domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Blindati da immensa fiducia
Pubblicato il 18-07-2017


Il titolo sembra scimmiottare la mitica Lina Wertmüller, invece non siamo sul set di un film, ma in Parlamento dove si cerca in gran fretta di accelerare l’approvazione del Decreto banche venete. Ogni cosa in Italia è sempre un’emergenza, perché in emergenza si possono approvare le regole del momento senza guardare troppo per il sottile. 

Oltretutto, la blindatura del Decreto è perché non si vuole toccare nulla degli accordi presi; non c’è stato neppure uno straccio di manifestazione di associazioni che dovrebbero rappresentare gli interessi dei circa 200.000 azionisti delle banche venete, nessuno ha mosso un dito. Nessuno con le idee chiare per fare una cosa giusta, giusta come liquidare due milioni di euro ai migliaia di risparmiatori che avevano, e hanno ancora, fino alla trasformazione in legge del Decreto, le azioni al valore di 10 centesimi. 

Anche se la cifra è irrisoria, quasi simbolica i due milioni di euro sono un atto dovuto, invece vogliono mortificare gli azionisti fino a portargli via gli ultimi centesimi, l’ultima caramella. Ecco, anche solo per questo senso di etica e di morale, le associazioni dovrebbero duellare fino all’ultima stoccata, altro che blaterare falsa retorica per raccontare le cose successe in passato, peraltro conosciute da tutti, raccontateci cosa intendete fare, piuttosto! 

Mentre i parolai aprono bocca e gli danno fiato, i furbi agiscono, e in un colpo solo, e con un solo euro, banca Intesa intanto si è mangiata in un sol boccone il “filetto” delle banche venete, lasciando da pagare a tutti noi contribuenti l’ “osso” a peso d’oro. Ci raccontano che tutto è stato deciso in poche ore… pensate, il lunedì mattina dopo il Decreto domenicale c’erano già i giardinieri fuori della sede di Montebelluna che pettinavano il prato, mentre gli elettricisti montavano le nuove insegne di banca Intesa. 

Va bene che i veneti sono bravi, ma davvero arrivano a tanto? Invece i veneti hanno pagato un prezzo che non dovevano, prima perché ricattati, obbligati a comperare le azioni per mantenere quei fidi aziendali che gli sarebbero stati revocati, e dopo, cioè oggi, minacciati di non rompere le scatole, pena il rientro immediato dei pochi (fidi) rimasti, indispensabili per sopravvivere – questa è la verità! 

Ed ecco che, di ricatto in ricatto, i banchieri sono arrivati a distruggere i risparmi di tante persone perbene che temevano, e temono, di essere denunciate dalle banche all’Agenzia delle Entrate per qualche soldo guadagnato in nero. L’alta finanza italiana spesso si è giocata sul filo di ritorsioni mai denunciate

 

Angelo Santoro

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