domenica, 23 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Brexit: intesa ancora lontana. Resta il rischio rottura
Pubblicato il 20-07-2017


barnier-davisQualche passo avanti sui diritti dei cittadini ma con una “divergenza fondamentale” sul ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la richiesta che il Regno Unito faccia “chiarezza” sui suoi obblighi finanziari e il riconoscimento da parte di entrambe le parti che la lancetta dell’orologio corre e non c’è tempo da perdere: il secondo round di negoziati sulla Brexit tra Michel Barnier e David Davis si è chiuso oggi con le due parti ancora lontane da un’intesa sulle modalità dell’uscita britannica dall’Ue. Nessuna svolta, che non era attesa. Nessuna rottura, che invece era temuta per il fatto che il governo di Theresa May non ha ancora presentato la sua posizione negoziale sul conto della Brexit (gli obblighi finanziari che il Regno Unito ha assunto come membro dell’Ue).

“Il primo round era quello dell’organizzazione, il secondo round è stato quello della presentazione, il terzo round deve essere quello del chiarimento”, ha detto Barnier, il capo-negoziatore per l’Ue, durante una conferenza stampa con la sua controparte britannica. È il sintomo che sulla sostanza delle tre priorità fissate dagli europei – diritti dei cittadini, conto della Brexit e frontiere tra Irlanda e Irlanda del Nord – nessuno ha abbandonato le sue linee rosse. In agosto, quando ci sarà il terzo round negoziale, “avremo bisogno di chiarificazioni sull’accordo finanziario, sui diritti dei cittadini, sull’Irlanda e sulle altre questioni della separazione”, ha avvertito Barnier, lanciando un appello alla responsabilità nel momento in cui il governo May continua a essere diviso sul tipo di Brexit che intende perseguire. “La responsabilità è il prezzo della grandezza”, ha detto il capo-negoziatore Ue, ricorrendo a una citazione di Wiston Curchill per richiamare all’ordine Londra. Davis ha parlato di discussioni “robuste e costruttive”.

Ma non ha fatto concessioni sulle linee rosse fissate dal Regno Unito, come la giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Ue per garantire i diritti dei cittadini europei o l’ammontare del conto che Londra dovrà saldare prima di uscire. La trattativa sui diritti dei cittadini è quella che ha fatto i progressi più significativi in questa settimana, secondo quanto riferiscono fonti vicine ai negoziati. Il Regno Unito ha chiarito alcuni punti della sua posizione negoziale – gran parte dei diritti di cui beneficiano gli europei residenti sul suo territorio oggi saranno mantenuti – anche se l’Ue non è soddisfatta da tutte le spiegazioni, a cominciare dal carico amministrativo imposto da Londra. Rimane molto lavoro da fare, in particolare sui benefici sociali e economici. Il Regno Unito è rimasto sorpreso da alcune posizioni dell’Ue, che non vuole permettere ai cittadini britannici di votare alle elezioni locali o di avere la libertà di trasferirsi da uno Stato membro all’altro dopo la Brexit.

Ma è soprattutto il ruolo della Corte di Giustizia dell’Ue per far rispettare i diritti dei cittadini europei sul territorio britannico che separa Barnier e Davis. Per Londra è una linea rossa al momento invalicabile perché la Brexit serve a riprendere il controllo totale della sua sovranità. L’Ue, per contro, non si fida dei tribunali e del parlamento britannici. Barnier ha suggerito una via d’uscita indicando il modello del tribunale Efta (l’Europan Free Trade Association, ndr) di cui fanno parte Norvegia, Islanda e Liechtenstein e che “è appoggiato” alla Corte di Giustizia Ue. Ma il negoziato più esplosivo è quello sugli obblighi finanziari del Regno Unito. Già questa settimana si è rischiato lo stallo, dopo che Davis si è presentato a Bruxelles senza una posizione chiara su come regolare il conto dell’uscita. “Il Regno Unito ha riconosciuto di avere obblighi finanziari aldilà della data di ritiro e la necessità di saldare questi impegni” ma ora “una chiarificazione della posizione è fondamentale” per andare avanti nei negoziati e fare progressi, ha detto Barnier. “Vogliamo un’uscita ordinata del Regno Unito”, ma “un’uscita ordinata esige di saldare i conti”, ha avvertito il capo-negoziatore Ue. In altre parole, il rischio di una rottura dei negoziati è solo rinviato.

E tra i grandi gruppi è arriva la decisione di Citigroup che ha scelto Francoforte come sede europea delle attività di intermediazione. Come si legge in un documento interno la banca newyorkese “prevede di convertire una filiale tedesca già esistente”, ha scritto in una nota Jim Cowles, numero uno di Citigroup per la regione Emea, sottolineando che “Francoforte è la nostra prima scelta per diventare sede delle attività di intermediazione in seno all’Ue, date le infrastrutture attuali, il personale e le competenze che già abbiamo in loco”.

La decisione, spiega ancora il documento, “è un passo prudente per assicurare che il servizio ai clienti resterà invariato a partire da marzo 2019”. Citigroup è la seconda grande banca americana, insieme a Morgan Stanley, a prevedere uno spostamento verso la Germania in seguito alla Brexit, che rischia di fare perdere alle grandi banche il cosiddetto “passaporto europeo”, che consente loro di proporre servizi e prodotti finanziari in tutta l’Unione europea, pur avendo sede a Londra.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento