giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Codice Antimafia. Sì (non convinto) del Senato
Pubblicato il 06-07-2017


senatoLa riforma del Codice Antimafia passa al Senato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti. Il testo torna ora alla Camera. “Credo – è stato il primo commento del Guardasigilli Andrea Orlando – che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo”. Orlando esclude il rischio che la riforma del Codice antimafia si possa impantanare alla Camera. Quanto a eventuali modifiche, Orlando aggiunge che “ci sono opinioni diverse” e che “si verificherà se i rilievi sono fondati”. “In caso faremo ricognizione serena, se saranno necessarie modifiche – conclude – e dove introdurle”.

Dubbi di costituzionalità arrivano dal segretario del Psi Riccardo Nencini. La modifica al nuovo codice antimafia che prevede la confisca preventiva dei beni anche agli indiziati per reati di corruzione “l’ho già detto e lo ripeto, è una misura che rischia di essere, è la mia opinione, incostituzionale”. “Noi abbiamo proposto addirittura per la microcriminalità il sequestro dei beni del reo – ha aggiunto – naturalmente una volta che si è confermato reo, passato da un tribunale”.

Precedentemente l’Aula aveva approvato con voto per alzata di mano la proposta di coordinamento dei relatori, facendo decadere in tal modo tutte le altre proposte di coordinamento. Nella proposta di coordinamento dei relatori che è appena passata nell’aula del Senato si specifica con esattezza (e a norma dell’articolo 81 del Regolamento) la ripartizione della somma di 20 milioni che è stata stanziata nel prossimo triennio e cioè “7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e nel limite di 6 milioni di euro per l’anno 2020”. In più si è corretta anche un’altra parte del provvedimento: all’articolo 34 del ddl è stato tolto il riferimento ad alcuni commi che risultavano già trasferiti (con un emendamento approvato in Aula nei giorni scorsi) ad altra norma.

Il testo è stato approvato con la defezione di Alternativa Popolare, ma anche da parte di alcuni senatori del Pd. Astenuti i senatori dei Cinquestelle. Critica la posizione di Raffaele Cantone, presidente dell’autorità per l’anticorruzione, che nei giorni scorsi aveva sollevato delle obiezioni al provvedimento. “Prendo atto, è giusto che sia così“ ha detto Cantone. Sollecitazioni che saranno riprese alla Camera. Ma i tempi sono stretti.

Per l’esattezza solo 7 senatori di Ap (ai quali era stata lasciata libertà di voto) hanno votato sì alla riforma del Codice Antimafia. Il provvedimento era stato definito “strategico” per la maggioranza dal capogruppo Pd Luigi Zanda. E in 16 non hanno votato, mentre uno solo, Maurizio Sacconi, ha detto no al ddl. Numerose le assenze anche nel Pd: sono 12 i Dem che non hanno votato. E anche tra i senatori M5S che avevano annunciato l’astensione in 11 risultano assenti. E le vistose assenze anche nel gruppo Misto, in Ala (7) e in FI (9) hanno contribuito ad abbassare il quorum.

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