non c’è mai stata, non se ne sono conosciuti gli effetti (per fortuna), mentre intere generazioni, cresciute all’ombra della cultura fascista affermatasi nelle scuole fin dopo la caduta del regime, hanno continuato a risentire di un tipo di formazione che se, da un lato condannava gli anni peggiori della guerra, delle carestie e delle distruzioni, dall’altro troppe volte giustificava l’operato del regime, elogiandone la grandezza, la forza, la capacità di gestire le città, le campagne e quant’altro fosse osannabile. Questo è quello che rimane, così come rimangono latenti nell’animo degli italiani, quegli istinti all’odio di razza (etnie), che trovano il loro terreno fertile nel campo della destra leghista e neofascita (a quella dottrina si ispirano F.d’I.) e financo del M5S capaci di cavalcare le tante paure che il terrorismo fanatico di natura islamica ha riportato a galla, ingenerando con esso anche l’istigazione all’odio di stampo religioso. Dunque la paura non è del fascismo, ma in ciò che può rappresentare una propaganda di un certo tipo sui social, soprattutto utilizzati dai giovani più facilmente influenzabili. Ed alla mente mi vengono le parole del Presidente Pertini, quando ammoniva che ” … alla migliore ed ordinata delle dittature, preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie, perché la dittatura è l’ordine della galera ed il silenzio dei cimiteri”. Ecco perché convengo sull’esigenza di dare un argine, anche con la proposta Fiano, a questo ritorno di ideologia malsana.

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