giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Che significa essere terroni? – Mieli, in guerra con il passato – Gli etruschi sconfitti e vincitori
Pubblicato il 17-07-2017


Chi può capire meglio di me Francesco Merlo ? Come me, giornalista a Catania,Milano e Roma .Gi ho espresso solidarietà quando decise di andar via dalla Rai,dove era stato consulente per la ristrutturazione dell’informazione radiotelevisiva. È stato il primo ad abbandonare la nave ,controllata da orde di pirati col marchio di partiti e sindacati. Poi seguirono le dimissioni di Vercesi e dello stesso direttore generale Campo Dall’Orto. Oggi però ci occupiamo di lui per un libro,curioso,impertinente e originale: “Sillabario dei malintesi – Storia sentimentale d’Italia in poche parole” (Marsilio) . L’autore ci spiega,anche con viva ironia,come le parole possono perdere il significato originario, assumendone uno negativo e viceversa. Sono assolutamente d’accordo con lui e gli esempi sono moltissimi e Merlo impiega ben 400 pagine per citarli tutti o quasi. Dato lo spazio limitato di questa rubrica ci limitiamo a fare un solo esempio: quello della parola “Terrone”. Sono un esperto in questo campo,non solo come terrone doc,ma anche per aver pubblicato un libro ,dal titolo “Io, ingegner Terrone “ ( Log-Guerini editore) . Merlo,anche lui terrone doc, ha scritto in materia pagine divertenti e di grande verità. Fra l’altro, ha fatto notare che “è stata raccontata la storia dei Crispi e dei San Giuliano,degli emigrati che diventano operai della Fiat,dei soldati del nord e del sud che nelle trincee della prima guerra mondiale muoiono italiani. Manca invece la storia del terrone italiano,la storia dei prefetti e dei maestri e quella dei ferrovieri che rappresentano non solo il meglio dell’Italia “terrorizzata” ma anche della sinistra”.C’è un’altra cosa che condivido con Merlo. La prima sul giornalismo (“un mestiere che si sta irrimediabilmente guastando”) ; la seconda riguarda il suo maestro Vizzini .Anche il mio maestro si chiamava Vizzini : sarà lo stesso ?

Passiamo adesso alla storia,quella scritta da storici e da quei giornalisti,che talvolta sono molto più bravi di quelli accademici. E mi riferisco a Paolo Mieli ,che ha ora pubblicato “In guerra con il passato –Le falsificazioni della storia” (Rizzoli).

E’ un compito difficile quello del notissimo giornalista- storico: mettere a nudo l’uso strumentale della storia per avallare le esigenze del presente. Una guerra che si produce proprio in tempi in cui si scopre che “niente è più moderno della memoria”. Mieli cita James Hillman (“Un terribile amore per la guerra”) per ribadire che la memoria ufficiale è corta.”Le prove delle atrocità marciscono negli archivi istituzionali ,eppure la memoria della inumanità della guerra non sbiadisce con il tempo. Aleggia con i suoi fantasmi. Peggio si proietta sull’intera storia”. L’autore porta il lettore in un viaggio lungo i secoli per rivelare le troppe manipolazioni e le contraffazioni . E’ un’analisi difficile che rimette in discussione motivazioni ed eventi,compresi atti compiuti da quella che si è sempre ritenuta “la parte giusta”. Si tratta di un’operazione senza fine ,di cui il revisionismo (col capo scuola De Felice) è solo una componente o l’antesignano di questa nuova ricerca storica,che comunque – avverte Mieli- non va rapportata al tempo presente. Finiremmo con lo scoprire sempre sorprese negative.

Ad arricchire la già cospicua letteratura etrusco-romana è ora uscito un libro di Thierry Camous,”Tarquinio il Superbo” pubblicato da Salerno editrice. L’autore è un ricercatore del Cnrs e storico particolarmente esperto nella storia delle origini di Roma. Questo saggio racconta alcuni importanti capitoli della storia degli etruschi,non dalla parte dei vincitori (come spesso è avvenuto: sono numerosi gli autori greci e romani,notoriamente nemici dei “Tirreni”,come venivano chiamati gli etruschi). L’autore,scrive infatti che la prima morte degli etruschi avvenne tra il 396- quando Camillo fece cadere la potente Veio,nemica secolare e vicina di Roma – e il 264,con la caduta dell’ultima città “toscana” rimasta libera,Volsinii. Non è ancora del tutto certa l’origine di questa città: se cioè collocabile nell’attuale Orvieto ,oppure nella vicina Bolsena,dove di recente sono state rinvenuti reperti archeologici che avvalorerebbero le origini della città etrusca. Ma di tutto questo l’autore non ne parla,anche perché la sua ricerca è concentrata sulla figura del dittatore Tarquinio ,definito da Tito Livio,il “Superbo” ,che conquistò il potere con un efferato omicidio di un innocente (Erdonio). Tarquinio fu un grande condottiero,fece crescere Roma,con grandi conquiste militari,ma non fu molto amato dal popolo,per il saccheggio delle città conquistate , i massacri delle popolazioni e lo sterminio dei suoi nemici. La “Grande Roma dei Tarquini” doveva passare anche con gli orrori e il sangue che scorreva a fiumi. Del resto perché stupirsi ? E’ cambiato qualcosa nell’epoca moderna ?

Infine ,una segnalazione della rivista quadrimestrale “Storia Ribelle”,diretta dallo storico Roberto Gremmo.Di particolare interesse ,nel numero 45, un saggio sui rapporti inediti della polizia fascista sulla Resistenza laziale nel 1944 e la rivelazione di documenti di Giancarlo Pajetta ed Enrico Berlinguer che proponevano accordi politici con Pino Rauti.

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Se non ne ho frainteso il senso, la “lezione” o “morale” che possiamo ricavare da queste righe è verosimilmente quella di essere disponibili, davanti ad una determinata interpretazione di fatti ed avvenimenti storici, a considerarne anche una eventuale diversa versione e lettura (il che mi sembrerebbe essere una indicazione sensata e ragionevole).

    Paolo B. 18.07.2017

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