giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Caro Fiano, rifletti bene
Pubblicato il 12-07-2017


La comunità ebraica, della quale lo stesso Emanuele Fiano é parte, ha sollecitato le autorità preposte e lo stesso governo a intervenire di fronte a nuovi rigurgiti di fascismo. Lo stesso Di Segni ha citato tre episodi: l’irruzione di Casapound in Consiglio comunale a Milano, la caccia dei suoi esponenti ai venditori ambulanti sulle spiagge di Roma e il caso del bagnino che nella sua spiaggia di Chioggia inneggia al fascismo travestendosi da Mussolini. Faccio notare che sui primi due casi si può, anzi si deve, agire codice penale alla mano. Sul terzo se c’é apologia di fascismo esistono già le leggi Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993.

Oggi si è invece ritenuto di intervenire di nuovo, perché evidentemente quelle leggi non sono state ritenute sufficienti. Partiamo dalla legge Scelba in attuazione al XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Diversi sono stati i ricorsi, da parte della destra e in particolare di esponenti del Msi, sull’incostituzionalità della legge (il riferimento é all’articolo 21 della Carta sulla libertà di organizzazione e di opinione), generalmente rigettati. In particolare sull’articolo 4 della legge la Corte, a proposito della fattispecie delittuosa, ha però segnalato che il reato si configura allorquando l’apologia non consista in una mera “difesa elogiativa”, bensì in una «esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista», cioè in una «istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente».

La legge Mancino del 1993 è una norma della Repubblica Italiana che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La legge punisce anche l’utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici. Naturalmente non precisando esattamente quali simbologie e anche i gesti che però devono essere chiaramente riconducibili a movimenti (non solo nazisti e fascisti) che incitino alla violenza e all’odio razziale, etnico o religioso (quest’ultimo di una certa attualità) ai quali recentemente il Parlamento ha pensato di aggiungere anche l’omofobia.

La legge Fiano entra nei particolari. Leggiamo l’articolo 293 bis che si propone di introdurre nel codice con la legge Fiano e cioé Propaganda del regime fascista e nazifascista: “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici». Cioè non solo chi produce e distribuisce ma anche chi “richiama pubblicamente la simbologia” qui viene punito con una condanna da sei mesi a due anni. Questa é la prima novità. Dunque diciamo cosi la norma anti gadget (ma non solo). Seconda novità. La pena é raddoppiata se il reato é commesso via internet.

Le mie obiezioni sono due. Lasciamo pur stare i raddoppi, i dimezzamenti e quant’altro delle pene perché poi sappiamo che in Italia in galera non va nessuno o quasi. C’é qualche attinenza di queste norme con i conclamati rigurgiti di fascismo? Davvero pensiamo di combatterli con una legge che punisce gli accendini con la faccia di Mussolini? Torniamo all’inizio. Se ci sono tre reati, quelli segnalati da Di Segni, si perseguano seguendo l’attuale normativa. Che bisogno ce n’é di una nuova? Quando però le cose sembrano inutili, hanno un’altra ragione. Lascio il campo aperto per le ipotesi. Seconda obiezione. Davvero intendiamo mettere in galera fino a due anni chi veste con la camicia nera, chi si mette un distintivo che richiama il vecchio regime, chi acquista un quadro che raffigura la marcia su Roma? Vado avanti? Dove ci fermiamo? Oggi la presidente della Camera ha parlato addirittura dei monumenti. Si riferiva all’Eur? Certo si tratta di un’architettura che richiama pubblicamente la simbologia fascista. E lo stadio Olimpico dove campeggiano ancora i tracciati fascisti? E Latina? Dove ci fermiamo? E questo a cosa servirebbe, questa nostra purificazione dalle simbologie fasciste? A frenarne un rigurgito? Non finiamo per creare delle vittime rendendo il loro approdo politico più avvincente? Caro Emanuele Fiano, fermati tu, rifletti. Ne sei capace. Hai già mostrato disponibilità a modificare il testo della tua legge. Nessuna legge può cancellare il passato. Oggi tentano anche col nostro, figurati. E non abbiamo dichiarato guerra a nessuno.

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Commenti all'articolo
  1. Io, caro Direttore, non solo non comprendo le ragioni di questa proposta di legge, che sembra sconfinare nel ridicolo e nell’assurdo di voler cancellare molti anni di storia unitaria, ma non capisco neanche cosa sia il reato di “apologia di fascismo” dal momento che il fascismo non è stato un’ideologia, e neanche un coerente percorso storico. Quindi cosa si punisce, esattamente?

  2. Dopo la recente incursione nelle sale comunali, i militanti di estrema destra di CasaPound hanno cercato nuovamente di introdursi a Palazzo Marino ma questa volta sono stati fermati. “L’ingresso stavolta è sbarrato e piazza Scala in un attimo è circondata da agenti in assetto anti-sommossa e digos. – racconta Corriere Milano – I militanti urlano con i megafoni ‘dimettiti’ all’indirizzo del sindaco Beppe Sala che è in aula, perché si discute l’accordo di programma sugli ex Scali ferroviari, arrivato all’ultimo step. Distribuiscono gli stessi volantini ma non ci sono saluti romani.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  3. Carissimo Direttore, se metto insieme questo articolo all’altro, sempre tuo, di due giorni fa, dal titolo ”Aiuto, il fascismo alle porte…”, con relativi commenti, se li ho ben interpretati – e se vi aggiungo pure quello di ieri “Il fascismo, quel baule dimenticato in soffitta”, di altro Autore, se non ne ho frainteso il senso – ho l’impressione che ci stiamo incamminando verso una stagione nella quale diverrà sempre più arduo e “rischioso” esprimere liberamente il proprio pensiero (spero vivamente che tu possa smentire questa mia sensazione, tutt’altro che piacevole, anzi molto sconfortante).

    Forse sbagliando, ho sempre inteso che il liberal socialismo puntasse al confronto-scontro, sul piano dialettico e culturale, riguardo alle altrui idee che con condivideva, piuttosto che opporvisi attraverso i “divieti normativi”, e mi piacerebbe che tornasse ad essere così, specie in tempi, ossia i giorni nostri, in cui gli anni trascorsi, come si legge anche nelle tue righe “Il rancore e il rimpianto”, paiono suscitare un certo qual interesse, dopo una stagione di sole critiche, anche molto dure e severe, che si proponevano di cancellarli dalla memoria collettiva.

    Paolo B. 13.07.2017

  4. Carissimo Direttore, se metto insieme questo articolo all’altro, sempre tuo, di due giorni fa, dal titolo ”Aiuto, il fascismo alle porte…”, con relativi commenti, se li ho ben interpretati – e se vi aggiungo pure quello di ieri “Il fascismo, quel baule dimenticato in soffitta”, di altro Autore, se non ne ho frainteso il senso – ho l’impressione che ci stiamo incamminando verso una stagione nella quale diverrà sempre più arduo e “rischioso” esprimere liberamente il proprio pensiero (spero vivamente che tu possa smentire questa mia sensazione, tutt’altro che piacevole, anzi molto sconfortante).

    Forse sbagliando, ho sempre inteso che il liberal socialismo puntasse al confronto-scontro, sul piano dialettico e culturale, riguardo alle altrui idee che con condivideva, piuttosto che opporvisi attraverso i “divieti normativi”, e mi piacerebbe che tornasse ad essere così, specie in tempi, ossia i giorni nostri, in cui gli anni trascorsi, come si legge anche nelle tue righe “Il rancore e il rimpianto”, paiono suscitare un certo qual interesse, dopo una stagione di sole critiche, anche molto dure e severe, che si proponevano di cancellarli dalla memoria collettiva.

    Paolo B. 13.07.2017

  5. Concordo col Direttore. Bisogna però che si muova la polizia e la magistratura. Ad un certo punto della storia – diciamo dall’intervento di Violante – si è creduto si potesse mettere una pietra sopra al passato fascista dell’Italia.
    Mai operò dimenticare che il fascismo lo hanno inventato gli italiani e che il 10 giugno del 1940 gli antifascisti erano una modesta minoranza. Se un giovanotto pensa al bisnonno, è facilissimo che si trovi a scoprire un fascista piuttosto che un antifascista.
    Certo è difficile ora fare opera di antifascismo, quando le tendenze della società mondializzata spingono le moltitudini verso la miseria e lo schiavismo.

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