giovedì, 21 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Banche, risparmio e Costituzione
Pubblicato il 12-07-2017


Il tema delle banche, del risparmio e del salvataggio di alcuni istituti di credito ben individuati, in Italia ed in Europa, costituisce uno degli argomenti più scottanti degli ultimi anni, spesso impopolari e comunque divisivi.

Perdere i soldi guadagnati con una vita di lavoro e sacrifici non piace di certo a nessuno. La crisi del 2008 iniziata negli Stati Uniti d‘America e poi giunta fino in Europa tramite la circolazione dei crediti deteriorati, ha creato il classico effetto a catena che ha messo in grossa difficoltà non solo gli enti privati bancari, ma, di conseguenza, anche gli Stati che sono dovuti correre in soccorso degli enti privati bancari.

Sicché lo Stato è più volte intervenuto, negli Stati Uniti prima, in Europa dopo, con interventi pubblici a carico dei contribuenti per salvare il sistema.

La parola « sistema » non piace a tutti, anche perché ha un sapore elitario e misterioso, ma di fatto e di diritto alle banche viene riconosciuto un valore sistemico sia perché depositarie di risparmi che perché erogatrici di prestiti ed, infine, anche perché datrici di lavoro a migliaia di dipendenti.

Inutile negare il valore sistemico delle banche, da discutere invece sarebbe il ruolo delle fondazioni bancarie nel sistema italiano e la separazione delle banche commerciali da quelle di investimento, poiché  anche il venir meno di questa distinzione  ha in effetti originato la crisi dei subprime negli Stati Uniti.

Concentrandoci però sugli ultimi eventi italiani ed europei, scopriamo che il protagonista è l’oramai famoso bail-in.

Bail-in significa semplicemente che lo Stato non interviene più a salvare le banche in fallimento. Lo Stato, e cioè i contribuenti, non saranno più chiamati ad immettere denaro pubBlico nelle banche, per ricapitalizzarle e salvarle dal fallimento.

Al contrario bail–in significa che i risparmiatori, cioè chi ha comperato azioni o obbligazioni e vanta un credito potrà vedere scomparire il proprio credito, cioè risparmio, evaporare.

Questo ci dice che a livello europeo, il bail-in deriva da una direttiva europea, si é andati oltre il principio dell’intervento statale e si é accettato in via definitiva il principio che i contribuenti non debbono più pagare per le crisi degli istituti bancari, anche se a volte – occorre dirlo a onor del vero – è difficile distinguere il contribuente da mero risparmiatore retail.

Con la Direttiva  2014/59 (BRRD) che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento la scelta non sarà più, in caso di crisi, tra il fallimento della banca e l’intervento statale, bensì tra il fallimento ed il bail – in, con la clausola che le conseguenze del bail – in per i creditori non potranno essere piu’ svantaggiose di quelle del fallimento ordinario.

Lo scopo è quindi risanare la banca, ma lo Stato resta fuori, quindi i risparmiatori corrono il rischio di rimetterci i risparmi (ma non i depositi).

Il bail – in però si applica solo se le banche in crisi hanno rilevanza sistemica europea ed è per questo che Banca Veneta e Banca Popolare di Vicenza non sono rientrate nello schema del bail – in e saranno salvate tramite un intervento del tutto nazionale, a carico dello Stato e con la collaborazione di un istituto privato,  con l’approvazione straordinaria della Commissione Europea che ha autorizzato l’aiuto di Stato in deroga ai principi generali dei Trattati europei.

Ora alcuni hanno obiettato che le regole del bail – in siano incostituzionali, visto che l’art. 47 della Costituzione tutela il risparmio.

Appare però quanto meno infondata l’obiezione predetta, poiché la tutela del risparmio significa incentivo al risparmio, che resta tuttavia pur sempre un investimento e come tale contiene un elemento di rischio, l’altra faccia del possibile guadagno.

Il problema del risparmio non é l’art. 47 della Costituzione, bensì il mancato rispetto di alcune regole basilari e fondamentali del settore bancario, quali la Direttiva MIFID, che impongono, nel momento della consulenza al potenziale risparmiatore, obblighi di buona fede, di informazione e di diligenza che, se applicati correttamente, eviterebbero l’acquisto di strumenti finanziari inadeguati da parte di sprovveduti risparmiatori.

Leonardo Scimmi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento