martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps. Tito Boeri: i nuovi voucher messi a punto
in tempi record
Pubblicato il 26-07-2017


Inps

TEMPI RECORD PER PROCEDURE SUI NUOVI VOUCHER

“Abbiamo elaborato le procedure sulla nuova disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale a tempi di record, più o meno un mese e mezzo”. A dirlo prima della partenza dell’operazione il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in occasione della presentazione delle nuove procedure elaborate dall’Istituto per la piattaforma telematica Inps e per il contact center. “Abbiamo risposto -ha spiegato- alle richieste del legislatore riguardo al nuovo processo sulle prestazioni di lavoro occasionale. Le prestazioni di lavoro occasionale sono una componente minoritaria e parziale del nostro mercato del lavoro, ma da cui dipende il benessere di molte famiglie e l’efficienza di molte imprese”.

“Abbiamo tenuto conto -ha fatto notare- della nostra esperienza accumulata in questi anni e nella gestione dei voucher che è servita chiaramente per capire quali erano i rischi e gli abusi che potevano esserci nell’utilizzo di prestazioni di lavoro occasionale. Al tempo stesso abbiamo considerato anche il non sempre elevatissimo grado di alfabetizzazione ed educazione informatica dei prestatori d’opera e degli utilizzatori. Quindi, abbiamo voluto sviluppare delle procedure che da una parte rispondessero alla richiesta di dare massima trasparenza e massima tracciabilità e dall’altra quella di essere relativamente semplici sia per il datore di lavoro che per il prestatore d’opera”.

“In tutto questo -ha ribadito Tito Boeri- abbiamo dovuto tutelare al massimo il lavoratore, proprio perché in passato le prestazioni di lavoro occasionale erano state in qualche modo abusate, ma abbiamo anche voluto tutelare l’impresa, perché chiaramente la tutela del lavoratore è la premessa perché poi non si alimenti successivamente del contenzioso”.

“Noi -ha assicurato- crediamo nel buon incontro di domanda e offerta perché forse è l’aspetto più innovativo di questo procedure. Un altro aspetto innovativo è che questo nuovo contratto di lavoro occasionale viene ad introdurre per la prima volta dei minimi retributivi orari generalizzati e intercategoriali. C’è un legame molto stretto tra la retribuzione e le ore di lavoro; oltre ai controlli affinché venga garantito che non ci sia la possibilità, per il datore di lavoro, di utilizzare la retribuzione di base oraria per coprire più di un’ora lavorata”.

“I datori di lavoro (utilizzatori) -ha ricordato il presidente dell’Inps-possano acquisire prestazioni di lavoro occasionale secondo due diversi forme contrattuali: il libretto famiglia (per le persone fisiche non nell’esercizio di un’impresa o di una libera professione) e il contratto di prestazione occasionale (per gli altri datori di lavoro, ovvero professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni ed altri enti di natura privata, pubbliche amministrazioni). Sono due modalità diverse ma entrambe vogliono essere al massimo ‘user friendly'”.

Inps

MENO ORE DI CIG AUTORIZZATE A MAGGIO

Nello scorso mese di maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 39,1 milioni in diminuzione del 37% rispetto allo stesso mese del 2016 (62,1 milioni). E’ quanto emerge dal report mensile di maggio diffuso dall’Inps. Per gli interventi ordinari (cigo), le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a maggio sono state 10,8 milioni. Un anno primo, nel maggio 2016, erano state 18,8 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari al -42,5%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -47,2% nel settore industria e -27% nel settore edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di maggio rispetto al mese precedente un incremento pari al 45%.

Sul versante degli interventi straordinari, il numero di ore di cassa integrazione autorizzate a maggio è stato pari a 27 milioni di cui 9,2 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 29,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 38,2 milioni di ore autorizzate. Rispetto allo scorso aprile, a maggio si registra una variazione congiunturale pari al +99,2%. Gli interventi in deroga sono stati pari a 1,4 milioni di ore autorizzate con un decremento del 73,9% se raffrontati con maggio 20016, mese nel quale erano state autorizzate 5,2 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nello scorso mese di maggio, rispetto al mese precedente, un decremento pari al 31,9%. Quanto poi al tasso di utilizzo delle ore di cig autorizzate, nel periodo gennaio-marzo il tiraggio si è attestato al 25,65% (26.098.967 ore rispetto a 101.751.782 ore autorizzate) in calo rispetto al 30,76% dello stesso periodo del 2016 e al 38,25% del trimestre 2015. Per la cig ordinario il tiraggio è stato pari al 32,51% e quello della cig straordinaria e in deroga del 22,96%.

Nello scorso aprile sono state inoltrate 445 domande di disoccupazione e 713 domande di mobilità, per un totale di 103.929 domande: il -9,2% rispetto al mese di aprile 2016 che aveva registrato 114.422 domande. Quanto alla Naspi sono state presentate 102.762 domande, 8 domande di Aspi, 1 domanda di mini Aspi. L’istituto ricorda comunque come le domande di prestazione che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi entro il 30 aprile 2015 continuano ad essere classificate come Aspi o mini Aspi, mentre le domande che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a partire dal 1° maggio 2015, sono classificate come Naspi.

Inca

650MILA INTERVENTI IN UN ANNO PER STRANIERI

In questi ultimi anni, si è stabilizzata l’incidenza degli immigrati nelle attività di assistenza su prestazioni assistenziali e previdenziali realizzate da Inca, attestandosi su percentuali che oscillano tra il 22% e 25% del totale della attività (circa 650.000 interventi per cittadini stranieri attivati per anno). Quasi un quarto dell’utenza, che si rivolge agli sportelli del patronato, non è nata sul territorio italiano. E’ quanto si legge sul Bilancio sociale dell’Inca 2016, presentato recentemente a Roma.

Si assiste a una progressiva sostituzione delle istanze per ingresso e permanenza in Italia a favore di richieste un tempo patrimonio esclusivo dei cittadini italiani, con qualche caratterizzazione rispetto al mercato del lavoro che coinvolge la popolazione immigrata e con significativi picchi sul tema della genitorialità. L’accesso alle prestazioni previdenziali classiche, rappresentate da quelle di invalidità, vecchiaia e superstiti, anche se non presenta numeri significativi, riporta un andamento costantemente in crescita con percentuali di incidenza, rispetto alla totalità dell’utenza, sempre e costantemente in aumento negli ultimi sei anni.

Sul fronte delle prestazioni a sostegno del reddito, l’incidenza degli stranieri diviene significativa raggiungendo alte percentuali. Nel 2015, gli stranieri che hanno richiesto gli assegni al nucleo familiare sono stati il 43,6% del totale delle richieste inviate dall’Inca; il 27% riguarda pratiche di disoccupazione, il 31,9% investe il settore agricolo. Un quarto delle domande di indennità di maternità e astensione anticipata sono presentate da donne immigrate, così come il 28% delle richieste di assegno di maternità e ben il 41% del cosiddetto bonus bebè.

Sul versante dei danni da lavoro e dell’attività di assistenza il primato per i cittadini stranieri lo raggiunge l’infortunio non già denunciato (24,7% di incidenza sul totale delle pratiche aperte da Inca), prestazione che evidenzia lo stato di ricattabilità dei lavoratori stranieri, il cui ricorso avviene spesso a conclusione del rapporto di lavoro. Prestazioni come l’assegno sociale-pensione sociale, destinate agli stranieri ultra 65enni, rappresentano in media il 22% delle domande inoltrate dal patronato Inca.

Si supera progressivamente la concentrazione della attività per gli stranieri sui soli titoli di soggiorno, ma questo impegno diviene progressivamente parte integrante, con numeri significativi, del lavoro quotidiano dei servizi di Patronato e su un vasto raggio di bisogni e tutele da attivare. Tuttavia, la componente del titolo di soggiorno e i criteri legati alla residenza rimangono un vincolo determinante per l’accesso alle prestazioni richieste dagli stranieri e questo ci porta a riconsiderare la qualità del nostro intervento per questa fascia di utenza.

La conoscenza di base delle norme che regolano l’immigrazione è determinante per fornire una corretta consulenza per l’accesso a questi diritti. Al consolidato operato sulla formazione degli operatori di patronato rispetto alle tematiche previdenziali, assistenziali e sui danni da lavoro, è da tempo oggetto di innesto, anche a livello territoriale, una formazione specifica sui titoli di soggiorno da intendere come parte integrante del bagaglio di conoscenza del personale di patronato.

Istat

IN ITALIA CALANO LE CASALINGHE

Calano le casalinghe in Italia. Nel 2016 il nostro Paese conta 7 milioni 338 mila donne che si dichiarano casalinghe, 518 mila in meno rispetto a 10 anni fa. La loro età media è 60 anni. Lo comunica l’Istat nel report “Le casalinghe in Italia” secondo cui 700mila vivono in povertà assoluta, il 9,3% del totale, che sale ancora di più fra le giovani (20%).

Le anziane di 65 anni e più superano i 3 milioni e rappresentano il 40,9% del totale, quelle più giovani (fino a 34 anni) sono meno di una su dieci, l’8,5%.

Le casalinghe vivono prevalentemente nel Centro-Sud (63,8%) e lavorano quasi 49 ore a settimana, in media 2.539 ore l’anno, senza considerare ferie, più di molti lavoratori occupati al di fuori delle mura domestiche. L’Istat calcola che le donne effettuano complessivamente 50 miliardi e 694 milioni delle ore di produzione familiare l’anno (il 71% del totale) e che le casalinghe, con 20 miliardi e 349 milioni di ore, sono i soggetti che contribuiscono maggiormente a questa forma di produzione.

Per metà mai un lavoro fuor casa. Poco più della metà delle casalinghe non ha mai lavorato al di fuori delle mura domestiche nel corso della vita e il 10,8% (600 mila donne tra i 15 e i 64 anni) è scoraggiato, secondo i dati Istat, perché pur avendo cercato impiego non l’ha trovato e pensa di non poterci riuscire. Ma per le più giovani, quelle di 15-23 anni, il motivo principale per cui non cercano lavoro è di natura familiare nel 73% dei casi (questa quota scende al 61,2% per la fascia di età successiva di 35-44 anni). Il carico di lavoro domestico per queste donne è “elevato”.

700mila in povertà assoluta. Una giovane casalinga su cinque, il 20% di questa fascia di età, vive in povertà assoluta in Italia nel 2015. Si tratta di un’incidenza molto superiore a quella delle occupate della stessa età 15-34 anni (5,3%) e a quella delle casalinghe più anziane, oltre i 64 anni (4,8%). Complessivamente, stima l’Istat, sono più di 700mila le casalinghe in povertà assoluta, cioè quelle che non possiedono un reddito sufficiente a garantirsi l’acquisto di un paniere di beni e servizi essenziali per una vita dignitosa, il 9,3% del totale delle casalinghe

Carlo Pareto

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