venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Carceri ed evasioni. Interrogazione di Buemi
Pubblicato il 04-07-2017


carcereGiuseppe Mastini, noto anche come il “Biondino o lo Zingaro”, è evaso dal carcere di Fossano, dove stava scontando l’ergastolo per aver commesso una lunga serie di omicidi e rapine. Una evasione avvenuta nella maniera più semplice: non si è presentato sul posto di lavoro a Cairo Montenotte, dove era impiegato in regime di semilibertà presso la scuola di formazione di Polizia penitenziaria.

Johnny lo Zingaro tra gli anni ’70 e ’80 tenne in scacco Roma. Analfabeta, figlio di giostrai lombardi di etnia sinti, lo Zingaro è uno dei personaggi di spicco della criminalità comune romana. La sua “carriera” criminale iniziò ad 11 anni quando divenne noto alle forze dell’ordine perché coinvolto in un furto e in una sparatoria con la Polizia. Il primo delitto che gli fu contestato è l’omicidio di Vittorio Bigi, autista di tram, nel 1975. Prima di questa, due le clamorose evasioni: prima quella dal carcere di Casal del Marmo, poi la più complessa dal penitenziario sull’isola di Pianosa. Nell’estate del 1983 fu arrestato di nuovo, dopo una sparatoria con la polizia. Quattro anni più tardi per lui arrivò una licenza premio per buona condotta. Ma fu proprio durante questa licenza, nel febbraio 1987, che Mastini fu protagonista di sanguinose scorribande. Johnny lo zingaro è stato inoltre indicato, seppure senza comprovati riscontri, come possibile complice dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Il 12 marzo 2014 ha usufruito di un permesso premio per partecipare al concerto dei Prodigy a Roma. In semilibertà, lavora alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte. Ma nella mattina del 30 giugno scorso non si è presentato facendo perdere le proprie tracce.

In una interrogazione parlamentare il Senatore socialista Enrico Buemi si occupa del caso. “L’indignazione e la preoccupazione suscitate dal caso di cronaca in questione e da altri casi simili – afferma Buemi nell’interrogazione – deve indurre a riflettere”. “Quel che serve – aggiunge – è modificare una serie di disposizioni contenute nella legge 26 luglio 1975, n. 354, che nell’assoluto rispetto della dignità dei condannati e nella consapevolezza dell’esigenza di garantire ad essi un adeguato percorso verso un’effettiva rieducazione, non veda totalmente vanificata la portata dissuasiva delle condanne”. Inoltre per Buemi “occorre eliminare alcune incoerenze presenti nella citata legge n. 354 del 1975, onde impedire, in particolare, che i benefici da essa previsti siano concessi a soggetti che, con la loro condotta, appaiano non meritevoli di simili agevolazioni. Ciò dovrebbe tra l’altro valere a scongiurare, almeno in parte, che si ripetano in futuro alcune tragiche vicende, nelle quali criminali già condannati per gravi episodi di violenza, non appena usciti dal carcere per permesso premio o per ottenuta ammissione alla semilibertà, si sono recati nuovamente ad uccidere”.

Ciò premesso il parlamentare socialista chiede di sapere quali misure il Ministro della Giustizia “intenda adottare affinché i provvedimenti di ammissione alle misure alternative siano supportati da idonee valutazioni, al fine di impedire che i benefici previsti dalla legge siano concessi a soggetti che, con la loro condotta, appaiano non meritevoli di simili agevolazioni”. Inoltre Buemi chiede sempre al ministro Orlando se “non ritenga di dover disporre un’attività ispettiva sul caso specifico”.

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