martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Banche. Visco: “Tutelati gli interessi di tutti”
Pubblicato il 12-07-2017


abiIl Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto all’Assemblea annuale dell’ABI. Durante il suo discorso ha detto : “Con gli interventi su  Mps e sulle  Banche Venete sono state pienamente rispettate la normativa e le procedure europee e nei limiti consentiti si è cercata la soluzione che meglio tutelasse il complesso degli interessi coinvolti”.

Poi, il Governatore ha sottolineato: “Il supporto pubblico ha buone probabilità di recupero. Un intervento che va considerato nella sua natura di intervento necessario, connesso con particolari condizioni di fallimento di mercato, ma eccezionale, anche alla luce dei principi sottostanti le nuove norme europee. Le misure adottate sono il risultato di un processo reso particolarmente complesso, e oltremodo lungo, dall’evoluzione del contesto istituzionale e normativo. La gestione delle crisi bancarie è oggi affidata a una molteplicità di autorità e istituzioni indipendenti. Manca un’efficace azione di coordinamento che definisca le priorità e guidi l’utilizzo dei margini di discrezionalità che la normativa riconosce. Lo testimoniano anche le difficoltà emerse nell’individuare una soluzione per la crisi delle banche venete. Occorre inoltre stabilire precise modalità con cui dare conto delle decisioni prese. I costi di una liquidazione pura e semplice (cosiddetta ‘atomistica’), l’unica alternativa disponibile una volta esclusa la ricapitalizzazione precauzionale, sarebbero stati molto più elevati per la clientela, per il sistema bancario, per lo stesso Stato. Per le due banche venete, la strada della ricapitalizzazione precauzionale non è risultata percorribile per la mancanza di risorse private sufficienti a coprire perdite cosiddette ‘probabili nel futuro prossimo’. La stima di queste perdite da parte delle autorità europee coinvolte nella procedura è aumentata progressivamente nel corso dell’analisi del piano di ristrutturazione; nella stessa analisi veniva valutata negativamente la capacità delle banche di tornare a conseguire un’adeguata redditività. Si rendeva quindi necessario l’esame di ipotesi di soluzione alternative rispetto alla ricapitalizzazione precauzionale. La procedura di selezione ha coinvolto sei potenziali acquirenti: 4 italiani (i due maggiori gruppi bancari, uno di media dimensione e un grande gruppo assicurativo) e altri due grandi intermediari europei. A conclusione del processo sono pervenute due offerte di acquisto vincolanti ; quella di Intesa Sanpaolo è risultata l’unica idonea ad assicurare la continuità delle funzioni critiche delle due banche in liquidazione. L’acquirente dovrà ora procedere all’integrazione e ristrutturazione delle attività e passività cedute nell’ambito dell’operazione. Alle entità in liquidazione restano, all’attivo, azioni e partecipazioni per 1,7 miliardi e tutti i prestiti deteriorati (9,9 miliardi al netto delle svalutazioni); al passivo, capitale, obbligazioni subordinate e fondi rischi per complessivi 6,2 miliardi. La differenza di 5,4 miliardi costituisce un debito nei confronti di Intesa Sanpaolo, che acquisisce allo stesso tempo tutte le altre attività e passività delle banche in liquidazione. Questo debito (elevabile fino a 6,4 miliardi a seguito di una ‘due diligence’ sui crediti in bonis) è garantito dallo Stato, che accorda all’acquirente ulteriori garanzie a copertura di rischi di varia natura per un valore atteso complessivo di 400 milioni. L’onere immediato per lo Stato consiste in un esborso di cassa per 4,8 miliardi, di cui 3,5 a copertura del fabbisogno di capitale generatosi per Intesa Sanpaolo a causa dell’acquisizione e 1,3 volti a sostenere le misure di ristrutturazione che Intesa dovrà attivare.  A fronte di questi impegni lo Stato vanta un credito verso le banche in liquidazione da rimborsare con il realizzo dei loro attivi; per i crediti deteriorati esso sarà affidato alla Società di Gestione delle Attività (SGA), che dovrà operare per ottenere, nel tempo, tassi di recupero in linea con quelli impliciti nei valori, al netto delle svalutazioni, iscritti a bilancio. Per consolidare i risultati ottenuti è ora necessario attuare con impegno e determinazione i programmi stabiliti. La Banca Monte dei Paschi di Siena dovrà dare corso agli interventi di ristrutturazione e di rilancio aziendale contemplati nel piano industriale pluriennale che ha formato oggetto di approfondito confronto con le istituzioni europee e che potrà consentire un duraturo ritorno a un’adeguata redditività. L’intervento di ricapitalizzazione precauzionale  approvato dalla Commissione Ue il 4 luglio, ha evitato le conseguenze, assai gravi, di una risoluzione; permette un aumento di capitale di 8,1 miliardi, di cui 3,9 immessi dallo Stato e 4,2 derivanti dalla conversione in azioni degli strumenti patrimoniali oggetto di ‘burden sharing’. Per prevenire o chiudere liti relative al collocamento di tali strumenti presso la clientela non qualificata, lo Stato potrà acquistare, fino a un massimo di 1,5 miliardi, parte delle azioni frutto della conversione, assegnando in cambio obbligazioni senior emesse dalla banca senese. Complessivamente, a fronte di un sostegno pubblico non superiore, quindi, a 5,4 miliardi, lo Stato acquisirà una quota del capitale della banca pari a circa il 70%. L’iter della ricapitalizzazione va completato entro l’inizio di agosto con l’emanazione dei decreti ministeriali di attuazione. L’operazione consentirà alla banca di innalzare i coefficienti patrimoniali su livelli in linea con quelli dei principali concorrenti; di liberarsi, anche grazie all’intervento del fondo Atlante, dell’intero portafoglio di sofferenze e di aumentare i tassi di copertura sul resto delle esposizioni deteriorate; di accrescere significativamente efficienza, produttività e redditività, con misure volte ad accompagnare l’uscita nel tempo di una parte significativa della compagine del personale; di tornare a contribuire pienamente al finanziamento dell’economia. Una volta riportata la banca su adeguati livelli reddituali, lo Stato cederà sul mercato la propria partecipazione, valorizzando l’investimento ora effettuato”.

Il Governatore sembra convincente, ma sa benissimo che la prevenzione è più efficace e meno dolorosa della cura. Più organi preposti a tali funzioni, Banca d’Italia inclusa, lasciano perplessi gli italiani sulle funzioni di controllo e sulle azioni preventive svolte.

Diversi sono stati i toni usati dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che con la sua relazione all’assemblea annuale dell’associazione, ha espresso la propria indignazione per diversi elementi emersi sulle banche che sono andate in crisi e attende gli esiti dei processi. Antonio Patuelli ha affermato: “Esprimiamo la nostra indignazione per diversi elementi emersi sulle banche che sono andate in crisi e attendiamo gli esiti dei processi”.

Il Presidente dell’ABI ha proseguito: “Per voltare definitivamente pagina con la crisi occorre fare piena luce su tutti gli aspetti meritevoli di inchieste”. Poi ha ricordato : “L’Abi non è una corporazione, ma un’associazione privata che non può avere strumenti di controllo nè notizie riservate di Vigilanza. I recenti provvedimenti governativi in coordinamento con le autorità europee hanno eliminato i rischi sistemici dal mondo bancario italiano. Con le misure previste dal ‘salva banche’ si è intrapresa una svolta rispetto alle risoluzioni, per la stabilità delle banche e la fiducia verso il risparmio investito nel mondo bancario e produttivo con interventi pubblici complessivamente molto più limitati di quelli degli altri paesi europei. La profonda riorganizzazione bancaria in Italia è impegnata a ridurre i costi operativi anche in presenza di un ridotto margine di intermediazione. Il totale dei prestiti cresce per le imprese e per le famiglie, con i tassi più bassi della storia d’Italia. Sarebbe utile che le Autorità europee non ostacolassero le tante moratorie delle banche alle imprese e alle famiglie che attenuano in Italia gli effetti della crisi. Le banche sostengono anche tanti Fondi come quelli per la prima casa, per i nuovi nati e per i giovani. Le banche in Italia sono impegnate ad aumentare i livelli di etica e di democrazia economica e sono competitive anche per attrarre capitali internazionali per lo sviluppo: occorrono innovazioni normative di qualità anche nel funzionamento delle Pubbliche Amministrazioni. Avvertiamo un’aria parzialmente nuova e più costruttiva nell’Europa bancaria secondo cui sui crediti deteriorati vi sono meno dogmi e più pragmatiche linee guida, si discute apertamente di ipotesi di bad bank anche europea e chiede che le regole internazionali di Basilea debbono favorire la stabilità non complicare la ripresa evitando generalizzati incrementi nei requisiti patrimoniali delle banche e essere applicate in maniera identica anche negli Stati Uniti”.

Per il banchiere: “In Europa si nota più ragionevolezza nel riconoscere le complessità di regole uguali per tutti in presenza di Costituzioni diverse, che nazionalmente prevalgono, in attesa di una esplicita, certa e chiara Costituzione Europea che garantisca più certezza del diritto”.

Infine il Presidente dell’ABI ha proseguito: “Le banche operano per limitare le nuove sofferenze e per ridurre il totale delle sofferenze nette (…) Le sofferenze nette sono ulteriormente scese sotto i 77 miliardi, mentre è in atto nelle banche un grande lavorio per ridurle ulteriormente anche in tempi brevi. Più trasparenza sulle crisi bancarie è anche premessa per un maggiore clima di fiducia. Abbiamo grande rispetto per la Magistratura e per la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi bancarie. Tutto si muove nel mondo bancario: le tristi inevitabili chiusure di tanti sportelli, così come le aperture di uffici finanziari variamente denominati, non evidenziano rassegnazione. Nel solo 2016 gli sportelli in Italia si sono ridotti della cifra record di 1.231 e stanno calando ulteriormente e rapidamente. L’Italia aveva, sei mesi fa, uno sportello bancario ogni 2.041 abitanti, una cifra intermedia fra i principali paesi della UE. (…). Le riforme e le aggregazioni in Italia porteranno, a inizio 2018, a un numero molto basso, in assoluto e rispetto alle medie europee, di circa 115 gruppi bancari e banche singole indipendenti, oltre alle succursali di banche estere. Attenzione, però, a non estremizzare: non deve essere compressa l’indispensabile concorrenza nei mercati locali in un contesto dove il 95% delle imprese ha meno di dieci dipendenti. Le aggregazioni potranno servire per prevenire altre eventuali crisi bancarie”.

Al Presidente dell’ABI ha replicato Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale dei Consumatori: “Gli indignati sono i consumatori italiani che in questi anni hanno perso tutti i loro risparmi per colpa di chi ha gestito le banche pensando solo al proprio tornaconto personale e che non ha ancora pagato né pagherà per averle mandate sul lastrico. Dal presidente dell’Abi non ci attendiamo indignazione o, peggio ancora, l’esito dei processi, ma autocritica e proposte di soluzione. E’ vero che l’Abi non ha gli strumenti di vigilanza della Banca d’Italia, ma nulla vieta all’Abi, anche in quanto associazione privata, di imporre ai propri aderenti, pena l’espulsione, codici di disciplina e di autoregolamentazione per aumentare la trasparenza e la tutela dei clienti”. Dona, concludendo, ha anche detto : “Fino a che alle famiglie continueranno ad essere venduti prodotti rischiosi ed inadeguati al loro profilo di rischio, i risparmi degli italiani andranno in fumo. Per evitare questo, in attesa che il Governo si svegli, vietando la vendita allo sportello di prodotti come le obbligazioni subordinate, nulla vieta all’Abi di chiederlo ai propri iscritti”.

Riuscirà il Parlamento a conciliare gli interessi contrapposti dei cittadini con quelli dei banchieri?

Salvatore Rondello

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